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LA CREAZIONE

di John Phillips (Esplorando la Genesi)
traduzione di Alessandro Valli

Il primo capitolo della Genesi è uno di quelli che più si accentra attorno a Dio. Infatti il nome di Dio viene menzionato ben trentadue volte in trentuno versi. Se poi aggiungiamo le volte che vengono usati i pronomi personali riferiti a Lui, il numero sale a quarantatre. Dunque nella primissima pagina delle Scritture lo Spirito Santo ci vuole condurre chiaramente alla presenza di Dio. Non dobbiamo quindi stupirci se Satana odia questo capitolo! Nessuna meraviglia se ha utilizzato tutte le armi del suo arsenale per screditare questi versetti nelle menti delle persone.

Presentando la narrazione del primo capitolo della Genesi come pura mitologia senza nessun riscontro con la realtà, fondata sull'epica della creazione concepita dai Babilonesi, Satana esce vincitore dalle dichiarazioni della scienza moderna secondo cui la verità della Genesi è totalmente inaccettabile. Se non ci si puo' fidare dello Spirito Santo quando si parla della creazione, come possiamo fidarci quando Egli ci parla della salvezza? Se si mette in dubbio ciò che è scritto in Genesi 1, allora anche le parole di Apocalisse 22 riguardo il cielo e quelle di Giovanni 3:16 possono essere messe in discussione.

L'importanza di Genesi 1 è enfatizzata anche dal costante utilizzo di una figura retorica, il polisindeto, che nella versione della King James viene reso attraverso l'uso della congiunzione "e". Infatti in questo capitolo il termine "e" viene ripetuto oltre cento volte. Nella scrittura comune verrebbe considerato improprio l'uso di più congiunzioni all'interno della stessa frase. Non così per la Bibbia! Il polisindeto si usa per rallentare il ritmo di una frase e per marcare l'attenzione su ogni concetto e su ogni parola che vogliamo unire. Qui lo Spirito Santo ha voluto appunto soppesare ogni parola e ogni frase a dimostrazione della grande precisione con cui esso è stato scritto.

1) L'introduzione (1:1)

Harold Fortescue, giornalista di una rivista, fu inviato a fare una relazione su una locale manifestazione sociale. Si trattava del suo primo incarico. Sottopose così al suo editore una dozzina di pagine dattiloscritte e l'editore, senza neppure leggerne il contenuto, gli disse: "riducile di metà". Fortescue obbedì e si ripresentò all'editore con l'articolo ridotto. Ma ancora una volta l'editore gli disse: "Taglialo ancora di metà". Mormorando tra sé e sé il giornalista eseguì quanto richiesto. Quando infine si presentò con l'articolo ulteriormente ridotto, l'editore gli richiese di "ridurlo ad una singola pagina". A questo punto il giornalista scandalizzato osò muovere una protesta, ma il suo capo lo interruppe bruscamente con queste parole: "Giovane, evidentemente non hai considerato il fatto che il Creatore dell'universo per rendere conto della Sua Creazione si è limitato ad utilizzare nove parole: 'Nel principio Dio creò i cieli e la terra".

In questa semplice frase che rappresenta l'enunciazione d'apertura della Scrittura possiamo trovare tutto ciò che ci necessita. Nessun tentativo potrà mai annacquarla, neppure ora che viviamo in quest'era di scetticismo nella quale la stessa esistenza di Dio viene messa in dubbio. Lo Spirito Santo ritiene semplicemente che alcune verità siano sottointese, a partire da quella secondo cui esiste Dio. Nella sublime dichiarazione d'apertura della Bibbia vengono spazzati via: l'ateismo, in quanto Dio proclama la Sua esistenza; il politeismo, in quanto Egli dichiara di essere uno e il panteismo, per via della Sua separazione dalla materia.

Non vi sono altre dichiarazioni riguardanti il momento in cui Dio creò l'universo, se non quella che comincia "Nel principio". Attualmente gli scienziati stimano che la terra abbia oltre due miliardi di anni, di cui tre quarti trascorsi nelle ere geologiche senza che nessun segno di vita sia stato registrato prima dei tempi della pietra del periodo cambriano. Provate ora ad immaginare un uomo che passeggia sulla linea del tempo e che con ogni suo passo copra mille anni. Il primo suo passo lo porterebbe ai tempi di Guglielmo il Conquistatore, il secondo lo porterebbe alla nascita di Cristo, il terzo ad Elena di Troia ed il quarto ad Abramo. Dopo altri 130 passi giungerebbe all'Uomo di Heidelberg. Un altro mezzo chilometro al ritmo di un millennio per ogni passo ed arriverebbe alle più antiche forme di strutture in pietra in Europa (sempre secondo le teorie dei geologi e degli antropologi, ovviamente). Bisognerebbe camminare per altri 500 chilometri prima di raggiungere le prime forme di organismi fossili. Il primo capitolo della Genesi non fa ipotesi sull'età della terra. Esso dichiara molto semplicemente che Dio la creò "al principio":

Sono stati fatti diversi tentativi per far conciliare la Genesi con le scoperte geologiche. Una teoria è quella chiamata del giorno-anno. I "giorni" descritti in Genesi 1 non vengono considerati come giorni letterali di ventiquattro ore, ma come epoche, oppure anni o lunghi periodi di tempo. A tal proposito sono stati elaborati degli schemi allo scopo di far conciliare il libro della Genesi con la geologia. Certamente si possono riscontrare diverse rilevanti affinità.

Esiste anche la teoria del buco. In Genesi 1:1 si parla della creazione originale. Alcuni teorici sostengono che tra il primo e il secondo versetto della Genesi vi sia un buco di innumerevoli anni. In questo vuoto, essi collocano tutti gli anni calcolati dai geologi che finirebbero con l'era glaciale, la quale sarebbe descritta in Genesi 1:2. La prosecuzione del capitolo non narrerebbe la creazione originale, bensì la riabilitazione della terra in modo da poter ospitare la presenza dell'uomo.

Un'ulteriore teoria è quella secondo cui i giorni descritti dalla Genesi non sono quelli della creazione, ma della rivelazione ed è per questo motivo chiamata la teoria della rivelazione. I giorni di Genesi 1 sarebbero giorni letterali di ventiquattro ore relativi alla vita di Mosé. In sei giorni Dio avrebbe rivelato le verità concernenti la creazione e in ognuno di questi giorni Mosé avrebbe trascritto la rivelazione datagli da Dio. Questa teoria consente di soddisfare il pensiero ebraico secondo cui i giorni descritti siano di ventiquattro ore e allo stesso tempo è in linea con le teorie degli scienziati che sostengono l'idea che la terra si sia formata nel corso di lunghissimi periodi.

Certamente il primo capitolo della Genesi è una rimarchevole dichiarazione, indipendentemente da come essa venga interpretata. Mosé non scrisse questo capitolo secondo le credenze che veniva insegnate nelle scuole dell'epoca, sebbene egli fu "istruito in tutta la sapienza degli Egizi" (Atti 7:22). La mitologia egiziana insegnava che un uovo sarebbe apparso sull'oceano e che da questo uovo sarebbe nato il dio sole, il quale avrebbe avuto quattro figli: Geb, Shu, Tefnut and Nut. La rivalità di questi figli di dio avrebbe poi generato la creazione. Quale grande benedizione che Genesi 1 non cominci in questo modo!

Al suo posto abbiamo una narrazione che si eleva come i picchi dell'Himalaya su tutte le altre epiche creazioni umane. I Babilonesi credevano in una storia di lotte e di vendette fra i vari dèi, di banchetti, rivalse e guerre. I Greci invece credevano in un gigante mitologico chiamato Atlante che con la sua braccia sosteneva sopra la sua testa il cielo e la terra. Gli Induisti credevano che il mondo fosse sostenuto da tre elefanti che a loro volta erano sostenuti da una tartaruga gigante che vagava nello spazio cosmico. Genesi 1 evita queste grossolane idee offrendoci una formidabile dichiarazione, la quale è l'unica tra quelle formulate nell'antichità ad essere seriamente considerata da coloro che oggi discutono delle origini dell'universo.

Peter Stoner, un matematico, ha annotato tredici passi descritti in Genesi 1. Egli ha elencato la creazione dell'universo (verso 1), la luce (verso 3), le tenebre separate dalla luce (v. 4), la formazione dell'atmosfera (v. 6), le acque raccolte e delimitate (v. 9), la formazione dei continenti (v. 10), la nascita della vita delle piante, della vegetazione, delle erbe e degli alberi da frutto (v. 11), il sole, la luna, le stelle preparate per svolgere la loro funzione (v. 14), la creazione della vita marina (v. 20), la creazione dei volatili (v. 21), l'era dei mostri ora estinti (v. 21), la creazione dei vertebrati della terra (v. 24), e la creazione dell'uomo (v. 26). Tutte queste cose sono state descritte correttamente e nel giusto ordine e occorre ricordare che Mosé avrebbe avuto una possibilità su 31 sestilioni (31 seguito da 21 zero) di arrivare per puro caso a questa conclusione.

Per chiarire meglio questo concetto il Dr. Stoner ha voluto fornire un esempio. Immaginiamo una riffa contenente 31 sestilioni di biglietti. Per stampare tutti quei biglietti occorrerebbero otto milioni di stampanti capaci di produrre ininterrottamente giorno e notte duemila biglietti al secondo per cinque milioni di anni! Solo uno tra questi biglietti è quello vincente. La possibilità che Mosé abbia indovinato per caso la collocazione di tutti gli elementi della creazione è la stessa che noi abbiamo di pescare il biglietto vincente al primo colpo. Poiché Mosé non scrisse questo capitolo per caso e visto che egli non poteva arrivare a quelle conclusioni tramite il ragionamento umano (poiché ciò che scrisse era contrario alle teorie dell'epoca) dobbiamo allora concludere che scrisse ciò per mezzo di una rivelazione divina.

Vi sono tre parole ebraiche usate per descrivere il processo della creazione. La parola bara viene ripetuta circa 55 volte nel Nuovo Testamento e serve a rendere l'idea dell'istantaneità della creazione miracolosa. Qualche anno fa dei ricercatori annunciarono di essere riusciti a creare delle proteine artificiali in laboratorio. La proteina è il mattone fondamentale su cui è costruita la vita, perciò un tale risultato ha prodotto un vero e proprio sconvolgimento nel mondo scientifico. Il Saturday Evening Post intervistò diverse persone autorevoli per registrare le loro reazioni. Il Dr Vincent Allfrey del Rockefeller Institute disse: "Questo è il maggiore evento del secolo." Un famoso biochimico aggiunse: "Questo secolo verrà ricordato come il secolo in cui la vita ha finito con l'essere un mistero. La vita è solo chimica". Uno scienziato britannico ha addirittura auspicato che nel giro di pochi decenni la scienza sarebbe stata capace di creare la vita. "Credo che non sarà più necessario credere in Dio": Il Post ha poi voluto intervistare degli uomini di chiesa, incluso Monsignor George A. Kelly, portavoce del Cardinale Spellman dell'Arcidiocesi di New York. Egli non è però rimasto particolarmente sconvolto dall'esultanza degli scienziati: "Quando un biochimico sarà capace di creare materia ed energia dal nulla", egli disse, "allora vorrei poter parlare con lui". Questo è il senso del termine bara: "Nel principio Dio creò (bara) il cielo e la terra".

Delle tre parole usate nella narrativa della creazione, come dice Wilbur M. Smith, bara è quella che sottolinea maggiormente l'idea della creazione mediante un miracolo e comando divino, sebbene il termine in sé non contiene, forse, la nozione di creazione che vi è in ex nihilo. La parola viene utilizzata nelle Scritture per l'opera distintiva di Dio. Ciò significa che l'uomo può "fare" (asah) e "formare" (yatsa) cose, ma solo Dio può creare.

Genesi 1 è l'annunciazione delle origini, mentre la scienza non conosce nulla delle origini. La scienza è impegnata a stabilire il corso delle cose ma non può dire nulla a riguardo al modo in cui tutto ebbe inizio. La scienza può formulare le leggi che governano il mondo materiale ma non è in grado di spiegare come cominciò l'intero processo. Un uomo può calcolare l'oscillazione del pendolo e stabilire attraverso un'equazione quale sarà la posizione del pendolo in qualsiasi momento futuro. Cambiando alcuni fattori della sua equazione può anche calcolare la sua posizione nel passato. Fino ad un certo punto potrà dare risposte sensate a queste domande, ma arriverà poi ad un punto in cui dall'equazione usciranno risultati ridicoli. Infatti, se egli va troppo lontano nel tempo dall'equazione risulterà che il pendolo formerà delle oscillazioni così ampie da muoversi in due diverse direzioni contemporaneamente! Questo esempio ci permette di trarre due conclusioni. La prima è che la legge che regola il movimento del pendolo non chiarisce come ebbe inizio il movimento del pendolo. La seconda è che quando il pendolo cominciò ad oscillare doveva esserci qualcosa di diverso da ciò che avviene attualmente. A questo punto l'osservatore si può limitare alla teoria, poiché non è in grado di stabilire né quando e né come il pendolo abbia cominciato a muoversi. Solo se avessimo delle rivelazioni da qualcuno che era presente ed abbia assistito al momento iniziale dell'oscillazione potremmo fare affermazioni con certezza a tal proposito. In altre parole possiamo dire che questo tipo di informazioni sono ottenibili solo attraverso la rivelazione e non per mezzo del ragionamento. E questo è certamente il modo in cui Mosé poté attingere alle informazioni con le quali scrisse Genesi 1.

2) La narrazione (1:2-31)

Gli uomini di oggi sembrano credere più a Darwin che a Mosé, dimenticandosi che la scienza di Keplero, Copernico e di Sir Isaac Newton è nel frattempo divenuta obsoleta e le teorie degli scienziati di oggi saranno considerate arcaiche tra dieci o vent'anni. Gli scienziati hanno quella che viene definita "una vita di cinque anni e mezzo", in quanto cinque anni e mezzo è il tempo che generalmente intercorre per provare l'erroneità di una teoria e la sua conseguente sostituzione con una nuova. La nostra conoscenza dell'universo è in una condizione talmente instabile che possiamo tranquillamente sfidare chiunque a dimostrare che il primo capitolo della Genesi sia "antiscientifico". Questo capitolo è la dichiarazione fatta da Dio stesso a proposito delle origini. L'umiltà e la riverenza dovrebbero essere le nostre guide per esplorare l'affascinante contenuto del capitolo.

Il capitolo si divide in due grandi sezioni; la prima descrive con un crescendo la formazione della vita sulla terra (1:2-13). Il parallelo tra queste due sezioni è chiaramente visibile.

A. Come è stata stabilita la vita sulla terra (1:2-13)

1) Descrizione del caos esistente (1:2)

Alcuni credono che il verso 2 descriva lo stato primitivo della materia al momento che venne creata. Altri (incluso Franz Delitzsch, il maggiore studioso ebreo) ritengono che il verso descriva una catastrofe che avrebbe colpito la creazione originale. La parola era può essere tradotta con "divenne": "La terra divenne vuota e informe". A sostegno di questa ipotesi vi sono le parole di Isaia 45:18, le quali affermano che Dio non ha fatto la terra per lasciarla vuota e deserta.

Paolo vuol fare un uso interessante riguardo la storia della creazione. Egli dice: "Perché il Dio che disse: "Splenda la luce fra le tenebre", è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo" (2 Corinzi 4:6). In Genesi 1 possiamo infatti vedere la raffigurazione dell'uomo caduto: egli viene rovinato da Satana, il suo intelletto, le sue emozioni e la sua volontà sono gettate nel caos, la sua coscienza è offuscata, il suo corpo è condannato alla polvere. Ma lo Spirito di Dio si muove al di sopra delle tenebre e comincia un processo di rigenerazione dal quale emerge un nuovo uomo, creato ad immagine e somiglianza del Figlio di Dio. Senza dubbio alcuni passaggi della Scrittura hanno delle difficoltà di interpretazione che possono essere analizzati solo in superficie.

2) Rimozione del caos esistente (1:3-12)

Vi sono tre fasi in questo processo. Innanzitutto Dio si occupa delle tenebre (1:3). La frase "E Dio disse" ricorre dieci volte in Genesi 1 e serve ad introdurre i primi dieci comandamenti dati da Dio, nessuno dei quali può essere trasgredito. Essi contrastano con l'altro blocco di comandamenti trasmessi da Dio (Esodo 20), i quali non sono mai stati adempiuti da nessuno, tranne il Figlio di Dio incarnato.

Le parole con cui si descrive l'allontanamento delle tenebre sono inequivocabili. Dio disse: "Sia luce" e luce fu. Nessuno, neppure oggi, è in grado di dire cosa sia la luce. Sappiamo cosa la luce fa, ma non sappiamo che cosa sia. Essa rimane infatti una delle entità più misteriose dell'universo. In fisica è diventata una novità assoluta e in quanto tale, si trova al centro della famosa equazione E=mc2 (l'energia corrisponde alla massa moltiplicata alla velocità della luce al quadrato), la quale ci ha condotto nell'era atomica.

E Dio disse: Sia la luce, e luce fu! In altre parole, le parole di Dio non sono semplicemente legislative, bensì sono esecutive. Tutto si compie nel momento in cui Dio parla. Che Gesù fosse realmente Dio manifestatosi nella carne appare evidente dalla Sue stesse parole. Mentre stava dormendo su una barca, Egli fu svegliato dai discepoli atterriti dalla tempesta che stava per farli annegare tutti. Gesù a quel punto si alzò e sgridò il vento e le onde: "Taci", gridò, "calmati!" E immediatamente il vento cessò e si fece gran calma. (Marco 4:39). Le Sue parole non furono dunque solamente legislative, ma anche esecutive. Egli si trovò dinanzi alla tomba di Lazzaro, il quale era già morto da quattro giorni col suo corpo già in fase di decomposizione avanzata. Egli gridò: "Lazzaro, vieni fuori". E colui che era morto venne fuori. (Giovanni 11:43-44). Le Sue parole sono esecutive. Un lebbroso venne a Lui, ricoperto completamente da questo male fatale. "Signore," disse, "se vuoi, tu puoi purificarmi." "Lo voglio", disse Gesù, "sii purificato" (Luca 5:13). Si tratta della stessa parola eterna che fece sparire il caos e le tenebre all'inizio dei tempi.

In seguito Dio ha combattuto il disordine. Egli cominciò con la formazione delle nuvole (1:6-8). Dal punto di vista di pura ingegneria meccanica, il lavoro del secondo giorno è veramente formidabile. Il totale del vapore sospeso continuamente nell'aria ammonta a circa 54 trilioni, 460 bilioni di tonnellate! Il peso dell'acqua è 773 volte quello dell'aria e questo semplice dato serve a dare l'idea della potenza necessaria a separare le acque dalle acque. La somma delle precipitazioni annuali di pioggia e neve che cadono sopra la terra equivale a 186'000 miglia cubiche, sufficienti a ricoprire l'intera superficie terrestre con uno strato di tre piedi. L'approvvigionamento di acqua sulla terra viene garantito dall'evaporazione, ossia dal continuo spostamento di acqua dalla terra all'atmosfera dovuto alla potenza del sole. E a noi che sembra che questa sia la cosa più normale del mondo!

In seguito Egli formò i continenti (1:9-10). Credo sia veramente difficile trovare qualcuno che possa dipingere in modo così sublime e allo stesso tempo così semplice gli avvenimenti descritti nei versi 9 e 10. Tra il verso 9 e il verso 13 vi sono all'incirca 126 parole e tra queste ve ne sono oltre 100 di una sola sillaba! Solo una saggezza soprannaturale avrebbe potuto comprimere questi eventi straordinari in un linguaggio così semplice.

Mosé dichiara che Dio raccolse le acque in "un unico luogo". In passato alcuni critici hanno sostenuto che l'affermazione di Mosé era molto semplicistica, in quanto avendo lui visto un solo mare riteneva che esso fosse l'unico esistente. Certamente Mosé non poté vedere l'immensità dell'Oceano Atlantico e del Pacifico, ma le sue parole non furono errate. Infatti oggi sappiamo che sebbene i continenti siano divisi, i mari occupano un solo letto!

Dunque Dio pose i mari nei loro confini. Mille anni fa il re Canute governava Inghilterra, Danimarca e Norvegia. Egli era così saggio ed abile che i suoi sottoposti desideravano adorarlo. Il re Canute però rifiutò la loro adorazione e per fargli comprendere che anch'egli era un semplice mortale fece posare il suo trono su una spiaggia in modo che l'acqua del mare lo potesse appena toccare. Poi si sedette sul trono ad osservare le onde che si avvicinavano. Quando le onde cominciarono a bagnargli i piedi e a lambire il trono, il re agitò il suo scettro contro le acque e ordinò alle acque di fermarsi. Ma le onde continuarono il loro corso come se volessero dire al re: "O piccolo uomo, non sai che i nostri confini sono stati decretati da un Re maggiore di te?"

Due volte al giorno, sin dal terzo giorno della creazione, le onde del mare hanno testimoniato della sovranità di Dio, così come ci viene ricordato dalle parole immortali di Sir Robert Grants:

La terra con le sue coste di incanti non rivelati,
Signore, il Tuo potere la fondò dai tempi passati
La stabilì con un decreto che non può mutare
E ad avvolgerla, come un mantello, il mare.

In seguito Dio si confrontò con l'aridità del pianeta (1:11-13). E la terra fu ricoperta da vegetazione, erbe che fanno semi e alberi fruttiferi. Il testo impiega tre parole ebraiche per descrivere le varie parti della creazione. Si tratta dei termini deshe, tradotto con "vegetazione", eseb, tradotto con "erbe," e peri, tradotto con "frutti." Nel primo caso il seme non viene rimarcato in quanto non è visibile all'occhio. Il secondo termine indica invece vegetali il cui seme appare esteriormente. Nell'ultimo caso si tratta invece di frutti "il cui seme è al loro interno". Perciò Mosé ha suddiviso la vegetazione terrestre in tre semplici categorie, usando come riferimento la struttura delle piante e dei loro semi.

La vita apparve sulla terra, non attraverso delle forme deboli, isolate e fragili, bensì in tutta la sua varietà e con una generosità che supera ogni immaginazione. E' stato calcolato che sul nostro globo esistono oltre centomila specie di piante e oltre cinquemila forme di erbe diverse.

Il comandamento fondamentale per ogni essere vivente era che ci si riproducesse secondo "la propria specie", così come scritto in Genesi 1. Questa è la pietra fondamentale su cui perisce l'intera teoria dell'evoluzione. Dio ha decretato che non vi è cambiamento da una specie ad un'altra. Possono esistere mutazioni e cambiamenti all'interno della propria specie, ma nessuna specie può mutarsi in un'altra specie. I principi della genetica hanno stabilito inequivocabilmente che le caratteristiche innate della vita sono impiantate all'interno dei geni. Una persona che va in Florida durante l'estate può tornare a casa con la pelle abbronzata e i capelli schiariti dal sole, ma questi cambiamenti non possono essere trasmessi ai propri figli. Le influenze dovute all'ambiente non sono congenite, ma temporanee. Solo i cambiamenti fisici dovuti ai geni sono ereditabili. Esiste un'ampia possibilità di variazioni possibili a patto che esse siano presenti in forma latente nei geni, mentre non può avvenire nessuna variazione visibile al di fuori della combinazione di geni esistenti all'interno di una certa specie.

L'uomo, ovviamente, ha pensato negli ultimi anni di sbizzarrirsi con le strutture genetiche dei vari organismi nella speranza di generare un'evoluzione artificiale. Tuttavia tutte le mutazioni prodotte si sono dimostrate letali, dannose o inutili per gli organismi originali. Dopo aver speso miliardi di dollari per la ricerca e sperimentato interminabili test condotti da migliaia di sapienti scienziati, il verdetto è rimasto sempre lo stesso: "Secondo la propria specie".

B. Come Venne Stabilita la Legge sulla Terra (1:14-31) 1.

I Corpi Celesti Entrano in Azione (1:14-19)

Intere librerie sono state riempite di libri sugli studi riguardanti le stelle. La Bibbia non è un libro di astronomia o di qualsiasi altra scienza. Comunque, ogni qualvolta lo Spirito di Dio ha trattato un tema di carattere scientifico lo ha fatto con una precisione assoluta.

Mosé, per esempio, dichiara: "Dio fece le due grandi luci: la luce maggiore per presiedere al giorno e la luce minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle" (1:16). Come poteva sapere Mosé che il sole era più grande della luna? Un'osservazione ad occhio nudo farebbe pensare al contrario. Tutti abbiamo potuto vedere la luna gigantesca con il suo enorme diametro, sospesa nell'orizzonte a dominare sul cielo quando cala l'oscurità. Al contrario il sole non ci appare così grande. Gli antichi ritenevano che la luna fosse nettamente più grande del sole e ritenevano che il minor calore e la minor luminosità rispetto al sole fossero dovute al fatto che la luna distasse dalla terra molto più del sole. Mosé invece non fece lo stesso errore. Egli affermò che il sole era più grande della luna. Oggi possiamo dire con certezza che questa affermazione è vera a tal punto che il sole potrebbe contenere sei milioni di lune.

Ma Mosé avrebbe potuto incorrere anche in un altro genere di errore se avesse dichiarato che Dio fece la luce "più grande di tutte" per presiedere il giorno. Nell'antichità erano in molti a sostenere che il sole fosse il maggiore corpo celeste esistente. Ma quale terribile strafalcione avrebbe contenuto la prima pagina della Bibbia se avesse sostenuto questa teoria! La stella Antares, per esempio, è tanto grande da poter assorbire 64 milioni di soli della dimensione del nostro. E nella costellazione Auriga la stella Epsilon è così vasta da avere rispetto al nostro sole un diametro di 3000 volte superiore e un volume maggiore di 27 milioni di volte.

Dunque, con una sconvolgente brevità, Dio ha rivelato la creazione delle stelle dello spazio. Egli ha utilizzato solamente cinque parole: "e fece pure le stelle". Quale prospettiva di verità. La Bibbia utilizza qualcosa come cinquanta capitoli per descrivere la costruzione e il significato del Tabernacolo e cinque sole parole per le stelle. La Bibbia ci appare veramente con una prospettiva completamente diversa dalla nostra. La ragione di tutto ciò è che la Bibbia è un libro di redenzione. A Dio la creazione non costò nulla, Gli bastava semplicemente parlare. Ma per redimere, doveva soffrire. Questa è la prospettiva della Bibbia.

Se la Bibbia fosse stata scritta senza il controllo dato dall'ispirazione dello Spirito di Dio sarebbe divenuta un libro totalmente diverso. I capitoli avrebbero parlato approfonditamente dei miliardi di stelle nella nostra galassia, delle centinaia di milioni di galassie presenti nello spazio conosciuto, tenendo in considerazione che lo spazio conosciuto rappresenta comunque solamente un miliardesimo dello spazio teorico. Sir James Jeans dice che vi sono più stelle nello spazio che granelli di sabbia su tutte le spiagge del mondo. Ma Dio ha liquidato tutto ciò con la semplice dichiarazione: "e fece pure le stelle". Dio è molto più interessato alle persone che ai pianeti, alle anime piuttosto che alle stelle.

2. L'Essere Umano Creato Per Governare (1:20-31)

a. La Preparazione del Terreno di Dominio dell'Uomo (1:20-25)

Mosé comincia mostrando come furono create le varie creature in vista della venuta dell'uomo (1:20-25). Attraverso un'interessante combinazione i mari furono riempiti con pesci e i cieli con gli uccelli. Pesci e uccelli hanno infatti molti punti in comune. Entrambi hanno forme predisposte a muoversi agevolmente nel proprio habitat naturale, entrambi sono coperti con uno strato in gradi di offrire loro protezione, entrambi hanno delle cavità, tessuti ossei leggeri, entrambi depongono uova ed hanno un istinto migratorio.

L'acqua è la sede principale della vita. Non esiste baia o fiumiciattolo, scogliera o canale sulla faccia della terra che non abbondi di vita. Una singola goccia d'acqua può contenere 500 milioni di creature microscopiche, talmente piccole da fargli sembrare una singola goccia d'acqua quello che per noi è l'Atlantico. Solamente un Dio infinito avrebbe potuto costituire una tale varietà di grandezze, passando dall'immensità di ciò che possiamo vedere in cielo all'infinitamente piccolo esistente nel mare. Nulla come l'infinitamente piccolo ci mostra l'infinita grandezza di Dio.

Al sesto giorno, Dio ha preparato il passaggio finale prima della creazione dell'uomo. Egli creò i vertebrati e i rettili. Mosé li classifica in tre categorie. Egli parla di bhemah ("animali domestici"), cioè di animali domestici a quattro zampe. Poi parla di remes ("animali che strisciano"), cioè di creature che si muovono sul suolo. La parola significa "muoversi" o "strisciare". La terza categoria viene chiamata chaiyah ("bestie"), cioè gli animali selvatici. Gli scienziati hanno classificato gli animali in milioni di diverse specie, includendo oltre 800,000 tipi di diversi insetti, 30,000 tipi di pesci, 9000 uccelli, 6000 rettili, 3000 anfibi e 5000 mammiferi. Dio è davvero un Dio di varietà.

Si può forse simpatizzare con coloro che presentano la nascita della vita come la conseguenza di un lungo e sofferto processo dal quale è emersa una sola forma isolata. Ma allora da dove arriva questa straordinaria varietà di specie? Lo stesso Dio la cui fantastica generosità ha prodotto un numero infinito di stelle e satelliti e che dirige i loro tragitti spaziali ad incredibile velocità e ad una tale matematica precisione che ci consente di calcolare al secondo la venuta delle eclissi o delle comete è lo stesso Dio che con la stessa infinita prodigalità ha scelto un pianeta e lo ha riempito con un numero infinito di forme di vita. Se Genesi 1 fosse un Salmo, sarebbe terminato senza dubbio con un sonoro "Selah"-ecco qui. Cosa ne pensate di ciò!"

b. Viene presentato all'Uomo il Suo Dominio (1:26-31)

Dopo aver presentato il modo in cui Dio ha preparato all'uomo il suo dominio, Mosé conclude la sua narrazione sulla creazione spiegando come Dio creò Adamo (1:26-27) Lo Spirito Santo non dice che l'uomo fu creato ad immagine e a somiglianza delle bestie. Dio invece dice: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza". Nella sua natura, persona e personalità, nelle sue capacità morali e spirituali, nelle sue emozioni, nell'intelletto, nella coscienza e volontà, l'uomo si distingue dal resto della creazione. Dio non inizia con il corpo umano come fece con le bestie. Egli comincia dalla natura morale e spirituale dell'uomo e la collega a Dio. Davvero il resoconto della creazione del corpo umano è relegato come una nota a pié di pagina nel racconto della creazione. (2:7).

L'uomo non è relazionabile alle bestie in nessun modo. Quale animale è in grado di trasmettere le proprie acquisizioni accumulate tra una generazione e l'altra? Quale animale può sperimentare un vero senso di colpa quando commette qualcosa di sbagliato oppure può sviluppare la consapevolezza del giudizio che dovrà venire? Quale animale mostra un desiderio di adorazione? Quale animale ha una speranza di immortalità oltre la morte? Quale animale è in grado di professare giudizi morali o apprezzare le bellezze della natura? (Avete mai visto un cane ammirare un tramonto o un cavallo restare senza fiato davanti la maestosità dei monti?) Quale animale ha mai imparato a leggere e scrivere per poter coscientemente trasmettere delle volontà e degli obiettivi a lungo termini? Quale altro animale ha mai imparato a cuocere il proprio cibo, a tagliare dei materiali e farne vestiti o ad inventare apparecchi elaborati? Quale altro animale si è mai divertito esplodendo in una forte risata? Quale animale ha il dono della parola? Persino le tribù più primitive posseggono un linguaggio elaborato, complicato e di natura eloquente. L'uomo è unico nel suo genere. Fisicamente è la sola creatura del globo a camminare in maniera eretta, mentalmente, è il solo ad avere la capacità di comunicare in modo sofisticato, spiritualmente, è il solo ad avere la capacità di conoscere la mente e la volontà di Dio.

Dunque Dio creò Adamo e dopo lo incoronò (1:28-31). Egli lo incoronò in tre modi; prima di tutto dandogli una posterità: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (1:28a). Da Adamo ed Eva l'intera razza umana stava per elevarsi. La dottrina dell'evoluzione, contraddicendo la veridicità della storia di Adamo ed Eva, lancia un pesante attacco contro la Parola di Dio in un punto strategico. Se si sopprime Genesi 1 dal resto della Bibbia, allora bisognerebbe anche levare Romani 5. Dio attraverso Adamo diede inizio alla razza umana e per mezzo di lui entrarono nel mondo il peccato e la sofferenza. Se Adamo non fosse esistito, allora la Bibbia sarebbe falsa, Romani 5 si baserebbe su di un mito e non vi sarebbe salvezza. Se non vi fosse stato Adamo, allora Gesù si sarebbe sbagliato (Matteo 19:4-6), e di conseguenza non potrebbe essere il Figlio di Dio, la Bibbia si baserebbe su di un mito e non vi sarebbe salvezza. Dio comincia con Adamo e dichiara che la razza umana ebbe inizio da lui.

Dio incoronò Adamo con una posizione (1:28b) dandogli dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra tutti gli esseri viventi. Tutti i progressi scientifici e tecnologici, ogni traccia di ingegneria, ogni nuova forma di conoscenza riguardo la natura e le funzioni dell'universo sono una conseguenza di questo dominio. L'uomo, nonostante la ferita dovuta alla sua Caduta, è stato comunque uno spostatore di montagne, un costruttore di dighe, uno scavatore di miniere, un conquistatore del pianeta. Si può ben dire dunque che ha sottomesso la terra.

Lo scrittore della lettera agli Ebrei ha offerto un interessante commento riguardo il dominio dell'uomo. Così scrisse a proposito dell'uomo: "Tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli, lo hai coronato di gloria e d'onore; tu hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi. Al presente però non vediamo ancora le cose che gli siano sottoposte. Ma vediamo Gesù ... (Ebrei 2:7-9). Adamo, certamente, sottomise la sua sovranità a Satana. Ma quando Gesù venne, come Ultimo Adamo, manifestò l'assoluta sovranità sulla natura che Dio intendeva mettere a disposizione di Adamo.

Infine Dio incoronò Adamo con una speciale possèsso (1:29-31). Gli diede la gioia di vivere nel paradiso. E' impossibile per noi immaginare come era il mondo a quel tempo, puro e immacolato, appena uscito dalle mani di Dio. Per Adamo ogni giorno doveva essere un giorno di emozionanti scoperte. Quale meraviglia di nuovi suoni, odori e sensazioni deve avere sperimentato mentre esplorava il vasto mondo sul quale gli era stato dato il dominio per governarlo e svilupparlo.

La narrazione termina con la dichiarazione che l'opera della creazione era "molto buona". Questa frase viene ripetuta più volte nel capitolo. Nel capitolo seguente invece troviamo la frase di Dio: "Non è bene che ..." e prosegue descrivendo la creazione della donna come l'atto che corona la creazione.

3) La conclusione (2:2-7)

A. Il riposo di Dio

I versi d'apertura del secondo capitolo della Genesi rappresentano le note a piè di pagina alla storia della creazione. Il riposo di Dio è qualcosa di meraviglioso, ma non deve indurci a credere che Dio possa stancarsi! Ciò che possiamo scorgere dalla natura fisica e materiale dell'universo non è altro che una semplice espressione dell'energia illimitata di Dio. Qualsiasi elemento dell'universo è composto di atomi contenitori di pura energia, la quale produce moto e il moto diventa qualcosa che esiste. Ovviamente l'Iddio capace di creare innumerevoli universi e che allo stesso tempo ha creato atomi in grado di sprigionare una tale energia da cancellare un'intera isola non potrà mai sentire la stanchezza.

Il riposo di Dio ci dice che la creazione era completa (2:1). "Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro." "E' compiuto!" Queste parole segnarono il termine della creazione, così come le stesse parole dette da Gesù sulla croce servirono a segnare il compimento della redenzione. Vi è una grande soddisfazione nel contemplare un lavoro terminato. E' come se Dio avesse fatto un passo indietro per poter rimirare con occhio soddisfatto l'opera delle Sue mani.

Il riposo di Dio ci parla inoltre del fatto che il Creatore era contento (2:2-3). Al settimo giorno, Dio, avendo terminato la Sua opera, si riposò e "benedisse il settimo giorno e lo santificò". Fu così che venne istituito il Sabbath. Nei versi 2 e 3 il nome di Dio viene menzionato dieci volte in modo da enfatizzare il fatto che si tratta del Sabbath di Dio. Più tardi Egli avrebbe esteso questo patto ad Israele in qualità di Suo popolo (Esodo 20). Ma, come sempre avviene con qualsiasi compito affidato all'uomo, anche il Sabbath venne distorto e distrutto. Invece di considerarlo un giorno di riposo, gli Ebrei con la loro puntigliosa religiosità, aggiunsero un'infinità di rituali e di tradizioni tali da trasformare questo giorno in un peso insopportabile.

Il riposo del Sabbath di Dio fu presto infranto dal peccato. Quando gli Ebrei accusarono Cristo di aver infranto il Sabbath, Egli rispose: "Il Padre mio opera fino ad ora, ed anch'io opero" (Giovanni 5:17). Questa opera Lo portò sulla croce per soddisfare la volontà di Dio. Oggi il nostro riposo non risiede in un giorno particolare, bensì in una Persona. Il nostro riposo non è di tipo rituale, ma reale. Noi riposiamo dove Dio ha trovato riposo in Cristo e nel compimento della Sua opera.

B. L'osservazione di Dio (2:4-7)

"Queste," scrive Mosé, "sono le origini dei cieli e della terra". L'espressione "sono le origini" viene ripetuta 14 volte nel libro della Genesi. Essa serve a sottolineare quegli avvenimenti fondamentali descritti nel libro della generazione, degenerazione, rigenerazione. La parola origini significa "storia famigliare": Nella Genesi troviamo la genealogia di Adamo, Noé, i figli di Noé, Tera, Ismaele, Isacco, Esaù, i figli di Esaù e Giacobbe. Ma innanzitutto abbiamo la "storia della famiglia" dell'antica creazione, una storia che ha proseguito fino a quando tutto non venne rovinato dalla Caduta. Adamo è legato, in questa storia famigliare, con la creazione nella quale egli visse. Con essa egli condivise la stessa origine comune. Apparteneva alla stessa generazione.

Il Vangelo di Matteo comincia con una nuova genealogia, quella di Gesù Cristo. Passiamo dunque dall'antico al nuovo, dalla vecchia genealogia distrutta dal peccato alla nuova nella quale il peccato è stato rimosso per sempre. Passiamo dalle vecchie alle nuove origini, dalla creazione alla redenzione, dalle "generazioni" plurali alla "generazione" singolare, dalle continue cadute al completo adempimento. Apparteniamo alla generazione di Gesù Cristo. I nostri nomi sono scritti in quel libro, in quella storia famigliare.

1. Osservazione astronomica (2:4)

Vi sono tre dichiarazioni vicine, la prima delle quali si riferisce all'astronomia (2:4). "Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il Signore fece la terra e i cieli". In Genesi 1 viene utilizzato il nome Elohim che viene sempre riferito a Dio come Creatore. Si tratta di un nome plurale, nel quale viene rivelata la Trinità di Dio. Questo nome ripetuto 27000 volte nella Bibbia, viene pressoché sempre accompagnato ad un verbo o ad un aggettivo singolare, a conferma dell'essenziale unità della Deità.

Qui, nell'osservazione della creazione, il nome Elohim viene collegato al nome di Geova (Signore). Geova è lo stesso Dio che troviamo in relazione con la Sua creazione. Il nome di Geova viene utilizzato per la prima volta solo dopo la creazione dell'uomo, in quanto si tratta del nome legato alla redenzione di Dio. In qualità di Elohim, Egli ha posto il mondo nell'universo, mentre in qualità di Geova, Egli ha pianificato la redenzione umana prima di aver formato Adamo dalla polvere della terra. In Genesi 1 viene detto che Dio creò "i cieli e la terra", mentre qui si dice che Dio fece "la terra e i cieli". In questo caso la terra viene messa prima perché l'interesse primario di Dio come Redentore è focalizzato sul nostro piccolo pianeta. La terra diventa dunque il centro d'interesse dell'universo, il punto in cui si stabilisce il mistero dell'iniquità.

2. Osservazione agronomica (2:5-6)

In seguito troviamo un appunto di natura agronomica (2:5-6). La dichiarazione che troviamo in questo punto ha dato adito a diverse interpretazioni. Come si presentava il pianeta all'alba dei tempi? Perché la gente viveva così a lungo fino ai tempi dei patriarchi antidiluviani? Per quale ragione si dice che ai giorni di Adamo la terra veniva bagnata da un vapore e non dalla pioggia? Probabilmente non si riuscirà mai a dare una risposta definitive a queste domande. Una delle teorie formulate è che la terra fosse ricoperta da uno strato di ghiaccio. Ciò avrebbe prodotto una costante temperatura e una luce uniformemente diffusa, oltre che ad avere una protezione dai danni dei raggi solari unita ad un minore consumo di energia dovuto al continuo drenaggio della terra tramite il vapore. Secondo questa teoria, il Diluvio universale fu causato proprio dalla rottura di questo strato ghiacciato.

3. Osservazione antropologica (2:7)

L'ultima annotazione alla storia della creazione riguarda l'antropologia (2:7). "Dio il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici e l'uomo divenne un essere vivente." La Bibbia dichiara che il corpo dell'uomo fu una creazione di Dio distinta e separata, smentendo così la teoria dell'evoluzione che insegna il contrario. Il verbo "formò" viene usato generalmente per descrivere il lavoro compiuto dal vasaio con l'argilla, e ciò implica che Dio fu direttamente coinvolto nella formazione e nella modellazione della struttura fisica dell'uomo. Dall'inizio fino alla fine della narrazione della creazione, tutto viene ascritto ad un azione di Dio non meno di 46 volte. In questa annotazione la creazione del corpo umano viene presentata come il risultato dell'attività diretta di Dio.

Supponiamo ora di dover produrre un corpo umano. In questo caso avremmo bisogno di 58 libre (26 kg) di ossigeno e 50 quarti (47 l) d'acqua, 2 once (57 g) di sale, 3 libre (1.36 kg) di calcio, 24 libre (11 kg) di carbonio e un po' di clorina, fosforo, grasso, ferro, zolfo e glicerina. Uniamo gli ingredienti con acqua e polvere. Ed ecco fatto che con questo sistema fai-da-te abbiamo ricostruito l'uomo. L'unico problema però sono le istruzioni. Infatti il corpo umano è talmente complicato che anche gli scienziati non possono che comprenderne una piccola frazione dei suoi componenti e delle sue funzioni. Basti pensare che un semplice pezzetto di pelle grande quanto un francobollo contiene tre milioni di cellule, una yarda (quasi un metro) di vasi sanguigni, quattro yarde (3.66 m) di nervi; cento ghiandole sudorifere, 15 ghiandole sebacee, e venticinque terminali nervosi! Ora, gli evoluzionisti ci chiedono di credere che le forze cieche del caso abbiano prodotto i nostri corpi. Sarebbe più semplice credere che le parole contenute nel dizionario siano il risultato di un'esplosione in una tipografia.

La Bibbia ci offre una spiegazione migliore. Essa dice: "Dio il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici e l'uomo divenne un essere vivente." Grazie alla Sua onniscienza Dio prese la polvere, l'acqua e mischiando tutto insieme formò l'uomo. Il corpo umano, meraviglioso e complicatissimo allo stesso tempo, è la dimostrazione eloquente della sapienza e della potenza di Dio. Gli evoluzioni sorridono di fronte alla nostra credulità. La Bibbia ci invita però all'adorazione.

4) La Consumazione (2:8-25)

Qualche anno fa presi parte ad alcuni incontri tenutisi in una grande città del nord. Fu un agente di polizia ad ospitarmi a casa sua in quel periodo. Un giorno ci trovammo a passare di fronte ai palazzi edificati coi fondi pubblici in favore delle famiglie più bisognose; gli stabili erano praticamente nuovi, dal momento che erano stati costruiti solo da pochi anni. Il mio amico disse: "Vedi questi palazzi? Le persone che vi abitano hanno fatto dei buchi nel muro, strappato via i serramenti per poi rivenderli, usato la vasca da bagno come magazzino per la loro roba (droga) e gettano la spazzatura dalle finestre. Non sarebbe sicuro per te entrarci. E non lo sarebbe neppure per me." Le autorità avevano dunque commesso un semplice errore. Avevano cambiato le case ma non i cuori degli inquilini.

Questo è un errore comune. Esiste una teoria che insegna che una persona cambia in relazione all'ambiente in cui vive. Non è così. La specie umana cominciò la propria storia nel migliore ambiente possibile. Adamo visse in paradiso. La teoria dell'ambiente è stata già sperimentata nelle migliori condizioni immaginabili ed è il tema che vogliamo analizzare qui di seguito.

A. La Casa di Adamo (2:8-17)

1 - Un posto ideale in cui dimorare

La prima residenza dell'uomo fu un giardino, la sua ultima residenza è una città. Quando Adamo aprì gli occhi per la prima volta alle luci del giorno ebbe modo di trovarsi di fronte ad uno spettacolo di una bellezza e di una serenità impareggiabile. I campi erano di un colore verde smeraldo, il suolo risplendeva per il colore sgargianti dei fiori i quali riempivano l'atmosfera con la loro fragranza, mentre dalla foresta echeggiavano suoni di gioia. Passeggiando sulla sua vasta proprietà, Adamo poteva soffermarsi a vedere il lupo che giocava con l'agnello, divertirsi con il leone della giungla o annusare il profumo delle più belle rose mai esistite. Poteva fermarsi a cogliere una prugna o appoggiarsi su una vite rigogliosa, piantare un pesco, guardare con ammirazione e meraviglia all'albero della vita - il primo albero ad estinguersi sulla terra. Avrebbe potuto fissare affascinato l'albero della conoscenza del bene e del male rimanendo silenzioso e pensieroso davanti all'unica cosa in tutto il suo possedimento a lui vietata. "Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare". Si sarebbe dovuto ricordare del decreto divino.

Avrebbe continuato alla stessa maniera, felice di poter dimostrare il proprio amore per il Dio vivente e rigettando la corruzione dovuta a quel albero. Avrebbe potuto andare presso quel fiume "che usciva da Eden per irrigare il giardino, e di là si divideva in quattro bracci." (2:10). Se Adamo abbia mai esplorato questi fiumi noi non possiamo saperlo. Certamente egli ha vissuto sufficientemente per seguire ognuno di questi fino alle loro foci. Nessuno è in grado di dire molto a proposito dei fiumi descritti nella Parola di Dio. Il primo si suppone scorresse lungo l'India, il secondo lungo l'Arabia (odierna) o verso il Mar Caspio. Il terzo, il fiume Hiddekel è l'odierno Tigri, mentre il quarto è il grande fiume Eufrate che occupa un grande ruolo nelle pagine profetiche rivelate in seguito.

Cosa è andato storto nella mente di Adamo quando seguì il grande fiume dell'Eden fino al punto in cui si divideva in quattro? Forse si sentì meravigliato nel momento in cui vide questi quattro fiumi diramarsi dall'Eden? Non avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe stato poi scritto a proposito di questi fiumi.

2 - L'incarico ideale

Ad Adamo fu dato un incarico specifico. "Dio il Signore prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse." Egli era dunque giardiniere e guardiano allo stesso tempo. Dio gli affidò un senso di responsabilità e un'occupazione congeniale e impegnativa, qualcosa di importante e utile. Non esiste infatti nulla di peggiore dell'inattività. Dio diede questo lavoro ad Adamo, ma quale piacevole lavoro era! Il giogo di Dio è dolce e il Suo carico è sempre leggero.

Gli fu data una sacra fiducia (2:16-17). "Dio il Signore ordinò all'uomo: Mangia pure da ogni albero del giardino (questa fiducia fu presentata nel modo più amabile possibile), ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai (qui invece la fiducia viene presentata nel modo più severo possibile)." Su un piatto della bilancia vi era una sovrabbondate prodigalità, sull'altro vi era una singola proibizione.

Adamo aveva tutto quanto era necessario per vivere nella gioia. Solo una cosa era riservata a Dio. Davanti ad Adamo era stata posta una scelta, una scelta necessaria, in quanto Adamo non avrebbe potuto essere un essere morale senza questo potere di scelta. Senza questo potere egli sarebbe stato un semplice automa o un pupazzo. Ma Dio non ha creato un uomo meccanico, bensì un uomo morale. Una volta che il diritto di decidere fu conferito ad Adamo, egli divenne un essere morale, ma questo diritto includeva anche la possibilità di usare questo potere in maniera inappropriata. Così Dio mise delle alternative dinanzi alla Sua creatura, ponendo delle semplici e chiare regole.

B. L'Aiuto ad Adamo (2:18-25)

La storia della creazione della donna è molto interessante. Un tentativo di confronto tra il racconto biblico e il teismo evoluzionistico potrebbe provocare un mal di testa. E' affascinante cercare di rappresentare in chiave evoluzionistica l'opera di Dio mentre produce il corpo umano. Si potrebbe forse cercare di stabilire una precaria alleanza tra gli evoluzionisti e i biblisti per quanto concerne Adamo. Ma che dire di Eva? La formazione del corpo della donna dalla costola di Adamo è un colpo mortale contro i compromessi. O la Bibbia è vera oppure è falsa. Eva fu formata separatamente come una singola creatura da una parte di Adamo oppure non lo fu. Se così non fosse stato, allora tutto rientrerebbe nella semplice mitologia e di conseguenza anche Gesù fu ingannato, dal momento che Egli descrisse questo avvenimento come un fatto reale e storico (Matteo 19:3-6).

1 Il Desiderio di Adamo previsto da Dio (2:18)

"Poi Dio il Signore disse: "Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui." Prima ancora che Adamo potesse sentire la necessità di riempire l'incompletezza dovuta all'assenza di una compagna, Dio anticipò il suo bisogno e agì di conseguenza. Dio creò infatti una compagna appropriata per Adamo. Eva era già stata infatti concepita nella mente di Dio molto tempo prima che potesse essere tra le braccia di Adamo.

Il matrimonio è stato ordinate da Dio. La sua origine deriva integralmente da Dio. Il Signore infatti conosce i bisogni del cuore di tutti i Suoi figliuoli ed ha in programma di venire incontro a queste necessità. E' veramente triste vedere dei matrimoni infelici, pieni di egoismi personali e lontani dalla mente e dalla volontà di Dio. Perché non aver fiducia che Dio possa fare unire alle nostre vite quella che Egli ha concepito apposta per noi? C.S. Lewis usò delle parole molto forti a tal proposito mentre parla delle lettere inviate da Screwtape a Wormwood. Screwtape era un anziano diavolo, mentre Wormwood era un giovane diavolo istruito nell'arte della tentazione. La persona affidata a Wormwood era il tipico essere umano destinato a finire tranquillamente all'inferno, ma ad un certo punto si convertì e divenne un credente cristiano. Cercando di trovare un rimedio a questa deplorevole situazione, Screwtape ebbe tra le varie idee quella di raccomandare un "matrimonio desiderabile": Pur riconoscendo che il matrimonio era stato concepito da Dio, Screwtape spiegò a Wormwood che il matrimonio a volte può rivelarsi utile alla causa di Satana. Consigliò dunque Wormwood di trovare una donna nel vicinato che una volta sposato il suo assistito gli avrebbe reso la vita cristiana estremamente difficile".

"Non è bene che l'uomo sia solo." Il piano di Dio per noi viene descritto come "la buona, gradita e perfetta volontà di Dio." (Romani 12:2). Certamente Dio conosce meglio di tutti noi quale sia il tipo di persona che dovremmo sposare.

 



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