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LA SANTITÀ DI DIO

David W. Hall
traduzione di Giovanni Cappellini

INTRODUZIONE:

Sapevate che il primo canto che si trova nelle Scritture ha qualcosa in comune con l'ultimo canto dell'Apocalisse? Se voi foste dei compositori di canti scritturali, su cosa porreste l'attenzione? Non solo il primo canto, ma anche l'ultimo canto nella Bibbia esalta la santità di Dio. La santità di Dio è spesso descritta sia in Es 15 che in Ap 15:3-4. "Santo è l'attributo che viene accostato più di ogni altro al nome di Dio. E nelle sole due occasioni riportate nei testi biblici nelle quali gli uomini riescono a vedere all'interno della stanza del trono dei cieli e a contemplare la pienezza della sua gloria, essi sentono cantare dagli angeli continuamente 'Santo, Santo, Santo è il Signore Dio Onnipotente'" (S5) Nei canti degli angeli, nessun altro attributo divino "viene elevato al cubo", cioé ripetuto tre volte. Osserviamo che gli angeli non cantano "Eterno, Eterno, Eterno", o "Misericordioso, Misericordioso, Misericordioso", oppure "Onnisciente, Onnisciente, Onnisciente", ma "Santo, Santo, Santo."

La santità di Dio occupa un posto di rilievo nel suo intero carattere, un posto più centrale di qualsiasi altro attributo di Dio. "Al giorno d'oggi si è portati a mettere enfasi sull'amore di Dio, ma non possiamo iniziare ad apprezzarlo come dovremmo se prima non capiamo qualcosa della sua santità. Il concetto che una persona si fa di Dio determina più di ogni altra cosa che tipo di vita quella persona vivrà" (S5) "Dio è intrisicamente santo [...] Tutto ciò che fa è santo; Egli non potrebbe agire in nessun altro modo; Dio che fa qualcosa di sbagliato assomiglia al sole che diventa tenebra. Dio è santo prima di tutto, in maniera trascendentale. La santità proviene e procede da Lui. E' iniziata con Lui che è l'"Antico dei giorni" (traduzione di Diodati; per Luzzi "vegliardo" NdT). Dio è santo di una santità perfetta che non può cambiare, nè mutare." (Thomas Watson, p. 83)

"La somma della sua eccellenza morale" è santità (Pink, 41). "Egli è assolutamente puro, per nulla lambito dall'ombra del peccato [...] La santità è l'eccellenza della natura divina [...] Così come la potenza di Dio è all'opposto della debolezza congenita della creatura, così come la Sua saggezza è totalmente contraria alla mancanza di ragionevolezza, così la Sua santità si trova in antitesi alla bassezza morale." (ibid). Il profeta Abacuc parlando di Dio asserisce "Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male." (Diodati; Ac 1:13)

Ciò che desidero fare con questo studio è

1. Commentare passi della Scrittura che ci insegnano qualcosa riguardo alla santità di Dio.
2. Mostrare come i credenti reagiscono di fronte a questo fatto
3. Discutere su questa reazione

Iniziamo con una citazione: "La santità di Dio e la Sua natura non sono due cose diverse, praticamente è la stessa cosa. La santità degli angeli e degli altri servi di Dio non è che una qualità, ma la santità di Dio è l'essenza di Dio." (Thomas Brooks, S15) Date le oltre 600 istanze della parola "santo", possiamo essere sicuri che questo è l'attributo di Dio che merita la massima attenzione.

Charnock, un puritano, disse che "La potenza è il braccio o la mano di Dio, l'onniscienza è il suo occhio, la misericordia le sue viscere, l'eternità la sua durata, ma la santità è la sua bellezza." (S16)

È interessante notare notare che la parola "santo" nella Genesi non compare mai. Come ho già anticipato, una delle prime occorrenze è nel libro dell'Esodo, capitolo 15, versetto 13: "Tu hai condotto con la tua bontà il popolo che hai riscattato; l'hai guidato con la tua potenza alla tua santa dimora."

Al capitolo 15, Dio è lodato da Miriam in questi termini: "Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?" Qualche capitolo prima, troviamo Mosè che deve togliersi i calzari perché si trovava su di un terreno sacro (Es 3). Pensiamoci un attimo. Oggi, secondo molte persone, sembra che i pastori facciano di tutto affinché le persone si sentano a proprio agio con Dio. I servizi di culto, lo stile della musica stesso, le parole che vengono usate parlando di Dio fanno ormai parte di uno stesso linguaggio che deve innalzare il livello di confort a tutti i costi. Che differenza con quello che Dio ha fatto con Mosè! Sembra che le persone oggi adorino un altro dio...

Nel caso di Mosè, Dio non lo fece entrare nella terra promessa, e non lo mise a suo agio. Dio disse a Mosè che non poteva avvicinarsi a Dio così com'era. "Così qual sono" in questo caso non era quello che Dio voleva sentirsi dire da Mosè. Dio disse "Togliti i sandali", rimuovi la tua contaminazione. Se vogliamo avvicinarci a Dio, dobbiamo prima liberarci della nostra lordura.

Il Sabato è santo, il sacerdozio è santo; varie offerte e cerimonie simboleggiano la santità o la rimozione dell'impurità.

La santità è simboleggiata ripetutamente nella costruzione del tabernacolo e nel trasferimento dell'Arca del Patto. Il tabernacolo è costruito dietro al comando ed alle istruzioni di Dio; si è servito di vasi santi, di servi santi e di un piano santo. Il resultato è un luogo riempito di gloria, una gloria inaccessibile. La presenza di Dio nel tabernacolo e nell'Arca del Patto è così potente che anche quando essa cade da dove è posta solo toccarla poteva significare morte immediata. É un santuario santo, non contaminato. Questo ci dice molto riguardo a Dio.

Il Levitico è il libro del canone dove la parola "santo" è usata più frequentemente. Di volta in volta, per quasi 100 volte, leggiamo che le offerte, parti del santuario, l'altare, il popolo di Dio, sono tutte cose che devono essere sante. Ogni volta c'è la necessità di eliminare la lordura di un uso normale. In Deutoronomio al capitolo 7:6 si legge che il popolo di Dio è un popolo santo. Anche Giosuè si trovava su di un terreno santo (Gs 5:15) quando incontro l'Angelo del Signore.

Anna confessò che Dio era unico nella sua santità (1 Sa 2:2). I salmi contengono tantissime riferimenti alla santità di Dio:

· Ha fatto di Sion un monte santo (2:6; 3:4) · Il Suo tempio è santo (5:7; 11:4) · Il messia è il suo Santo (16:10) · È considerato il santo (22:3) · I credenti credono nel suo nome santo (33:21) · Davide non voleva vedersi togliere il Suo Santo Spirito (51:11) · Dio è il Santo d'Israele (71:22; 78:41; 89:18) · Il braccio di Dio è santo (98:1) · Il Suo nome è santo (99:3)

Il salmista ci invita a benedire il Suo nome santo con tutto ciò che c'è dentro di noi (103:1). Dobbiamo rendere gloria al Suo nome santo (105:3)

Dio è "santo in tutte le sue opere." (145:17); per questo la santità coinvolge ogni Suo aspetto. La Sua giustizia è straordinariamente santa, la Sua saggezza è totalmente santa, la Sua potenza è una potenza santa, e la sua verità è sempre santa. La sua misericordia non va oltre la Sua santità.

Dio non è inquinato dal male, nel modo più assoluto; "Così come non c'è oscurità nel Suo comprendere, così non c'è macchia nella Sua volontà; così come nella Sua mente dimora solo la verità, così il suo volere non devia affatto da essa. Egli ama ciò che è vero e buono; odia la falsità e la malignità." (Charnock, 115)

"La santità è il gioiello brillante nella corona [di Dio], il nome attraverso il quale è conosciuto." (Thomas Watson, Body of Divinity, 82) "La Sua potenza lo rende potente, la Sua santità lo rende glorioso." La santità non è nemmeno un qualcosa di cui Dio può separarsene. È alla base di ciò che Dio è. Dio è santo ab eterno. Mentre la sua misericordia si è dimostrata dopo la misericordia, Dio è inequivocabilmente santo già da prima della creazione.

Il profeta ha usato questa parola più di 50 meno; significa poco meno di una volta per capitolo.

Uno dei tipici passaggi presi dall'Antico Testamento per illustrare la santità di Dio è Isaia 6. Analizziamolo insieme.

Il profeta ci descrive il contesto. In quell'anno un re forte e leale muore e viene tolto ad Israele. In un tempo di crisi nazionale e transizione politica, Isaia riceve una visione del Signore. Vide Dio esaltato, altissimo e sul trono. Un sovrano potente, la cui regalità riempie il tempio. Ciò che sta intorno ci parla del Suo essere degno.

Sopra il trono ci sono due serafini, creature angeliche. Ognuno ha sei ali. Con queste ali si coprono il volto, i piedi, dalla testa alla punta dei piedi, in modo da simboleggiare la totalità. Due ali vengono utilizzate per il volo. Questi esseri spirituali non si avvicinano a Dio con il viso scoperto; la loro naturale contaminazione dev'essere velata. Nessuno può vedere Dio in faccia e sopravvivere.

Tutti insieme gridano: "Santo, Santo, Santo è il Signore Onnipotente." La ripetizione è significativa. Normalmente quando la Bibbia ripete qualcosa, significa che quel qualcosa è importante. Per esempio, quando Gesù dice, "In verità, in verità ecc." sappiamo che dobbiamo annotare quello che Gesù dice. Gesù parla seriamente, e desidera che prestiamo attenzione al messaggio. A volte nella Scrittura abbiamo anche la ripetizione del nome di un personaggio (Pietro, Pietro). Questo "elevamento al quadrato", questo raddoppio indica una forte enfasi. Ma raramente abbiamo l'elevamento alla terza potenza. Qui (ma non solo qui) "Santo" è al terzo livello, così come lo sono pochissimi altri nomi nella Bibbia. Dio è tre volte Santo.

Questo fatto ha portato A. A. Hodge a notare: "La santità di Dio non dev'essere concepita come un qualsiasi altro attributo; è, per meglio dire, un termine generale posto a rappresentare la concezione di una perfezione completa e di una gloria totale. È la sua infinita perfezione morale a coronare la sua infinita intelligenza e potenza." (S 64)

Dopo di questo, il tempio si scuote e stride. E desidero che voi siate sicuri di vedere la risposta di Isaia alla presenza della santità. Cosa fa Isaia, quando capisce di essere davanti alla Santità? Non grida e non urla; non si mette a ridere, nè si sente orgoglioso di sè. Anzi, guardate come reagisce e cosa prova.

Isaia dice, "Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure." Riconosce la sua inabilità; si sente menomato dal peso della gloria di Dio, ed anche una cosa semplice come il parlare riflette la condizione del peccato.

E' disfatto, come disintegrato.

Pure Giobbe, dopo aver avuto a che fare con Dio, mostrò la stessa risposta. Ha confessato di aver sbagliato e di non aver compreso. (Gb 42:1-6) Una volta messo a confronto con la santità di Dio, Giobbe si pente con polvere e cenere.

"Per i peccatori, non esiste un attributo di Dio più terribile della santità." (S29). Man mano che ci avviciniamo a Dio, il nostro peccato diventa sempre più chiaro. Ryle: "Sono convinto che il primo passo verso un più alto livello di santità consiste nel realizzare a pieno la sconvolgente bassezza del peccato." (S 29)

R. C. Sproul parla dell'incontro di Isaia con Dio come del normale trauma che accade ad una persona che incontra il Dio vivente. Dio scuote il nostro sistema. Lui ci traumatizza con la santità. Non c'è un altro come lui. È totalmente differente. Calvino osservò, "Quindi il timore e lo sconvolgimento dai quali, così come leggiamo nella Scrittura, le persone consacrate vengono colpite e soprafatte quando davanti alla presenza di Dio [...] Le persone non vengono sufficientemente toccate e convinte della loro insignificanza fino a quando non si trovano in contrasto con la maestà di Dio." (S31)

Vedete, noi siamo ormai avvezzi al nostro peccato. Ecco perché quando ci accostiamo alla presenza della vera santità, così come Isaia, noi siamo disfatti. Ci rendiamo conto di quanto siamo veramente miseri. E questo Dio, non potrebbe mai essere immaginato da una mente carnale che ama costantemente essere adulata. Da nessuna altra parte nella religione si riscontra questa santità, tranne che per rivelazione. Gli uomini peccatori non sono in grado di realizzare questa nozione.

Hodge: "I serafini che girano attorno al trono e gridano giorno e notte, "Santo, Santo, Santo è il Signore," danno un'espressione dei sentimenti di tutte le creature che non sono cadute riguardo all'infinita purezza di Dio. Essi sono rappresentanti dell'intero universo nell'offrire questo omaggio perpetuo alla divina Santità." (S16)

Ma l'episodio di Isaia ha un proseguimento. Appare anche la grazia di Dio. Sproul nota: "Il Dio Santo è anche un Dio di grazia. Ha rifiutato di lasciare continuare al suo servo la sua lamentela senza un conforto. Si è mosso immediatamente per la purificazione e la ristorazione dello spirito dell'uomo [...] In questo divino atto di guarigione, Isaia ha sperimentato un perdono che andava oltre la purificazione delle sue labbra. È stato mondato completamente, perdonato totalmente, ma non senza la terribile sofferenza del pentimento. (46-47, The Holiness of God)

Dio è il "tuo Redentore, il Santo d'Israele" (Is 41:14, 16, 20) "Io sono il Signore, il tuo Santo, il Creatore d'Israele, il tuo Re." (43:15)

Nei Vangeli, la maggior pare dei riferimenti a "Santo" riguarda lo Spirito Santo. Gesù è il "Santo di Dio." (Ml 1:24) Maria in Luca 1:49, 72 parla della santità di Dio.

Inoltre c'è Matteo 7:6 dove Gesù ci dice di non dare ai cani ciò che è santo.

(Esempio del Nuovo Testamento: Pietro in Luca 5)

Pietro fa la stessa cosa che ha fatto Isaia, quando si confronta con la santità di Gesù. Un giorno Pietro ed i suoi compagni di lavoro tornano da una notte di pesca. Era andata molto male. Gesù, il quale era stato incontrato da Pietro solo di recente, comanda al pescatore professionista di andare al largo e lì di pescare.

Pietro reagisce come reagirebbe un chimico se cercassi di spiegargli come mescolare le sostanze, o come un radiologo se io gli interpretassi delle lastre, in un modo simile ad un pastore che si sente spiegare da una persona senza conoscenza biblica come si deve comportare un pastore. Pietro pensò che sapeva già come si faceva a pescare e che aveva un'esperienza un po' più importante di quella di Gesù. Però Gesù aveva appena guarito la sua suocera; Pietro lo stimava grandemente, così lo assecondò.

Non appena lo fa, catturano un'enorme quantità di pesce, da far affondare la barca. È un miracolo grande, e vorrei che riflettiate sulla reazione di Pietro. Non dice, "Caspita, è fantastico", e neppure "Che pescata; posso ritirarmi." La reazione di Pietro è sorprendente se messa a confronto con la religione odierna, perché denota un trauma. Luca 5:8 "Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore"." Pietro è consapevole del suo peccato quando si trova alla presenza del Signore. Questo per noi è istruttivo.

Questo tipo di Santità si applica agli altri attributi di Dio.

· Cosa comporta il fatto che Dio è Santo? (conclusione) · Definisce la Sua disposizione morale come opposta alle idee che abbiamo noi. Questo significa che Dio non è puramente utilitarista, e non è per nulla immorale. Lui dipende sempre dal suo essere santo; non può non essere santo.

Le reazioni dell'uomo alla santità che abbiamo preso dalla Bibbia descrivono come dev'essere la nostra attitudine verso Dio nell'adorazione. Se Dio è santo, un approccio casuale o un'eccesiva e spensierata familiarità vanno evitate. Noi dobbiamo accostarci in santità. Lo stile stesso dell'adorazione diventa differente se pensiamo alla sua santità. Una cosa è la celebrazione; ma non possiamo permettere che essa escluda la nostra risposta santa al Dio santo.

Ebrei 12:28-29 ci comanda: "Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante." Questo va applicato ad ogni aspetto della nostra adorazione, e contraddistingue tali aspetti.

c. La santità di Dio chiede una santità in noi. C'è una connessione etica tra questo argomento ed il modo in cui ci comportiamo. La Scrittura rendere chiaro il collegamento: "Siate santi, perché io sono santo."

Nemmeno questo particolare è stato originato dal Nuovo Testamento. Infatti lo si trova per la prima volta in Levitico 11:44-45; poi un po' più avanti, 19:2 e 20:7. Questa santità è uno standard applicabile sia al vecchio che al Nuovo Testamento. In ognuno di essi, il nostro comportamento è radicato nel carattere di Dio.

La parola chiave è "per." C'è un collegamento tra Dio e le sue aspettative per il Suo popolo. Dobbiamo ricordare che ogni volta che pecchiamo, noi non facciamo qualcosa di banale. Stiamo facendo una cosa che Dio odia, e nutrendo un'attitudine che Dio detesta. Invece, "La santità nel credente non è niente di meno che la conformità al carattere morale di Dio." (S64)

Jerry Bridges scrive: "Noi abbiamo bisogno di coltivare nei nostri cuori lo stesso odio che Dio ha del peccato. Odio del peccato come peccato, non come un qualcosa che inquieta e abbatte noi stessi, ma come un qualcosa che dispiace a Dio, che dimora alla base della vera santità. Noi dobbiamo coltivare la stessa attitudine di Giuseppe il quale, quando venne tentato, disse, 'Come potrei fare questo grande male, e peccare contro Dio?'" (The Pursuit of Holiness, pag. 32).

Inoltre, "senza santità, è impossibile piacere al Signore."

d. La santità, se capita, promuove l'umiltà, non l'orgoglio. Ricordate Pietro in Luca 5. La sua prima reazione è stata quella di cadere sulle sua ginocchia. Direi che ciò che segnala il conoscere Dio nella Sua santità, è l'umiltà che porta frutto nella vita.

· Dio governa l'universo in santità. È la Sua giustizia che lo qualifica a governatore del mondo.

Ecco come dovrebbe essere la nostra attitudine:

Isaia 8:13: Sia lui quello per cui provate timore e paura!

Isaia 12:1-6 ci coinvolge a cantare al Sigore nella luce della Sua gloria

Isaia 17:7-8 ci parla del pentimento delle persone. Quando esse si pentono e "gli occhi guarderanno al Santo d'Israele," esse non ricorreranno all'idolatria.

Isaia 29:22-24: quando le persone riconoscono la santità di Dio, esse "temeranno grandemente il Dio d'Israele."

g. La santità è il grande piano di Dio. Ogni santo diviene una piccola parte del sacro piano di Dio. Se noi non siamo santi, contraddiciamo il progetto di Dio. "La santità è l'unica cosa che ci differenzia dalla malvagità del mondo." (Watson, p. 86)

Nelle epistole, le Scritture vengono definite sante (Ro 1:2; 2 Ti 3:15) e che noi dobbiamo presentare i nostri corpi in sacrificio a Dio, come sacrificio spirituale (Ro 12:1). Lo Spirito Santo è il nostro santificatore, i nostri corpi sono il tempio dello Spirito Santo (1 Co 6:19). I figli dei credenti sono considerati santi da Dio (1 Co 7:14) e noi dobbiamo camminare in modo santo ed irreprensibile (Ef 1:4, Cl 3:12). I credenti ricevono una santa chiamata (2 Ti 2:19); infatti, noi siamo chiamati ad essere una nazione santa (2 Pt 2:9).

Cosa sarebbe Dio se non fosse santo? È ovvio che si tratterebbe di un idolo immaginario, un dio che non potrebbe esistere. Tuttavia per una serie di ragioni siamo portati a minimizzare o ad ignorare la santità. Spesso eleviamo la bontà di Dio al di sopra della sua potenza, o il suo amore al di sopra della sua giustizia. Gli uomini tendono a preferire quel lato del carattere divino che rispetto agli altri li fa sentire meno a disagio. Se fosse per noi, ci piacerebbe definire Dio come esclusivamente "amore", o almeno in predominanza. Il motivo? Il nostro interesse personale. Ci piace Dio per quello che potrebbe fare per noi, non per quello che è in realtà.

Tale distorsione, la sottrazione di questo attributo, trasforma Dio in un idolo, in un Dio falso (riassunto da Charnock, 2, 172-180):

1. "La santità di Dio viene lesa in rappresentazioni di Dio che non hanno valore e che sono un prodotto delle nostre menti. [...] È comune fra le persone immaginare Dio non come Lui è, ma come ci piacerebbe che fosse; spogliarlo della sua eccellenza a vantaggio della nostra tranquillità. [...] Siamo inclini ad immaginarlo così come piace a noi. [...] Se i buoi ed i leoni avessero mani, e potessero dipingere così come noi, loro disegnerebbero le immagini dei loro dèi in base ai loro propri gusti ed al loro aspetto."

· La santità di Dio viene intaccata quando cerchiamo delle scuse o cerchiamo di scaricare il nostro peccato su Dio. Le persone spesso cercano scuse per i loro peccati e tentano di dare la colpa a Dio

· "La santità di Dio viene indebolita quando gli uomini costruiscono delle argomentazioni basate sulla santa Parola di Dio per dare asilo ai loro crimini [...] [oppure] quando le persone chiedono insistentemente a Dio di aiutarli in un progetto malvagio."

Noi calpestiamo la santità di Dio quando ci accostiamo all'adorazione impreparati: "Un Dio santo richiede un'adorazione santa; e se già i nostri migliori riconoscimenti hanno una lordura dato che sono fatti da noi, quanto più sono sconvenevoli sono dei riconoscimenti spenti e impuri nei confronti di una santià immensa e vivente [...] Noi disprezziamo, dunque, la Sua perfezione, quando ci accostiamo senza una dovuta preparazione così come se Dio stesso fosse impuro [...] sarebbe come se un qualsiasi sacrificio impuro fosse abbastanza per Lui [...] Quando noi non suscitiamo quelle elevate disposizioni spirituali che sono dovute ad un simile essere, quando pensiamo di sollevarci dell'impegno con un culto mancante ed imperfetto, noi non lo adoriamo per l'eccellenza della sua natura, ma manchiamo di rispetto nei confronti della Sua maestosa santità.

Quando noi accusiamo la legge di Dio di rigidità o imperfezione, oppure quando noi odiamo la legge di Dio in teoria o in pratica, noi corrompiamo la Sua santità. Leggendo Abacuc, dobbiamo credere al fatto che non c'è amicizia tra Dio ed il peccato, le "nature" di entrambi sono veramente e immutabilmente contrarie tra di loro. La santità è la vita di Dio, durerà quanto la Sua vita; Egli sarà per sempre estraneo al peccato, non può che vivere nell'odio e nell'avversione di esso. Se cessasse per un solo istante di odiarlo, sarebbe come cessare di vivere. Per essere un Dio santo è essenziale per Lui come essere un Dio vivente; e non sarebbe un Dio vivente ma un dio morto se alla fine dei tempi fosse un Dio non santo. Non può guardare al peccato senza aborrirlo; non può guardare al peccato che il suo cuore sale contro di esso [...]"

Concludo con un'enfasi sulla grazia:

La santità di Dio disapprova la natura dopo la caduta, ma sorride delle riparazioni fatte dal Vangelo. La santità di Dio unita alla sua giustizia è terribile per un peccatore colpevole, ma unita alla Sua misericordia è dolce per il credente pentito. La grazia di Dio è basata sulla Sua santità. Nella nostra condizione di rottura ci volgiamo al Dio santo e non siamo delusi. Abbiamo il conforto di sapere che le nostre preghiere ricevono risposta perché Dio è troppo santo per rattristarci. Lui ci preserva fino all'ultimo dei giorni, perchè Lui è troppo santo per abbandonare le persone una volta che le ha salvate per grazia.

Pink: "Quello che la sua santità domandava è stato provveduto dalla Sua grazia in Gesù Cristo nostro Signore." (S43)

La Sua santità si riscontra nella creazione, nelle Sue opere (Sl 145:17), nella Sua legge (Ro 7:12), nel Suo disprezzo del peccato, ma più chiaramente - anche se è sorprendente - alla croce. La redenzione divina nella morte di Gesù ci mostra sia la perfezione morale di Dio che il suo assoluto odio del peccato. Charnock disse: "Nè tutti i giudizi che sono stati o che saranno riversati sul mondo malvagio, nè ciò che arde nella coscienza del peccatore, nè le irreversibili sentenze pronunciate contro i demoni ribelli, nè i lamenti delle creature dannate, nessua di queste cose danno dimostrazione dell'abominio divino nei confronti del peccato quanto quella data dall'ira che Dio ha permesso fosse sfogata sul Suo Figliolo. La santità divina non era mai apparsa in maniera così meravigliosa ed amorevole prima di quella volta che l'espressione del nostro Salvatore fu contaddistinta dall'agonia." (Charnock, 2, 135)

"Cristo con amore ha acquistato la santità per noi, con il suo sangue." John Flavel (S60).

"Senza la dovuta comprensione della santità di Dio, non siamo in grado di esaltare Dio nei nostri cuori; e più riusciamo ad avere una concezione distinta di questa cosa, e del rimanente dei suoi attributi, più lo glorificheremo." (Charnock, 2, 191)

Fate di questo il vostro obiettivo, la preghiera di Robert Murray McCheyne: "Signore rendimi santo così come lo può essere un peccatore perdonato."(S88) Ma ricordate anche che: "Non c'è santità senza combattimento." (Ryle, S88)

"La felicità per sua natura non può essere un fine ultimo, dato che cercarla equivale a non riuscire a raggiungerla: 'Colui che troverà la sua vita la perderà.' Cercare la santità dona felicità, ma non viceversa. Perciò il comandamento è 'Siate santi,' non 'Siate felici.' Un'altra prova che la felicità non è il fine ultimo come lo è la santità è il fatto che ci sono vari tipi di felicità, ma di santità ce n'è uno solo." (Shedd, 358).

Pascal disse, "La serena bellezza di una vita santa è ciò che influenza di più, a parte la potenza di Dio."

 



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