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AMARE E CONOSCERE DIO

di DAVE HUNT, The Berean Call
traduzione di Alessandro Valli

 

(Il testo seguente è tratto da The Berean Call del novembre 1993)

"Ascolta, o Israele: il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze." (Deuteronomio 6:4,5)

"Gesù disse ...Questo è il grande e primo comandamento” (Matteo 22:37,38)

"Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui.." (Giovanni 14:23

Sia i dieci comandamenti dati ad Israele che le leggi morali scritte da Dio in tutte le coscienze (Romani 2:14-15) ci chiedono di amare Dio con tutto il nostro essere. Questa richiesta ci viene fatta non perché Dio abbia bisogno del nostro amore - del resto Colui che è infinito non è mancante di nulla - e neppure per una ragione di egocentrismo e orgoglio da parte Sua. Egli ci comanda di amarLo con tutto il nostro cuore perché solamente così possiamo salvarci dal nostro nemico incorreggibile, ossia il nostro Io.

Questo primo e grande comandamento ci è stato dato per il nostro bene. Dio ama così tanto ognuno di noi da voler offrirci la maggior benedizione esistente: Sé stesso. Tuttavia Egli non obbliga nessuno con la forza ad amarlo, anche perché in questo caso non sarebbe più vero amore. Noi dobbiamo desiderare Dio genuinamente e seriamente. "Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore" (Geremia 29:13) è la promessa di Dio che altrimenti si nasconde come in Isaia 45:15. E altrove troviamo scritto: "Egli ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6).

Questa fervente ricerca di Dio con tutto il proprio cuore, senza la quale nessuna può conoscerLo, è sempre stata il segno distintivo dei Suoi veri discepoli. Uno dei salmisti ha paragonato la passione per Dio con la sete del cervo che anela all’acqua (Salmo 42:1,2). Davide si espresso alla stessa maniera: "O Dio, tu sei il mio Dio, di te è assetata l'anima mia..." (Salmo 63:1). Quale desiderio potrebbe mai essere maggiore rispetto a quello di conoscere Dio? Eppure questa preziosa ricerca viene trascurata persino dagli stessi cristiani.

E’ così sorprendente che l’infinito Creatore dell’universo offra Sé stesso a delle creature così degradate come noi! E il Suo amore non è una forza cosmica impersonale, bensì è intimamente personale. Considera questo! Un così grande amore dovrebbe risvegliare in noi una fervente reazione. Tuttavia quanti sono quelli tra noi che esprimono il proprio amore a Dio almeno una volta al giorno, per non parlare di amare con tutto il nostro essere? Purtroppo persino molti cristiani si sono fatti attrarre dall’amore proibito del mondo (1Giovanni 2:15) per ricercare i suoi premi ingannevoli.

Amare Dio è il primo comandamento perché la nostra obbedienza a tutti gli altri Suoi comandamenti deve essere motivata dall’amore per Lui. Dal momento che Dio ci comanda di amarlo con tutto il nostro essere tutta la nostra vita (pensieri, parole, azioni) deve sgorgare da questo amore. Paolo ci ricorda che anche dare tutto ciò che si possiede ai poveri ed essere martirizzati nelle fiamme è inutile se questo non è motivato dall’amore per Lui.

Se amare Dio con tutto il proprio essere è il comandamento più grande, ciò comporta che il non farlo significa compiere il peccato più grande, in quanto si tratta della radice di tutti i peccati. Allora come è possibile che l’amore di Dio - senza il quale tutto diventa paragonabile ad un "rame risonante, o uno squillante cembalo" (1 Corinzi 13:1) – non viene neppure menzionato nelle liste delle lezioni che si tengono nei nostri seminari teologici? Come può essere che “il primo e più grande comandamento” venga così ignorato dalla chiesa? La triste verità è che tra gli evangelici di oggi la primaria necessità non è l’amore e il rispetto di Dio bensì l’amore per sé stesso e l’autostima!

Parlo col cuore. A volte mi dispero per il fatto che anch’io come Marta (Luca 10:38-42), preso dall’incombenza di servire Cristo finisca con lo spendere così poco tempo nell’amarlo. Oh, si deve essere più simili a Maria! Ma come può una persona imparare ad amare Dio senza averlo mai visto prima? (Giovanni 1:18; 1 Timoteo 6:16; 1 Giovanni 4:12,20)? Ovviamente, deve esserci una ragione per amare Dio o chiunque altro. Sì, ragione ed amore vanno di pari passo. L’amore deve andare oltre all’attrazione fisica, altrimenti diverrebbe solamente un fatto carnale. Oltre alla bellezza esteriore esistono anche delle bellezze interiori della personalità, del carattere, dell’integrità e tutte le altre qualità dell’amore. Dio ci ama senza ragioni. Il nostro amore, persino quello per Lui, ha bisogno invece di tutte queste cose: “Noi Lo amiamo, perché Egli ci ha amati per primo” (1 Giovanni 4:19).

Il nostro Padre Celeste ama anche coloro che si sono fatti Suoi nemici e quelli che Lo sfidano, Lo rigettano, negano la Sua esistenza e vorrebbero cacciarlo dal Suo trono. Cristo ha dimostrato questo amore andando sulla Croce per pagare i peccati di tutti, chiedendo persino al Padre di perdonare chi che Lo aveva inchiodato (Luca 23:34). Questo è il tipo di amore che i cristiani dopo averlo sperimentato su loro stessi, sono chiamati a manifestare attraverso la propria vita in Cristo: "Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano" (Matteo 5:44).

Amare Dio con tutto il nostro cuore e il nostro prossimo come noi stessi non è qualcosa di realizzabile con le nostre forze. L’amore per il nostro prossimo deve essere l’espressione dell’amore di Dio nel nostro cuore e possiamo amare Dio solamente conoscendolo per come Egli è. Un falso dio non lo farebbe. Eppure al ritrovo per la Preghiera Nazionale tenutosi a Washington D.C. nel 1993, il vicepresidente Al Gore ebbe modo di dire: “La fede in Dio, la relazione con un Potere Superiore, comunque la si voglia chiamare, è dal mio punto di vista essenziale”. Nessuno può amare "un piano per amare Dio" a seconda di come Lo si possa concepire. Ciò significherebbe amare una persona immaginaria. Conoscere il vero Dio significa amarlo, e più Lo si conosce e più Lo si ama.

La maggior parte di noi ha una consapevolezza troppo superficiale a riguardo della conoscenza di Dio. Il nostro amore per Dio può crescere solamente se sappiamo apprezzare profondamente il Suo amore per noi – un apprezzamento che deve includere questi due aspetti: 1) L’infinità grandezza di Dio e 2) la nostra miserabile e indegna condizione di peccatori. Che Egli, il quale è così alto e santo, possa abbassarsi a tal punto da redimere degli indegni peccatori è la dimostrazione del Suo amore. La comprensione di questo aspetto è la base del nostro amore e della nostra gratitudine in cambio e dovrebbe rappresentare il tema immutabile della nostra lode per tutta l’eternità di fronte la Sua gloriosa presenza (Apocalisse 5:8-14).

Non vi è alcun dubbio che più la propria visione di Dio diventa chiara e più ci si sente indegni e di conseguenza più riconoscenti per la Sua grazia e amore. Questa è sempre stata la testimonianza degli uomini e delle donne di Dio. Giobbe in lacrime si rivolse così a Dio: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l'occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere." (Giobbe 42:5-6). Similmente anche Isaia ebbe modo di dire: "Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti!" (Isaia 6:5).

Riconoscere il proprio peccato e la propria indegnità non sminuisce ma anzi fa aumentare l’amore dei santi per Dio e la capacità di apprezzare più profondamente la Sua grazia. Più chiaramente vediamo l’infinito abisso che vi è tra la gloria di Dio e la nostra caduta nel peccato (Romani 3:23), maggiore sarà la gratitudine per la Sua grazia e l’amore che Egli ha mostrato attraverso la redenzione che ha colmato quel fossato.

Non c’è gioia paragonabile a quello dell’amore reciproco. Così come non c’è dolore così profondo come quello dell’amore respinto o ignorato. Pensiamo dunque quanto si deve rattristare il nostro Signore nel vedere quanto poco amore riceve in cambio dai Suoi redenti! Questo dolore lo possiamo ritrovare in alcuni passaggi delle Scritture come questi: "Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me." (Is 1:2). "La fanciulla può forse dimenticare i suoi ornamenti,o la sposa la sua cintura? Eppure il mio popolo ha dimenticato me, da giorni innumerevoli." (Ger 2:32).

Ancor più riprovevole della trascuratezza e della dimenticanza è l’insegnamento che proviene dalla cosiddetta psicologia cristiana secondo cui Dio ci ama perché noi siamo effettivamente amabili e valenti. Richard Dobbins, meglio conosciuto come lo psicologo delle Assemblee di Dio, invita le persone a ripetere: “io sono una persona amabile e perdonabile”. Addirittura Bruce Narramore dichiara che “il Figlio di Dio ci considera di un così gran valore dall’avere dato la Sua vita per noi”. Se tutto questo fosse vero, ciò non accrescerebbe, bensì diminuirebbe il nostro amore per Lui e la nostra gratitudine per la Sua grazia. La Bibbia infatti ci insegna che il nostro amore per Dio e la nostra riconoscenza per il Suo amore e per il Suo perdono sono proporzionali alla consapevolezza della nostra condizione di peccatori e della nostra indegnità.

Questa fu la lezione insegnata da Cristo a Simone il Fariseo quando fu ospite nella sua casa. Gesù parlo di quel creditore che perdonò i due debitori, il primo che aveva un forte debito, mentre l’altro aveva una minima somma da restituire. Quindi Egli chiese a Simone: “Chi dei due amerà di più il creditore?” Simone gli rispose: ”Immagino … che sia quello al quale è stato condonato di più”. “Tu hai rettamente giudicato” gli replicò Gesù. Poi riprese Simone per non avergli nemmeno porto l’acqua e qualcosa per asciugarsi e nel contempo lodò la donna che lavò i Suoi piedi con le proprie lacrime e li asciugò coi suoi capelli. Ed infine dichiarò risolutamente: “Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama." (Luca 7:36-47).

Sia la logica che la Bibbia ci insegnano che più ci rendiamo conto della nostra condizione di peccatori agli occhi di Dio e più sapremo essere grati e pieni d’amore per Cristo che morì per noi. Mentre se in qualsiasi modo arriviamo a pensare che noi meritiamo di essere amati e valiamo il Suo sacrificio allora è evidente che finiremo con l’apprezzare meno il Suo amore. La Bibbia insegna che Dio ci ama non per quel che noi siamo, bensì per quello che Lui è: “Dio è amore” (1 Giovanni 4:16). Se Dio ci amasse perché trova in noi qualcosa di attraente capace di suscitare amore, potrebbe succedere che - essendo noi creature mutevoli - col tempo potremmo finire col perdere quell’attrattiva e di conseguenza l’amore di Dio. Ma se Egli ci ama perché Dio è amore, allora questo amore non sarà mai perduto, perché Dio non cambia mai. E’ questo che ci dà la sicurezza per l’eternità (Geremia 33:3) – e la gloria è tutta Sua!

Spesso facciamo fatica, specialmente quando ci si trova in mezzo a delle prove, a riposare nel grande amore che Dio ha per noi e ciò avviene perché nel profondo del nostro cuore sappiamo quanto siamo indegni. La psicologia cristiana pretende erroneamente di curare questo senso di inadeguatezza cercando di convincerci che dopotutto noi valiamo. Robert Schuller dichiara: “La morte di Cristo sulla croce è l’etichetta del prezzo di Dio sull’anima umana … Ciò significa che noi siamo Qualcuno!” Non è così. Cristo non è morto per Qualcuno, bensì per i peccatori. Dobbins dice: “Se noi non fossimo persone di valore certamente Egli non avrebbe pagato quel prezzo.” In realtà è tutto il contrario, maggiore è il prezzo pagato e maggiore è il nostro peccato, non certo il nostro valore. Che il Figlio di Dio senza peccato sia morto sulla Croce per redimerci non dovrebbe farci sentire orgogliosi ma farci provare vergogna, perché è per i nostri peccati che Egli è stato inchiodato. Nonostante ciò Bruce Narramore definisce la Croce come “una fondazione per l’autostima”.

Questo falso evangelo umanistico che si autoalimenta sta sempre più prendendo piede nel mondo evangelico. Un concetto chiave utilizzato dai centri del consiglio Rapha fondato da Robert S. McGee consiste proprio nella ricerca dell’autostima. Anthony A. Hoekema scrive: "Certamente Dio non avrebbe dato il Suo Figlio per delle creature che considera di basso valore”. Così l’amore e la gratitudine nei confronti di Dio che dovrebbe suscitare in noi il sacrificio sulla Croce viene pervertito da questo nuovo concetto secondo cui Egli lo fece per il nostro alto valore. Jay Adams insegna questa falsa dottrina affermando che ciò che Dio fa per noi “è una Sua risposta al nostro valore, piuttosto che un atto del Suo amore, misericordia, bontà e grazia”.

Il nostro canto per l’eternità sarà “Degno è l’Agnello” (Apocalisse 5:12). Nel cielo non vi è posto per le false credenze secondo cui Cristo è morto perché noi valiamo. La morte di Cristo al nostro posto non ha nulla a che vedere con il nostro valore, ma è stata conseguente alla profondità del nostro peccato, alle richieste fatta dalla giustizia di Dio e alla Sua eterna gloria.

Ovviamente coloro che hanno portato nella chiesa questa psicologia umanistica dell’egocentrismo pretendono di dimostrarla con i versetti delle Scritture. Bruce Narramore cita il Salmo 139 e suggerisce che il "meraviglioso piano di crescita, adempimento e sviluppo” che Dio ha costruito nei nostri geni … rappresenta il principio fondamentale dell’autostima. Certamente i geni dei codici genetici potranno farmi inchinare con stupore e adorazione davanti alla saggezza e alla potenza di Dio, ma cosa c’entra l’autostima con tutto questo? L’ammirazione verso la potenza creativa di Dio non produce in me alcuna autoesaltazione, dal momento che non sono stato io a creare tutto ciò!

Paolo dichiarò: “E’ per la grazia di Dio che sono come sono” (1 Corinzi 15:10). Nessuna traccia di autostima! Davvero pensiamo di poter mai cancellare dalle nostre memorie il fatto che siamo indegni peccatori salvati per grazia? Certo, Dio nella Sua grazia ci darà corone e premi e udiremo persino dalle labbra di Dio: "Va bene servo buono e fedele … entra nella gioia del tuo Signore" (Matteo 25:21; 1 Corinzi 4:5), ma questo dovrebbe portarci ad avere un’immagine di noi basata sull’autocelebrazione e sull’autostima?  C. S. Lewis risponde: "Al bambino viene data una sculacciata perché impari la lezione … l’anima salvata alla quale Cristo dice “Va bene” sono giustamente compiaciute di ciò.” Il piacere non consiste in ciò che tu sei bensì nel fatto che tu sei stato apprezzato da qualcuno al quale volevi piacere. Il problema comincia quando tu passi dal dire “Gli sono piaciuto” al pensare “se Gli sono piaciuto significa che devo proprio essere una bella persona”.

Il nostro amore per Dio è influente anche quando cadiamo nelle tentazioni. La passione è chiamata “ingannevole” (Efesini 4:22) e"funesta" (1 Tm 6:9) perché ci attrae con il piacere di corto durata chiamandoci a disubbidire a Dio portandoci così verso una fine dolorosa e rovinosa. Coloro che mettono sé stessi al centro del proprio modo di considerare i comandamenti di Dio negano questa verità. Ma quelli che sono stati rapiti dall’amore di Dio si sono liberati da loro stessi e trovano la verità, il piacere duraturo e la gioia nell’obbedienza e nel piacere a Dio. Vi è una gioia che deriva dal piacere di obbedire a Dio che supera ogni piacere di questo mondo e che nessuna tentazione può pensare di superare.

La nuova teologia nega questo sentiero di vittoria. La sua gioia è egoistica. Per obbedire al primo e grande comandamento è necessario rinunciare a sé stessi come Cristo ha comandato in Matteo 16:24. Nessuno può rinunciare sé stesso e nel contempo avere un’alta considerazione di sé. Considerare l’amore di Dio come una risposta alla mia qualità e al mio valore è già più che sufficiente a negare la verità di Dio. Mettiamo da parte noi stessi, i nostri bisogni e i nostri dolori e cerchiamo piuttosto di conoscere e amare Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) per mezzo del quale noi abbiamo il Suo amore e la Sua grazia. Il Suo amore sgorgherà agli altri attraverso di noi se sapremo stimare gli altri superiori a noi stessi (Filippesi 2:3). Questa è la via alla vera gioia. (Ebrei 12:2).

 



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