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GESU' E GLI EBREI

di JOHN PHILLIPS
traduzione di Alessandro Vall

La storia che ora seguirà è ricca di insegnamenti particolari. Essa riguarda la trattativa che Giuseppe fece con i suoi fratelli e rispecchia la trattativa tra Gesù e gli Ebrei. Questa fase della transazione di Giuseppe si può dividere in tre parti.

a. La Cospirazione (44:1-3)

I fratelli avevano cospirato con odio contro Giuseppe; ora egli cospirava con amore contro loro. Egli cominciò col trattare la loro avidità (44:1). "Ed egli diede quest'ordine al suo maggiordomo: “Riempi i sacchi di questi uomini di tanti viveri quanti ne possono portare e metti il denaro di ciascuno di loro alla bocca del suo sacco." Essi lo vendettero una volta per soldi, così lascia che abbiano i soldi. Glieli lascia fino a che loro imparino a detestare il significato di ciò.

La maggior parte delle persone ama i soldi, ma pochi hanno avuto lo stesso successo degli Ebrei nel campo dell'acquisizione. Come popolo sembra che essi abbiano un talento innato per divenire ricchi. Il loro grande talento naturale, unito alla loro laboriosità senza soste, all'acume affaristico e alla cooperazione reciproca hanno fatto degli Ebrei i finanzieri del mondo. Durante il Medio Evo essi raggiungevano immancabilmente le posizioni di influenza e potere in tutti i paesi nei quali erano condotti a motivo delle persecuzioni. Re, imperatori, e papi erano affascinati da loro e una volta acquisiti i loro servizi, provocavano le invidie dei popoli vicini. Divenne un vero e proprio gioco internazionale il fatto di spogliare gli Ebrei. Essi avevano usato il freddo denaro per comperare Giuda, e il denaro divenne la loro trappola. Avendo contrattato con la loro avidità, Giuseppe trattò ora con il loro rancore (44:2-3). "Metti la mia coppa, la coppa d'argento, alla bocca del sacco del più giovane, assieme al denaro del suo grano”. Giuseppe li aveva confrontati con i pericoli delle ricchezze nella prima parte della cospirazione, ed ora li confronta con una terribile responsabilità. Nel sacco di Beniamino è stata posta una bomba pronta a esplodere prima che i fratelli si lascino dietro le frontiere del paese. Beniamino stava per divenire una merce di scambio come lo fu Giuseppe per loro (o come loro immaginavano) molto tempo prima. Cosa avrebbero fatto con Beniamino? E' ciò che Giuseppe desiderava sapere.

b. Il Confronto (44:4-15)

Come i fratelli di Giuseppe si stavano dirigendo verso le sabbie del Sinai, il maggiordomo di Giuseppe con una scorta di uomini armati li seguirono. "Perché avete reso male per bene?" il maggiordomo domandò ai fratelli. "Dove è la coppa del mio signore, la coppa che egli usa per trarre presagi?" Nell'antico Egitto un calice veniva frequentemente usato come mezzo di comunicazione con gli spiriti. In alcuni casi, piccoli pezzi d'oro o d'argento, insieme a pietre preziose, erano incastonati nel calice sopra il quale venivano praticati gli incantesimi. Qualche volta il calice veniva riempito con acqua e posto al sole, così che le profondità e le ombre presenti nella coppa potessero essere lette nello stesso modo col quale oggi alcune persone leggono i fondi del tè. E' molto improbabile che Giuseppe potesse tollerare questo genere di pratiche, ma sicuramente ne aveva sentito parlare.

I maghi d'Egitto utilizzavano questi sistemi di divinazione ed erano perciò grandemente temuti e rispettati dalla gente. I fratelli, che già temevano Giuseppe, non erano però terrificati dalla supposta abilità di vedere nei loro sacchi.
Essi protestarono la loro innocenza. Erano così convinti che nessuno di loro avesse manomesso la coppa che fecero un gran giuramento. "Quello dei tuoi servi presso il quale si troverà la coppia sia messo a morte e noi pure saremo schiavi del tuo signore.” Il maggiordomo sorrise impietosamente e domandò di aprire i loro sacchi. Uno dopo l'altro i fratelli passarono l'ispezione fino a che i ricercatori andarono da Beniamino, e lì trovarono la coppa sparita.

I fratelli si ritrovarono di fronte ad il bivio più grande della loro vita. Cosa avrebbero fatto con Beniamino? Avrebbero aggravato la loro abominazione gettando Beniamino ai lupi come fecero in passato con Giuseppe? Oppure avrebbero preso le difese di Beniamino? Non ci volle molto tempo al maggiordomo per vedere il risultato del gioco che si stava giocando sulla sabbia del deserto. Senza un momento di esitazione, questi uomini colpiti duramente manifestarono il loro amore per Beniamino e si disposero a dividere il proprio destino, qualsiasi esso fosse, con lui. Per quel poco che ne sapessero, essi attraverso questa azione avevano passato la bufera. Questo tipo di incidente ci riporta ai giorni quando gli Ebrei, ossia la progenie del Signore secondo la carne, saranno gettati nella fornace dell'afflizione per essere purificati dalle fiamme e divenire così pronti per la rivelazione di Gesù nella Sua gloria, colui che è stato attivo nei loro affari per tutto questo tempo. Il discernimento stava apparendo, ma i fratelli di Giuseppe non erano ancora pronti per il momento dell'”apocalisse”, quando Giuseppe si sarebbe svelato dinanzi a loro. Grandemente castigati, essi si strapparono le vesti secondo un costume tipicamente orientale, per porre fine a tutta la loro capacità e al loro orgoglio. Grandemente cambiati, essi appena arrivati da Giuseppe si gettarono con la faccia a terra dinanzi a lui.

In principio Giuseppe li mise faccia a faccia con la sua grandezza e con il suo potere. “Che azione è questa che avete fatto?" domandò. "Non lo sapete che un uomo come me ha il potere di indovinare?" Egli li stava forzando a pensare a lui nei termini maggiori possibili. Verosimilmente, in un giorno venturo, nella fornace della Grande Tribolazione, il Signore Gesù forzerà gli Ebrei a pensare a Lui in termini più grandi che mai. Comunque attualmente il pensiero degli Ebrei potrebbe essere rivolto a Gesù, ma una cosa è certa: gli Ebrei, come persone, non sono pronte ad ammettere la Sua Deità, che Egli è il loro Messia e il Figlio di Dio, e che, come nazione, essi commisero il crimine dei crimini forzando la mano di Pilato, istigandolo a crocifiggere il Cristo. “Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”, essi gridarono, proclamando la loro colpevolezza. La Tribolazione, in ogni caso, andrà a distruggere il loro orgoglio nazionale e religioso e li preparerà alla totale e finale rivelazione di Gesù stesso a loro.

c. La Confessione (44:16-34)

In quel momento Giuda entrò in scena. Prima offrì di dividere la condanna e in seguito si caricò completamente della colpa. “Cosa diremo dinanzi al nostro signore” gridò. “Quali parole useremo? O come ci giustificheremo? Dio ha trovato l'iniquità dei tuoi servi”. In modo vago e generale, Giuda confessò la colpevolezza dei fratelli nel rifiutare e vendere Giuseppe molti anni prima. Era un grande passo avanti, ma non era ancora abbastanza. Giuseppe prontamente rigettò la loro offerta di dividere la condanna con Beniamino - Giuda evidentemente ritenne possibile che Beniamino, nonostante il suo grido d'innocenza, avesse realmente rubato la coppa. "Ecco siamo schiavi del mio signore: tanto noi, quanto colui in mano del quale è stata trovata la coppa."

Giuseppe respinse la protesta, non era ciò quello che voleva. “Dio mi guardi dal far questo! Ma l'uomo nella cui mano è stata trovata la coppa, lui sarà mio schiavo; quanto a voi tornate in pace da vostro padre.” Egli stava forzando la vicenda - cosa avrebbero fatto con Beniamino?
In questa occasione Giuda si mostrò all'altezza elevando una delle più grandi preghiere di intercessione della Bibbia, una preghiera che dimostrò la grandezza morale di Giuda e la sua supremazia sui suoi fratelli. Fu per questa preghiera, possibilmente, che la linea messianica fu posta su Giuda. Come risultato alla sua preghiera, tutte le barriere alla completa rivelazione di Giuseppe furono rimosse. Nella sua preghiera Giuda prese la sua posizione, in accordo coi fratelli, con Beniamino per l'amato padre.

Fece appello alla pazienza del signore straniero (44:18). “Mio signore, permetti al tuo servo di fare udire una parola al mio signore. La tua ira non si accenda contro il tuo servo, poiché tu sei come il Faraone”. Egli diede a Giuseppe la sua reale posizione e si appellò a lui in virtù della sua grazia. Egli si appellò alla volontà del signore straniero (44:19-23), dicendo a Giuseppe come la fame avesse colpito la famiglia e come il cuore di Giuseppe si sia riscaldato quando Giuda ricordò le trattative passate con lui. Egli ricordò al signore straniero la sua inflessibile richiesta, la quale sarebbe stata esaudita solo attraverso Beniamino. Egli si appellò alla pietà del signore straniero (44:24-31), parlando a lui del grande dolore del padre se Beniamino non fosse tornato. "E mio padre, tuo servo, ci rispose, Voi sapete che mia moglie mi partorì due figli; uno di questi partì da me, e io dissi: “certamente egli è stato sbranato” e da allora non l'ho più visto; se mi togliete anche questo farete scendere i miei capelli bianchi nel soggiorno dei morti."

Quanto deve avere toccato il cuore di Giuseppe! Qui Giuda stava parlando a lui a proposito dell'anima del padre alla notizia della morte di Giuseppe. Come Giuda parlò del cuore rotto del padre, il cuore di Giuseppe traboccò.
Quale lezione di intercessione è contenuta in questo brano. Se vogliamo essere intercessori, diciamo delle sofferenze patite dal nostro Signore e cosa significavano queste sofferenze per il Padre. ParliamoGli del Calvario e di come esso ruppe il cuore di Dio. Lascia che Gli diciamo che il Calvario non potrà ripetersi più - poiché questo tipo di sofferenza è sufficiente per tutta l'eternità. Questa implorazione non può andare invano.

Per concludere questo appello, Giuda si appellò al potere del signore straniero (44:32-34). Ritornare da suo padre senza Beniamino era fuori questione; sarebbe stata l'ultima goccia, sarebbe stato il colpo finale. Piuttosto sarebbe stato meglio morire. Fu un appello che sciolse il cuore sgorgante di lacrime di Giuseppe. Il mistero fu chiuso. La fase della maestà di Giuseppe poté cominciare.

Estratto dal libro ESPLORANDO LA GENESI
di John Phillips, (Moody Press - Chicago)

 



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