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"Ecco, io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti; questo concernerà anche Giuda, quando Gerusalemme sarà assediata.
In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei.
Zaccaria 12:2,3

 


 

  • Flotilla Redux - (1 Luglio 2011) new . apocalypsesoon.org
  • L'Ossessione europea per Israele (luglio 2010)
  • L'Iniziativa di Obama per la Pace nel Medio Oriente (riassunto)
  • Cambio della Guardia e Nuovi Giocatori - Editoriale (Maggio 2006)
  • Occhio sul Medio Oriente - Editoriale (Giugno 2005)
  • Un Nuovo Capitolo per una Vecchia Storia - Editoriale (27 Febbraio 2005)
  • Vita Oltre la Morte? - Editoriale (23 Novembre 2004)
  • Editoriale - 17 Giugno 2003
  • Editoriale - 20 Marzo 2002
  • Televisione Palestinese:"La Dolce Fragranza del Martirio"
  • Il Principe Erede al Trono Saudita Presagisce la Guerra nel Medio Oriente
  • Il Fattore Stupidità
  • La Russia Propone un Nuovo Scud alla Siria
  • Editoriale - 19 Aprile, 2001
  • Giovani Musulmani Britannici Addestrati per la Jihad
  • Israele Minaccia la Siria di Bombardamenti Aerei
  • Rabbia Anti-Israeliana nel Mondo
  • La Sinagoda sul Monte del Tempio Potrebbe Provocare uns Guerra
  • Le Origini dei Medio Orientali
  • Israele Mette in Guardia su Guerra con la Siria
  • Hackers Scoprono i Miliardi Segreti dell'OLP di Arafat
  • Israele Secondo i Libri di Testo Palestinesi
  • Hizbullah Decidono di non Riconoscere mai a Israele il Diritto di Esistere

 


Flotilla Redux

1 Luglio, 2011

Ecco ci risiamo. Esistono uomini che sono provocatori nati e questo fatto di per sé non è necessariamente una cosa negativa. Altro discorso invece è per coloro che sono provocatori senza una vera o presunta motivazione e in questo caso invece la cosa è davvero negativa perché non se ne capisce la ragione.

Circa un anno fa abbiamo assistito all’infame caso della nave turca chiamata ingiustamente “Peace Flotilla” che tentò di forzare il blocco navale israeliano della striscia di Gaza, il cui intento era di raggiungere le coste della striscia di Gaza per portare aiuti umanitari ai palestinesi residenti.

Israele dopo aver domandato le motivazioni umanitarie agli organizzatori della Flotilla invitò gli organizzatori ad utilizzare i valichi di terra, ma essi erano poco interessati agli aiuti umanitari perché il loro reale intento era quello di propagandare la propria politica radicale facendo così il gioco delle provocazioni di Hamas. Mascherandosi sotto il mantello dell’aiuto umanitario la loro azione aveva in realtà lo scopo di fare propaganda politica e non quello di portare aiuto ai palestinesi. - Wikipedia

Successivamente il mondo ha assistito all’arresto della Flotilla compiuto dalle forze militari israeliane e alla conseguente morte di nove dei provocatori, oltre a numerosi feriti. Il mondo ha gridato all’ORRORE e come al solito la cattiva stampa ha condannato Israele, FINTANTO che non è stato rivelato e documentato ciò che realmente successe, e questa è un’altra storia.

L’IDF ha realizzato circa una ventina di video relativi all’incidente. Dalle immagini si rischia di confondersi nel capire chi ha cominciato le ostilità. I video sono stati ripresi dalle navi da guerra israeliane e da elicotteri muniti di tecnologie capaci di filmare anche in notturna. In essi si vedono attivisti colpire i soldati con sbarre di metallo e una sedia. In un altro video si vede un soldato spinto fuori coperta dagli attivisti e gettato sul ponte inferiore. Altri video mostrano come ogni commando sia stato attaccato con spranghe di metallo mentre stava per essere calato dall’elicottero con immagini di attivisti mentre malmenano un soldato tentando di rapirlo. Un altro filmato mostra un soldato che spara con una pistola simile a quelle che si usano per sparare le palle con la vernice. L’IDF ha anche trasmesso le immagini coi feriti curati e caricati sull’aereo.

L’IDF ha inoltre mostrato il filmato in cui si vedevano attivisti prepararsi alla battaglia già qualche ora prima che l’esercito israeliano venisse a contatto con loro. In esso appaiono gli attivisti mentre distruggono le ringhiere per poter avere sbarre di metallo da utilizzare durante la battaglia contro i soldati. Tra le armi utilizzate dagli attivisti vi era anche una granata stordente. Tra i filmati fatti dagli attivisti si vedono feriti evacuati sotto coperta per ricevere le cure del caso. Wikipedia

Così adesso queste persone così pacifiche ci riprovano, forti delle tremende ripercussioni avute nel primo round. Giusto o sbagliato che sia, ora tutti gli occhi sono puntati sulla risposta di Israele e si può star certi che alla prima nota stonata verrà puntato nuovamente il dito contro la mancanza di umanità e la malvagità di Israele.

Certo, qualcuno può obiettare che queste persone hanno uno scopo e una missione e che per ottenere il loro risultato sono disposti a rischiare la propria vita. Paradossalmente non c’è nulla di più lontano dal vero da tutto ciò. In realtà l’unica cosa che dimostrano è il proprio odio verso Israele per ciò che Israele è e per ciò che rappresenta. E’ una bella cosa avere ideali e battersi per essi, ma qui si sta parlando di ben altro. Il loro unico ideale è inequivocabilmente contro Israele. Il popolo palestinese viene usato solamente come un pretesto. E’ colpa di Israele, è sempre colpa di Israele per quello che è stato e per quello che sarà. Fino al ritorno di Gesù. Allora la musica cambierà. Per sempre.

Non ho mai smesso di sorprendermi di scoprire come questa gente non abbia in realtà una vera motivazione del loro odio per Israele. E’ viscerale, primordiale e certamente inspiegabile anche per loro. Essi ripetono slogan acquisiti fin dalla gioventù e mostrano un risentimento viscerale senza però avere reali motivi che giustifichino tutto questo odio. Quando vengono messi sotto pressione neppure loro sanno perché credono a ciò. Con persone ragionevoli si può discutere ed argomentare in un senso o nell’altro sul fatto che le cose non sempre sono come appaiono, ma non con loro. Su questo argomento sono totalmente intransigenti e bellicosi. Definirli bigotti è limitativo.
Tutto questo dà da pensare, ma nessun vero cristiano è sorpreso da tutto ciò. Noi sappiamo da dove proviene tutto ciò e certamente non viene da Dio.

Ecco dunque un’altra opportunità di manipolare i fatti per mostrare nuovamente la propria ostilità contro Israele.
Gli allarmi sono scattati (guardate le ultime notizie riportate qui in basso) da parte di diverse autorità, ma questi provocatori come al solito continueranno la propria insensata battaglia e spudoratamente accuseranno Israele di atrocità e repressione e molti gli crederanno.

WASHINGTON (Reuters) Gli Stati Uniti hanno messo in guardia gli attivisti dallo sfidare nuovamente il blocco di Israele alla Striscia di Gaza inviando una nuova spedizione di aiuti umanitari della Flotilla. Sarebbe infatti un gesto del tutto irresponsabile e alquanto pericoloso.
I gruppi che cercano di forzare il blocco marittimo israeliano si rendono colpevoli di azioni irresponsabili e provocatorie che mettono a rischio la sicurezza dei propri passeggeri. Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato, ha aggiunto che saranno stabilite nuove vie per portare gli aiuti umanitari a Gaza.

“Invitiamo coloro che desiderano portare questo tipo di assistenza alla popolazione di Gaza di usare queste vie e non a partecipare ad iniziative come quelle della Flotilla” ha poi concluso la Nuland.

Israele ha già avvertito le Nazioni Unite che una nuova spedizione della Flotilla - che dovrebbe avere inizio nei prossimi giorni dai porti europei – potrebbe avere delle pericolose conseguenze.
Israele ha già messo in chiaro che impedirà ad una nuova Flotilla di raggiungere Gaza. Lo scorso anno, nove attivisti turchi (incluso uno con la doppia nazionalità USA/Turchia) furono uccisi in un raid israeliano durante una spedizione simile. Per questa azione l’esercito israeliano fu duramente criticato e ciò comportò un ulteriore deterioramento dei propri rapporti con la Turchia.

Non inganniamoci su questo punto: Israele verrà perseguitato fino al ritorno del Suo Messia e Re, il Signore Gesù Cristo. I loro occhi ora sono velati:

Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà; Romani 11:25-26

E mentre Israele ha passato e passerà ancora molte afflizioni, la Parola attesta inequivocabilmente che Israele ad un certo punto si volgerà al Signor Gesù, il Messia e Dio che adempirà le promesse di benedizioni che fece al Suo popolo, Israele!

"Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico”. Zaccaria 12:10


 

L’ossessione europea per Israele

Wall Sreet Journal, Dicembre 2009

La Baronessa Catherine Ashton di Upholland (nuovo capo diplomatico dell’Unione Europea, nel caso non la conosceste) non si può certo definire una persona con esperienza. Forse proprio per togliersi questa etichetta negativa di novella della politica estera ha subito dimostrato nel suo primo discorso al Parlamento Europeo di voler concentrarsi sulla principale ossessione del Continente: infangare lo Stato Ebraico.

"Siamo vivamente preoccupati per le condizioni di vita quotidiana della popolazione a Gaza” ha detto la legislatrice nel suo discorso. “Israele dovrebbe riaprire i valichi senza più attendere”.

E’ quantomeno strano che le stesse persone che invocavano la “fine dell’occupazione” di Israele da Gaza (poi avvenuta nel 2005) adesso vogliano che riapra i confini. Anche se Hamas ricambiasse il gesto di pace di Israele decidendo di interrompere gli attacchi missilistici, in ogni caso rimarrebbe impensabile che Israele possa stabilire una sorta di zona franca con gli islamici e aprire i suoi confini agli attacchi bomba dei kamikaze palestinesi.

L’Egitto, ossia la nazione araba fraternamente legata ai palestinesi, nel frattempo può tranquillamente costruire un muro d’acciaio, ebbene sì d’acciaio!, lungo il suo confine di Gaza senza alcun timore di reazioni negative da parte della stampa occidentale (figuriamoci della Baronessa). Lei ha solo Israele nel suo mirino, sebbene Gerusalemme continui ad offrire i sostegni vitali ai palestinesi.

A dispetto di tutta la disinformazione sulla presunta “catastrofe umanitaria” a Gaza conseguente al blocco voluto da Israele, in realtà il flusso di aiuti provenienti da Israele verso la striscia è ininterrotto. Solamente nella settimana dal 13 fino al 19 dicembre 2009 ben 553 camion contenenti 13'587 tonnellate di merci sono arrivate a Gaza provenienti da Israele, in accordo con il Ministro estero israeliano.

Il risultato è evidente. Se volete avere uno sguardo reale della vita a Gaza, potete osservare le fotografie mostrate dal sito del “Palestine Today” (un giornale di Gaza) che mostrano i mercati affollati nei quali si trovano cibi, vestiti e altri beni (http://www.paltoday.com/arabic/News-64161.html).

"L’Unione Europea si oppone..," la signora Ashton ha dichiarato "alla costruzione della barriera di separazione”. Solo una settimana prima, i 27 ministri esteri degli stati europei avevano dichiarato che “la barriera di separazione costruita su un territorio occupato ... (è) illegale secondo le leggi internazionali.”. Questo è sensibilmente diverso dalla totale opposizione manifestata dalla Baronessa, soprattutto se si considera che la barriera è stata costruita ampiamente all’interno della linea d’armistizio del 1949.

La nuova politica estera dell’Unione Europea sembra volersi soffermare solamente sulle obiezioni legali relative alla traiettoria della barriera senza invece voler considerare gli immensi benefici che essa ha portato per entrambe le parti. La barriera è servita a prevenire il terrorismo palestinese, garantendo così maggior sicurezza sia per gli israeliani che per i palestinesi e di conseguenza ha creato le condizioni per la recente rinascita economica registrata sui territori palestinesi. E senza questo ritorno di calma e sicurezza Israele non avrebbe mai potuto fare altre concessioni per la pace.

Lady Ashton, che ha così duramente criticato Israele, ha invece taciuto sui continui incitamenti alla violenza da parte dei palestinesi o alle brutali azioni compiute da Hamas a Gaza. Dopo aver sferzato Israele per la sua “occupazione” ha dimenticato di riconoscere che a sbarrare la strada alla nascita di uno stato palestinese non è stata l’intransigenza israeliana ma innanzitutto il rifiuto palestinese al riavvio delle negoziazioni.

Lady Ashton ha pianificato per l’inizio dell’anno prossimo la sua prima visita ufficiale nella regione. E’ un peccato che la buona Baronessa non abbia voluto prima fare una visita all’unica vera democrazia esistente nel Medio Oriente.


 

L'iniziativa di Obama per la pace nel Medio Oriente

(riassunto)
Di: S.R. Shearer
24 Novembre 2008

Secondo fonti vicine al neo presidente americano, Barack Obama sta progettando di perseguire un ambizioso piano di pace per il Medio Oriente basato sui seguenti punti:

  1. Ritiro completo di Israele dalla West Bank per tornare ai confini precedenti al 1967.

  2. Restituzione delle alture del Golan alla Siria.

  3. Riconsegna ai palestinesi della Gerusalemme Est, la quale diverrebbe la capitale dello stato palestinese.

  4. Rinuncia totale e incondizionata a tutte le richieste relative al cosiddetto Monte del Tempio (compreso, presumibilmente, il Muro del Pianto).

  5. Riconoscimento del "Diritto al Ritorno" dei palestinesi.

In cambio, Israele verrebbe "riconosciuto" come stato non solo dagli Arabi, ma dall'intero mondo islamico. In pratica questo piano ricalca la "fregatura" proposta nel 2002 dalla Lega Araba attraverso l'iniziativa di pace saudita, la quale era stata rigettata da Tzipi Livni, la leader del partito governativo Kadima.

Presumibilmente, le cinque iniziative sopra elencate sarebbero solo un "punto di partenza" per le negoziazioni; ma a ben vedere esse non costituirebbero un "punto di partenza" per Israele bensì per gli Arabi, i quali desiderano ardentemente rinegoziare lo statuto della nazione ebraica per trasformarla in uno "stato secolare".

Durante la sua visita in Medio Oriente effettuata lo scorso luglio, il presidente Obama ha detto ad un suo consigliere che sarebbe "folle" per Israele rinunciare a questo accordo che potrebbe finalmente "portare la pace con il mondo musulmano".

A voler avviare le negoziazioni con gli Arabi sulle basi del piano saudita (ora di Obama), ci sono anche Shimon Perez ed Ehud Barak del Partito Laburista, Ehud Olmert di Kadima e molti altri esponenti di vari partiti.

Oltre a tutti questi israeliani occorre aggiungere ai sostenitori di questo piano anchei i gruppi di politici bipartisan che si occupano della politica estera e che sono molto legati alla nuova amministrazione Obama. Tra questi si possono ricordare Lee Hamilton (ex responsabile dell'Iraq Study Group), Zbigniew Brzezinski (un democratico ex consigliere della sicurezza nazionale) e Brent Scowcroft (un repubblicano anche lui consigliere della sicurezza nazionale). Questi consiglieri hanno detto ad Obama che deve perseguire questa politica senza perdere tempo, dal momento che essa ha un largo consenso nel mondo islamico.

L'Autorità Palestinese sta facendo pressione sul nuovo presidente americano affinché egli possa mettere in campo il suo prestigio per sostenere l'iniziativa intesa a porre fine al conflitto israelo-palestinese. Anche i giornali in lingua ebraica stanno incoraggiando gli israeliani ad appoggiare il cosiddetto "piano Obama".

E non sono sole le correnti di sinistra a sostenere il piano, ma essa è condivisa persino dai "fondamentalisti" del mondo islamico, tanto è vero che è stato dimostrato che persone del team di Obama hanno già avuto modo di incontrare questi "fondamentalisti". In un'intervista pubblicata dal giornale con sede a Londra Al-Hayat, il Dr. Ahmad Yousef, consigliere politico del Primo Ministro di Hamas Ismail Haniyeh, ha raccontato di alcuni incontri segreti tenutisi a Gaza con i consiglieri poltici di Barack Obama. Secondo Yousef questi incontri sono avvenuti nel corso della campagna elettorale americana:

"Eravamo in contatto con diversi membri del team di Obama in un primo tempo attraverso internet e poi con incontri personali avvenuti a Gaza, ma si raccomandarono di non rivelare questi incontri perché la diffusione della notizia avrebbe potuto influenzare negativamente le elezioni e tale informazione avrebbe potuto essere manipolata dalla campagna di McCain".

TUTTO CIÒ DIMOSTRA CHE NELLA MENTE DI OBAMA LA PACE NEL MEDIO ORIENTE E' STRETTAMENTE LEGATA ALL'ACCETTAZIONE FORZATA DA PARTE DI ISRAELE DI UN ACCORDO COI PALESTINESI, NEL QUALE ISRAELE VERREBBE SPOGLIATA DELLA WEST BANK, DELLE ALTURE DEL GOLAN, DI GERUSALEMME EST, DEL MONTE DEL TEMPIO, CON L'AGGIUNTO DEL "DIRITTO DI RITORNO" AI PALESTINESI E L'OBBLIGO DI ISRAELE DI VIVERE AL FIANCO DI UN IRAN DOTATO DI ARMI NUCLEARI.

Sono questi argomenti ad irritare non solo i coloni in Israele, ma anche gli evangelici americani. Tutte queste cose potrebbero portare alla vittoria di Benyamin Netanyahu alle prossime elezioni in Israele e ciò avrebbe come conseguenza un disastro senza precedenti per la politica di Obama.


Cambio della guardia e nuovi giocatori

Editoriale (maggio 2006)

Dall'ultimo nostro editoriale ad oggi sono avvenute molte novità in Medio Oriente ed in particolar modo in Israele. A partire dallo smantellamento delle postazioni israeliane lungo la Striscia di Gaza - già commentato sulla nostra rubrica STRANGE DAYS - passando per le precarie condizioni di salute del Primo Ministro Ariel Sharon (il quale versa ancora oggi in uno stato comatoso che difficilmente potrà restituirlo alla vita), senza poi dimenticare le recenti elezioni in Israele e in Palestina che hanno prodotto l'attuale situazione di tensione in virtù della sorprendente vittoria di Hamas in Palestina e la risicata vittoria del partito di centrodestra guidato dal successore di Sharon, ovvero Ehum Omert, il quale ha dichiarato di non ritenere Hamas come una minaccia per Israele.

Ci si può domandare se il Signor Omert dica ciò per convinzione o per un semplice calcolo politico, ma resta il fatto che la situazione si stia complicando anche per le sue ultime dichiarazioni riguardo il futuro dei confini di Israele e della città di Gerusalemme. Diverse persone hanno attribuito il malanno di Sharon alla sua decisione di offrire ai palestinesi i territori biblici in cambio di pace e sicurezza e si sono premurati di avvisare Omert di non ripetere gli stessi errori di Sharon. Sebbene sia facile considerare queste ipotesi come estreme per non dire di peggio, il signor Omert sta comunque dimostrando una mancanza di saggezza nel ritenere che l'offerta di questi territori ai palestinesi possa garantire una pace duratura, quando chiunque abbia un minimo di intelligenza sa benissimo che questa prospettiva è fantascienza pura, dal momento che i palestinesi non saranno mai contenti fintanto che gli ebrei non verranno sradicati completamente da TUTTO IL TERRITORIO. Nella loro visione lo stato di Israele non ha diritto di esistenza in tutto il Medio Oriente e su questo punto non molleranno mai. A meno che non siano obbligati a farlo con la forza.

Ed ora abbiamo qualcuno che lo dice con voce forte e chiara. Pensate ciò che volete a proposito di Mahmoud Ahmadinejad, Presidente dell'Iran, ma non potete certo definirlo un ipocrita. Dal giorno della sua sorprendente elezione, egli non ha perso occasione di rendere noto il suo odio verso lo Stato di Israele, il quale stando alle sue parole deve "essere cancellato dalle mappe". E nel contempo l'Iran con il suo programma nucleare ha messo in guardia l'intero pianeta, tanto da far domandare ai vari leader occidentali che cosa spinga il Presidente Mahmoud Ahmadinejad a tanta imprudenza.

Leggendo attentamente le dichiarazioni di Ahmadinejad entrerete in un'altra dimensione, un messianesimo religioso che dà al leader iraniano un pericoloso senso di missione divina.

 

A novembre, la nazione è rimasta scioccata da un video che mostrava Ahmadinejad mentre diceva ad un religioso di aver sentito la mano di Dio che ipnotizzava i leader mondiali durante il suo discorso alle Assemblee Generali dell'ONU.

Quando il mese scorso ci fu il crollo di un aereo a Teheran che ha provocato la morte di 108 persone, Ahmadinejad promise un'investigazione. Ma nel contempo aggiunse: "Ciò che importa è che essi hanno mostrato la via del martirio che dobbiamo seguire".

L'aspetto più rimarchevole della religiosità di Ahmadinejad è la sua devozione all'Imam Nascosto, la figura messianica della Shia islamica. Il presidente iraniano ritiene che il suo governo debba impegnarsi a preparare la nazione per il suo ritorno.

Uno dei primi atti compiuti dal nuovo governo iraniano è stato quello di donare 10 milioni di sterline alla moschea di Jamkaran, una popolare meta di pellegrinaggio dove i fedeli lasciano in un luogo santo i propri messaggi diretti all'Imam Nascosto.

Tutte le correnti islamiche credono in un salvatore divino, noto col nome di Mahdi, il quale apparirebbe alla Fine dei Tempi. Alcuni voci diffuse - negate dal governo ma comunque credibili - sostengono che Ahmadinejad e il suo governo abbiano siglato un "contratto" nel quale si impegnano a lavorare per il ritorno del Mahdi ed abbiano poi portato questo contratto alla Moschea di Jamkaran.

La setta dei "dodici" che domina in Iran crede che l'Imam Nascosto sarà Mohammed ibn Hasan, considerato come il dodicesimo imam e discendente diretto del Profeta Maometto.

Si dice che egli sia stato "occluso" nel nono secolo all'età di cinque anni. Il suo ritorno sarebbe proceduto da un caos cosmico, guerre e massacri. Dopo uno scontro cataclismico contro il male e le forze diaboliche, il Mahdi prenderà il potere e condurrà il mondo in un'era di pace universale.

Questa visione ricorda quella dell'Apocalisse cristiana. A dire il vero, si ritiene che l'Imam Nascosto tornerà in compagnia di Gesù. Ahmadinejad crede che questi eventi siano prossimi e che gli uomini che vivono attualmente sulla terra possano influenzare i tempi del piano divino.

La prospettiva di vedere armi nucleari in mano a quest'uomo è terrificante. La domanda non posta è la seguente: Ahmadinejad sta cercando lo scontro con l'Occidente perché si ritiene protetto dal ritorno imminente dell'Imam Nascosto? Oppure sta forse cercando di provocare il caos in modo da accelerare i tempi del suo ritorno?

La manifestazione più appariscente del neo presidente iraniano fu quella tenutasi al suo debutto internazionale alle Nazioni Unite, nella quale i leader mondiali si attendevano delle rassicurazioni dopo che Teheran aveva riaperto il suo programma nucleare considerato dai più come una minaccia per il pianeta.

Invece, il presidente in quell'occasione usò un linguaggio apocalittico per dimostrare come l'Iran si sarebbe battuto contro le forze malvagie occidentali che cercano di imporre lo "stato di terrorismo", imponendo "la logica degli anni bui" e dividendo il mondo in "nazioni nella luce e nazioni nell'oscurità".

Il discorso terminò con un appello messianico a Dio ad "affrettare la venuta del Promesso, essere umano perfetto e puro, colui che governerà questo mondo con pace e giustizia".

In un video trasmesso da un sito iraniano, Ahmadinejad racconta che un suo collega iraniano gli disse di aver visto un alone di luce attorno a lui mentre pronunciava quel discorso all'ONU.

"Anch'io ho percepito quella luce," ha poi detto Ahmadinejad. "Ad un tratto ho sentito cambiare l'atmosfera. E per 27,28 minuti nessuno dei leader ha battuto ciglio ... non è un'esagerazione perché ho controllato. Erano tutti sbalorditi come se una mano li tenesse seduti. Essa ha aperto i loro occhi e le loro orecchie per il messaggio della Repubblica Islamica".

I rappresentanti ufficiali delle nazioni occidentali hanno poi dichiarato che il motivo per cui hanno tenuto gli occhi spalancati era dovuto al fatto che non potevano credere a ciò che Ahmadinejad stava dicendo".

Il sospetto strisciante resta comunque che il Presidente iraniano voglia forzare lo scontro con l'Occidente per poter così ravvivare lo spirito della rivoluzione islamica ed allo stesso tempo accelerare i tempi del ritorno dell'Imam Nascosto.

Telegraph Co. UK


 

OCCHIO SUL MEDIO ORIENTE

Israel My Glory, Giugno 2005
La leadership palestinese ha dimostrato la sua capacità di tenere la situazione sotto controllo. Ha pure provato la sua abilità a coordinare le attività di tutte le organizzazioni palestinesi, incluse quelle che hanno le posizioni più dure contro Israele.

L'autore di queste parole è Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, il quale ha inoltre dichiarato l'accordo della sua nazione a considerare la possibilità di vendere armamenti militari all'Autorità palestinese.

Quello che non è stato detto è che il leader palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha fatto ben poco per prevenire le fazioni militanti sotto la sua autorità dallo sferrare attacchi contro gli innocenti israeliani. Questa triste realtà è venuta alla luce il 25 febbraio 2005; infatti pochi giorni dopo che Putin aveva offerto aiuto al nuovo regime palestinese un kamikaze si fece esplodere a Tel Aviv uccidendo 5 persone e ferendone un centinaio.

L'incidente servì a portare a galla per l'ennesima volta la realtà della situazione attuale, dimenticata forse a causa dell'euforia dovuta alla road map. Si sono così dimostrati buoni profeti tutti coloro che ai tempi dubitavano riguardo l'opportunità di avere uno stato palestinese completamente autonomo e sovrano e che mettevano in guardia dai pericoli che esso avrebbe comportato per Israele.

Uno stato come questo basato sulle promesse palestinesi e sull'entusiasmo dell'Occidente rappresenta un preludio alla tragedia.

L'aspetto più grave della faccenda è che nonostante tutte le assicurazioni di circostanze è molto probabile che un eventuale stato palestinese sia fortemente ostile nei confronti del vicino stato di Israele.

Perché diciamo queste cose? Innanzitutto dovremmo considerare le condizioni nelle quali deve lavorare il governo di Abu Mazen. Le organizzazioni terroristiche operanti ai tempi di Arafat non sono state smantellate, disarmate e neppure dissuase dalle loro intenzioni di combattere e distruggere Israele.

Definire gli incidenti come gli attacchi suicidi di Tel Aviv e i missili dalla Striscia di Gaza come manifestazioni temporanee sarebbe un errore colossale. E facendo ciò non si fa altro che incentivare ulteriormente i gruppi radicali palestinesi che quando promettono l'hudna (cioè il cessate il fuoco) lo fanno durare solo per un breve periodo. Nelle loro menti, la vicenda non è affatto risolta. E qualunque fossero le concessioni di Israele, sempre più affamata di pace, queste non sarebbero mai abbastanza. Nessun territorio offerto da Israele nei trattati di pace sarà sufficientemente grande da permettergli di vivere in pace e allo stesso tempo di soddisfare gli islamisti e i palestinesi.

Osserviamo i casi dell'Iraq, della Siria, dell'Iran e di ciò che resta del regime iracheno di Saddam Hussein impegnati a combattere contro la libertà e la democrazia per il popolo iracheno. Sfortunatamente, molti hanno cercato di dare dignità a queste bande di assassini definendoli come insorti. Non si tratta di insorti, bensì di terroristi.

Allo stesso modo, Hamas, la Jihad islamica, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, gli Hezbollah e la Brigata dei Martiri di al-Aqsa non sono combattenti per la libertà che si battono per una nobile causa. Sono invece assassini spietati che senza scrupoli uccidono uomini, donne e bambini innocenti.

Il punto è che essi non spariranno neppure quando le problematiche irachene, afgane o israeliane verranno risolte. Sono consumati da un'insaziabile passione di distruggere e cacciare "gli infedeli". E continueranno la loro crociata per destabilizzare le democrazie e trovare stati complici nei quali poter operare.

Per questa ragione, uno stato sovrano palestinese non potrà mai in nessun caso superare queste forze malvagie. L'offerta di materiale militare fatta dalla Russia all'Autorità Palestinese potrebbe sembrare oggi una cosa di poco conto. Ma potrebbe anche essere una chiamata per tutti noi a darci finalmente una svegliata.


 

UN NUOVO CAPITOLO PER UNA VECCHIA STORIA

27 Febbraio 2005

Dopo che se ne è andato "l'uomo forte" dei territori palestinesi, Yassir Arafat, molti ritengono che per Israele e il popolo palestinese si sia aperta una nuova era nella quale cercare finalmente di stabilire una coesistenza e porre le basi per il proprio futuro. A mio parere, pero' quando si tratta di Israele non c'è formula che regga e questo dovuto a ovvie ragioni che tuttavia sfuggono agli analisti, stateghi e guru dell'infomazione.

Così, mentre da una parte il mondo loda a gran voce le elezioni per la costituzione di un nuovo governo palestinese e il suo nuovo leader dichiara la sua volontà di intavolare una discussione con Israele - prospettando così la nascita di un'era di cooperazione e tolleranza - mi ritrovo ad avere una visione differente perché so che ciò non sarà possibile. Certamente, da un certo punto di vista tutti quanti vorremmo vedere finalmente regnare la pace su questa parte del mondo, ma il suo destino è già stato stabilito e la pace non rientra nei piani per quanto riguarda il futuro prossimo.

La pace regnerà davvero su Gerusalemme, il cui nome è proprio un'esaltazione di questa condizione, ma ciò non sarà dovuto ad un intervento umano, bensì per mano di Dio. Se esaminiamo il fiume di dichiarazioni, le buone intenzioni e gli inviti provenienti dagli stati arabi a cui hanno fatto eco le risposte soddisfatte di Israele, il Medio Oriente sembrerebbe all'alba di un momento d'oro sulla soglia di un futuro splendente di prosperità e libertà.

Per coloro che ignorano ciò che viene detto dal Dio della Bibbia riguardo il futuro di Israele, tutte queste luminose prospettive di un inizio di pace appaiono come le piccolo stelle splendenti che illuminano il cielo notturno. Chi invece conosce la Parola, sa bene che il peggio deve ancora venire, ma cercare di comunicare questa visione è praticamente impossibile. Nel passato, coloro che annunciavano "cattive notizie" venivano ridotti al silenzio per cercare di annullarne il messaggio. Oggi abbiamo Internet e perlomeno la vita di chi predica cattive notizie non è più in pericolo. Un piccolo beneficio della civilizzazione!

Mentre sto scrivendo questo articolo è appena giunta la notizia dell'attacco kamikaze fuori da un disco pub di Tel Aviv che ha provocato la morte e il ferimento di molti giovani che si trovavano nei pressi in quel momento. Questo serve a farci comprendere che nessun governo palestinese potrà mai controllare le varie fazioni militanti, le quali come un cancro vennero fatte proliferare e agire indisturbate durante il regime di Arafat. Dopo così tanto tempo, diversi palestinesi stanno vivendo una realtà virtuale incomprensibile anche per loro stessi, una realtà fatta di violenza, mancanza di regole, abusi e arroganza. Si tratta di uno strano cocktail da sconfiggere e nessun tirapiedi del governo palestinese potrà mai fermare il corso delle cose e credo che nemmeno le migliori intenzioni possano essere sufficienti. Quando un cancro viene lasciato indisturbato per troppo tempo, finirà certamente con l'allargarsi fino a distruggere i tessuti sani che gli stanno attorno. A questo punto anche un intervento chirurgico diventa inutile, poiché esso è diventato già troppo grandi e le metastasi si sono diffuse a tal punto da non poter essere più rimosse.

La Siria, un'altra importante nazione dal punto di vista profetico, si trova sotto pressione a motivo delle sue difficili relazioni con il Libano (specialmente dopo l'assassinio del premier libanese Rafik Hariri, del quale la Siria viene accusata giustamente o ingiustamente). Era da moltissimi anni che non si assisteva a manifestazioni con decine di migliaia di libanesi, i quali sventolavano bandiere anti-siriane e chiedevano a gran voce la liberazione dalla occupazione siriana. La Siria "controlla" il Libano dai tempi della guerra dei '60 durante la quale vennero devastate tutte le maggiori nazioni pro-occidentali e moderne del Medio Oriente (escluso Israele). Beirut, la sua capitale, era considerata la Parigi del Mediterraneo, ma la sua "modernità" irritava gli stati vicini, i quali si sentivano minacciati e in dovere di fermare questa modernità ad ogni costo.

La Siria è governata da un leader incapace (Basher Assad), che rispetto a suo padre si è dimostrato imprudente ed arrogante; sebbene pure suo padre era stato un dittatore, tuttavia era uno di vecchio stampo (cauto). Ecco ciò che viene riportato da FrontPage Magazine riguardo il giovane Assad:

 

Egli ha aumentato il suo potere accrescendo l'uso di comuni criminali all'interno dei servizi segreti ed ha pure sostenuto organizzazioni terroristiche. Molti dei peggiori delinquenti vivono indisturbati a Damasco. Inoltre, la Siria ospita i peggiori elementi del partito Ba'atista iracheno fuggiti dall'Iraq dopo l'abbattimento nella piazza della statua di Saddam. E' dimostrato che molti tra i 54 principali leader del vecchio regime iracheno stiano organizzando da Damasco l'insurrezione in Iraq. Gli analisti sostengono infatti che il corpo dell'insurrezione si trova in Iraq, ma la mente invece risiede in Siria. E' anche risaputo che notevoli somme di denaro rubato (soprattutto dollari) furono trasportate in Siria durante la fine del regime iracheno.

Ancor prima dell'inizio della Guerra miliardi di dollari furono trasferiti elettronicamente su conti bancari siriani. Considerando i generosi fondi a disposizione degli insurrezionalisti, appare chiaro che alcuni tra i criminali iracheni del vecchio regime hanno ancora accesso a quei fondi. I marines e i soldati americani hanno constatato che i terroristi morti durante la Battaglia di Falluja avevano con sé dai 200 ai 300 dollari in contanti e ricevute da 100 dollari. Tutto questo perché la Siria li aveva finanziati inviando fondi per pagarli

 


VITA OLTRE LA MORTE?

11 novembre 2004

Il Presidente dell'Autorità Palestinese Yassir (accomodante, non complicato) Arafat, è morto a Parigi all'età di 75 anni a causa di una "misteriosa" malattia.

Durante la sua apparentemente interminabile agonia, il mondo ha assistito a molte contraddizioni e misteri, i quali sono sempre stati tra l'altro elementi integranti della vita di quest'uomo.

Una "misteriosa" malattia
In molti articoli è stato ipotizzato che Arafat fosse stato colpito dall'AIDS, ma potremo mai saperlo con certezza? Infatti da una parte vi sono diversi indizi che rivelerebbero un suo passato omosessuale, ma dall'altra vi sono i fedeli che non ammetteranno mai questa ipotesi, a motivo della vergogna e della condanna che il mondo mussulmano ha sempre avuto nei confronti dell'omosessualità. I dottori francesi hanno escluso l'ipotesi dell'avvelenamento, della leucemia e diverse altre ipotesi. L'ultima dichiarazione postmortem parla di cirrosi epatica, una malattia dovuta generalmente agli abusi alcolici.

Il "danè"
Tralasciando i vari sospetti riguardanti la salute di Arafat, è stato comunque sconcertante vedere sua moglie accapigliarsi con i presunti nuovi leader palestinesi mentre il corpo del suo marito era ancora caldo. Non è stato certamente un atto di classe e tutta questa vicenda, in altre circostanze, si sarebbe potuta definire esilarante.
Il patrimonio di Yassir Arafat è stato valutato in miliardi di dollari. Non c'è dunque da sorprendersi se tutti quanti accampino adesso speciali diritti verso di lui. Risulterebbe che sua moglie ricevesse 20 milioni di dollari all'anno, gentilmente offerti dall'OLP, che aveva certamente il codice d'accesso ai conti di Arafat. Un'altra rivelazione è stata quella secondo cui Arafat incassasse oltre 2 milioni di dollari al mese grazie alla vendita di petrolio.
Certo, i soldi fanno girare il mondo ed è quasi naturale che i leader politici, specialmente quelli che vivono in "particolari" zone del mondo si arricchiscano alle spalle del popolo povero e ignorante. A giudicare dagli ululati di dolore dei palestinesi durante il funerale di Arafat, sembrerebbe che non diano grande peso al fatto che egli sia stato colto con le mani nella marmellata. Fatalismo o stupidità?

L'eredità di Arafat
Se dovessimo considerare tutte i nauseanti necrologi provenienti da fonti arabe e occidentali, dovremmo allora concludere che il mondo ha perso un insostituibile eroe della giustizia e della libertà. Da parte nostra è certamente comprensibile lo stato d'animo delle nazioni arabe, mentre troviamo sconcertante la pragmatica ipocrisia di alcune nazioni occidentali come la Francia. In realtà, quello che ha il mondo ha perso è quanto di più lontano possa esistere dall'eroismo ed è stato uno dei più spietati e crudeli uomini che hanno mai calcato la terra. Definito come un bugiardo cronico, Arafat è stato comunque un genio dal punto di vista dell'immagine. Chi mai come lui nella storia moderna è stato fotografato accanto a presidenti, re, papi e capi di stati? Sempre sorridente, sempre raccontando bugie. Questo uomo non lascerà una brillante eredità ma solamente dei problemi, come sta dimostrando la lotta selvaggia per la sua successione. Personalmente non ritengo che Arafat amasse il suo popolo. Egli amava solo sé stesso.

Vita dopo la morte?
Cosa può aspettarsi adesso il mondo da questo perenne e mai compreso conflitto? Se dovessimo accettare per vere le buone intenzioni emerse in questi giorni, potremmo concludere che finalmente la ragione e l'accordo guideranno i passi dei nuovi leader. Non sono però ottimista su questo punto, anche perché Arafat ha fatto molto bene il suo lavoro di indottrinamento del suo popolo (dai bambini fino agli anziani) con il suo assurdo e patologico odio nei confronti di tutto ciò che è Israele.
Esaminando il futuro di quest'area alla luce delle profezie bibliche (cioè attraverso l'ottica migliore), dovremmo prepararci a vedere un'accelerazione degli eventi che ci condurranno ad una guerra totale. Ancora una volta, permettetemi di ribadire con forza che la situazione peggiorerà. E di molto.

Links
I due links seguenti (in inglese) riguardano Yassir Arafat. Il primo link presenta un breve documento audio/video, mentre il secondo analizza meglio gli aspetti psicologici e strategici di quest'uomo.

www.honestreporting.com/m/legacy.asp

www.ict.org.il/articles/yasir_arafat.htm

 


 

EDITORIALE

17 giugno 2003

Nell'editoriale del 20 marzo 2002 avevamo spiegato le ragioni per cui non avremmo più aggiornato questa rubrica. Una nuova e differente attenzione si è però resa necessaria in seguito ai recenti sviluppi avvenuti nell'Autorità Palestinese, soprattutto a motivo della formazione di un'iniziale forma di governo che dovrebbe rimpiazzare quello del Signor Arafat. Con questo non vogliamo dire che Arafat abbia deciso di farsi da parte: sta piuttosto cercando furbescamente di controllare e manipolare il governo appena nato, ma ormai anche lui ha fatto il suo tempo. Fino alla fine sta dimostrando come il suo cuore da terrorista non è cambiato di una sola iota da quando faceva il dirottatore e dai giorni in cui sparava con la mitragliatrice. Dubito che gli addetti al premio Nobel abbiano mai considerato l'idea che forse hanno commesso un piccolo errore nell'assegnare il Nobel per la Pace proprio ad Arafat. Sembrerebbe di no a giudicare dalle loro ultime dichiarazioni.

Ognuno può immaginare quali sviluppi ciò produrrà su queste regioni. E' curioso che tutto ciò giunga contemporaneamente al piano del Signor Bush chiamato col nome di "ROADMAP TO PEACE" (Costituzione di due stati come soluzione permanente al conflitto israelo-palestinese). Per il testo completo (in inglese) della proposta cliccare http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2003/20062.htm

Sebbene sia ancora presto per parlare, noi crediamo che questo NON sia l'infame patto di PACE E SICUREZZA che condurrà l'umanità all'Anticristo e alla Tribolazione, anche se questo tempo si sta sempre piu' avvicinando. Questo patto, così come quelli che lo hanno preceduto, è destinato ad essere cestinato nella pattumiera della storia; nonostante ciò esso comporta comunque che l'attenzione di tutto il mondo sia concentrata su Israele, oltre che a far apparire sempre più chiara la necessità di trovare una soluzione definitiva per questa regione del mondo. Da un punto di vista umano bisogna ritenere ammirevole che vi siano alcune persone impegnate a portare la pace nelle aree più tribolate del mondo. Comunque, quando si tratta di Israele, tutti i buoni propositi diventano inutili dal momento che il suo destino futuro è già stato prestabilito da Qualcuno in grado di portare a compimento il Suo piano fino all'ultimo dettaglio. E' altamente sorprendente che una buona parte di cosiddetti cristiani non conoscano, non abbiano realizzato o non credano a questa realtà. Evidentemente è in atto la vecchia sindrome del "pesca e scegli ciò che preferisci", metodo però molto pericoloso se utilizzato per quel che concerne la Parola di Dio.


 

EDITORIALE

20 Marzo 2002

Sono passate già diverse settimane dall'ultimo aggiornamento di questa pagina, e ciò non è certamente dovuto alla mancanza di notizie, ma piuttosto alla mancanza di notizie rilevanti. E' la stagione dei pazzi kamikaze e delle illogiche rappresaglie, un crescendo quotidiano di botta e risposta che lascia un senso di disgusto a tutte le persone pensanti.

Abbiamo sempre affermato che Israele ha un assoluto e storicamente provato diritto a questo territorio, non siamo però d'accordo con i metodi applicati per ottenerlo. Pur ammettendo che per poter sopravvivere a questi livelli bisogna rispondere agli attacchi, in questi casi la risposta è stata inadeguata e insufficiente. Le autorità in Israele avrebbero dovuto sapere sin dal principio che non esiste difesa contro i suicidi dei fanatici, ai quali vengono promesse per le loro azioni terroristiche 72 vergini, una magnifica abitazione e tutto il cibo che si vuole, così come avrebbero dovuto sapere sin dal principio, che non vi è mancanza di volenterosi "uomini-bomba" tra i palestinesi. Paradossalmente, Israele si è messa da se stessa con le spalle al muro, ciò che i mass media liberali sono stati subito pronti a cogliere al balzo e sfruttare.

Da dove si comincia a stabilire chi ha ragione e chi ha torto nella cosiddetta disputa della Terra Santa? Per chi crede nella Bibbia, molti problemi non hanno ragione di esistere, in quanto appare evidente che Dio ha promesso in perpetuo la terra ai discendenti di Abramo. La maggioranza degli Ebrei che vivono oggi in Israele non danno alcun valore all'aspetto "religioso" della questione. Israele oggi non è una teocrazia e in realtà in essa vi sono molti aspetti pagani. Le allusioni relative a "Dio" ripetute meccanicamente risuonano come vuote parole. Alcuni politici pensano di aver un diritto su questo territorio per ordine divino, mentre essi ignorano Colui che lo ha promesso e tentano di ottenere questo diritto con la forza. Ma questo non è il metodo voluto da Dio.

 

... Né per potenza e né per forza, ma per il mio Spirito, dice il Signore.
Zaccaria 4:6

Il modo in cui si sta cercando di far adempiere la promessa di Dio è totalmente sbagliato e non porterà buoni frutti. Israele ha diritto ad avere la terra, ma secondo i tempi del Signore. Proviamo a supporre che Israele oggi sia una santa nazione sotto il Signore (così come dovrebbe essere). Non ho dubbi che il Signore interverrebbe e che i suoi nemici verrebbero sconfitti e coperti di vergogna. Ciò succede regolarmente quando qualcuno, incluso i Cristiani, abusa della pazienza di Dio e questa è una delle lezioni più dure da imparare.

Cosa accadrà? Vi è stata una risoluzione ONU che, per la prima volta dal 1948, parla di due stati, Israele e lo stato della Palestina, contigui e che si riconoscono reciprocamente. Le risoluzioni sono facili da fare, il problema è metterle in pratica. Non vi sono dubbi che la "pace e sicurezza" auspicata da Israele non sarà portata per mezzo di azioni fatte da uomini, sebbene ad un certo punto e per un certo tempo, sembrerà che sia così. Infatti, la Parola ci parla di un trattato di sette anni che assicura "pace e sicurezza" (queste le parole usate dalla Bibbia) il quale verrà realmente firmato e riceverà dal mondo intero un consenso unanime. Il dramma è che questo accordo si rivelerà il peggiore accordo mai fatto da Israele. Dopo i primi tre anni e mezzo di questo trattato, Israele (e il mondo) realizzeranno di aver commesso un errore, quando purtroppo sarà troppo tardi per poter intervenire.

In aggiunta a ciò, noi deploriamo l'attitudine degli intellettuali ebrei americani che fanno tendenza, che nella loro malsana cecità liberale sono divenuti nemici del loro proprio popolo. Dalla loro influente posizione all'interno dell' ACLU, dei Media, di Hollywood, della politica, dell'arte, etc. da decenni stanno sferrando un duro attacco alla Cristianità, con lo scopo di screditarla e ridicolizzarla. Bene, sono riusciti in parte a realizzare il loro obiettivo, ma in questo processo essi hanno alienato una gran parte dei soli veri amici del popolo di Israele. Vi è l'idea che l'anticristo sarà un Ebreo, e se ciò accadrà, non ne sarò certo sorpreso.

Certamente, un residuo di Israele otterrà alla fine la promessa della "Terra Promessa". Questo giorno sta certamente arrivando, così come è scritto, ma prima di ciò, Israele dovrà passare il momento più traumatico e drammatico della sua intera esistenza, definito come la "tribolazione di Giacobbe". Quando sarà nella totale disperazione e avrà perso la speranza, Israele volgerà infine lo sguardo sul suo vero Messia, e si arrenderà a Lui.

 

"Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito."
Zaccaria 12:10

 


 

TELEVISIONE PALESTINESE: "LA DOLCE FRAGRANZA DEL MARTIRIO"

Makor Rishon - Luglio 2001

"Fino a poco tempo fa, avevamo solo dei sospetti che l'esercito palestinese stesse incoraggiando i bambini a morire uccisi - ma uno sguardo a diversi filmati trasmessi dalla televisione palestinese ha dato una concreta conferma di questi sospetti. Un nuovo filmato messo in onda per la prima volta settimana scorsa mostra un ragazzo palestinese che sta pianificando di andare a morire. Si vede questo sorridente dodicenne che saluta la sua famiglia e si incammina felice, sicuro di sé, con lo scopo di andare a morire. Prima di partire, egli scrive addirittura una lettera alla sua famiglia - senza però consegnarla al padre, che la riceverà in un secondo tempo dagli amici del figlio. Il messaggio seguente probabilmente non ha lo scopo di informare i parenti, per evitare che essi possano fermarlo dal suo proposito.

"In sottofondo vi è una canzone che dice: "Non essere arrabbiato, mio amore, e non piangere per la mia partenza. Oh, mio caro padre, questo mio martirio è per la mia nazione! Quanto è dolce il martirio, quando ti abbraccio, mia nazione! (L'immagine mostra il ragazzino che cade sul suo petto) … Mia cara madre, più cara a me di qualsiasi altra cosa (madre in lacrime), sii felice per il mio sangue, e non piangere per me! Di' a mio fratello (il ragazzo bacia il fratello) che le nostre anime sono sacrificate per l'amata Gerusalemme! Noi non perseguiamo la guerre, ma siamo bravi nel farle".

Marcus riporta che il ragazzo trasmetteva un sentimento di serenità durante tutto il filmato: "La morte in sé stessa non è crudele e il ragazzo non mostra nessuna paura o resistenza, non piange e anche il modo di cadere è lieve e sanguina a malapena. I suoi amici si avvicinano a lui, lo guardano in volto e appaiono comunque sereni".

PMW ha pure trasmesso all'interno del filmato la "vita oltre la morte" di Muhammad al-Dura, il dodicenne arabo che è stato ucciso in una sparatoria all'incrocio di Netzarim all'inizio dell'attuale guerra. Il ragazzo è divenuto un eroe palestinese, qualcosa come 400 canzoni sono state scritte per lui, e i film relativi alla sua morte, trasmessi in tutto il mondo, vengono mostrati dozzine di volte al giorno sui canali televisivi palestinesi. Le informazioni secondo cui probabilmente il ragazzo fu ucciso da proiettili palestinesi e non israeliani è stata largamente ignorata. Un recente filmato trasmesso dalla televisione palestinese mostra il ragazzo che chiama gli altri bambini: "Non vi sto dicendo "addio", ma "seguitemi". Egli è ritratto dopo la sua morte mentre gioca con un aquilone in un campo meraviglioso, verde, con tre fila di alberi; sulla spiaggia; a un parco divertimenti; sul Monte del Tempio; e in un campo soleggiato con l'acqua che sprizza in alto - queste scene sono intervallate con delle scene di sangue e di violenza dell'esercito israeliano.

"In sottofondo vi è la voce di una famosa cantante che canta: "Quanto piacevole è la fragranza della terra, la sua sete saziata dai fiumi di sangue di giovani corpi… Quanto piacevole è l'aroma dei martiri…" Alla fine del filmato si vede la scritta: "Prodotto dal Ministero (Palestinese) dell'Informazione e della Cultura e dal Fondo Nazionale Palestinese."

Il Palestinian Media Watch e Itamar Marcus possono essere contattati su
"pmw@netvision.net.il".

 


 

IL PRINCIPE EREDE AL TRONO SAUDITA PRESAGISCE LA GUERRA NEL MEDIO ORIENTE

Associated Newspapers Ltd., - 9 giugno 2001

Il Principe coronato saudita Abdullah prevede una guerra nel Medio Oriente ed accusa Israele di aver portato a livelli "inaccettabili" gli scontri sanguinosi nel Medio Oriente. Abdullah ha detto al magazine tedesco "Der Spiegel" che la regione è seduta "su una montagna di polvere da sparo" che potrebbe "esplodere da un momento all'altro".

Ha aggiunto che una guerra come questa "non coinvolgerebbe solo Israele e i popoli arabi, ma diverse parti del mondo" ma su questo non è andato oltre. Abdullah, che ha terminato una visita ufficiale di tre giorni in Germania, ha criticato il Primo Ministro Ariel Sharon per gli otto mesi di violenza che hanno causato la morte di 484 palestinesi e di 108 israeliani. Ha inoltre detto al magazine: "Gli scontri sanguinosi stanno raggiungendo livelli che non possiamo più accettare. La macchina da guerra israeliana punta ogni giorno contro persone disarmate che al massimo possono lanciare pietre."

Abdullah ha detto che gli attacchi palestinesi contro Israele sono "un segno di disperazione e frustrazione", e che il leader palestinese Yasser Arafat potrà fermare la rivolta del suo popolo solo se Israele farà cessare "il crescente cancro degli accordi nell'area palestinese". Abdullah, che ha incontrato il cancelliere tedesco durante la sua visita a Berlino, ha incoraggiato l'Unione Europea a fare da mediatore nel Medio Oriente ed ha detto che la Germania non deve sentirsi non coinvolta a motivo dei suoi traumi storici "I crimini compiuti dai nazisti contro gli ebrei non devono essere un pretesto per accettare i crimini contro i palestinesi" ha detto al magazine.

 


 

IL FATTORE STUPIDITA'

6 maggio 2001 - Jerusalem Post

Chiamiamolo "fattore stupidità", ossessivo odio degli ebrei o profonda ignoranza, ma la risposta data dal Presidente Bashar Assad alla missione di Papa Giovanni Paolo II per promuovere la pace nel Medio Oriente mostra precisamente perché gli sforzi fatti per portare la pace nella regione siano stati vani.

Il Papa ha tentato, così come molti altri prima di lui, di dare credito ai sentimenti moderati del leader siriano. "Lei, Signor Presidente," ha detto ad Assad, "ha saggiamente confermato che una pace giusta e globale è nell'interesse della Siria. Sono fiducioso che sotto la sua guida, la Siria non risparmierà alcun sforzo alfine di portare una maggiore armonia e ad una cooperazione tra i popoli della regione." Ma così come è accaduto per il segretario di stato degli USA, Warren Christopher, che si è recato ben 17 volte a Damasco, per gli sforzi strenui di Bill Clinton e per le dozzine di rappresentanze europee, il Papa ha udito il reale pensiero del leader siriano.

Da un lato, Assad ha seguito la solita linea siriana, dicendo: "Noi aderiamo ad una giusta e comprensiva pace che faccia riportare i territori ai loro proprietari originari, al ritorno dei rifugiati e alla fondazione di uno stato indipendente palestinese con Gerusalemme come capitale." Vi è una bella ambiguità, poiché il ritorno "dei territori ai suoi proprietari originari" e "il ritorno dei rifugiati" sono entrambi essenzialmente delle parole in codice per rimuovere Israele dalla mappa. In sintesi, qui troviamo la linea dura nascosta in una frase di velluto.

D'altro canto, Assad ha dichiarato che le politiche israeliane sono da collegare agli attacchi fatti dai giudei ai primi cristiani e alla persecuzione contro il fondatore della loro religione, Gesù. "Hanno cercato di uccidere i principi di tutte le religioni con la stessa mentalità con cui tradirono Gesù Cristo ed allo stesso modo tentarono di tradire ed uccidere il profeta Maometto." Così ha parlato il presidente siriano educato in Gran Bretagna, apparentemente appassionato di Internet, e teoricamente dalla mentalità riformatrice. Presumibilmente, e se è così sfortunatamente, il Papa era troppo educato per rispondere appropriatamente.

Queste dichiarazioni non sono in contraddizione con il carattere del giovane Assad. All'ultimo meeting della Lega Araba ha manifestato la sua retorica animata dal fuoco, durante il quale ha definito la società israeliana "più razzista dei nazisti." Inoltre, il veterano ministro della difesa siriano, Mustafa Tlas, ha dichiarato che gli ebrei uccidono i cristiani per usare il loro sangue per fare il Pane Azzimo (utilizzato nella celebrazione della Pasqua Ebraica - ed). Quando questi sentimenti oltrepassano la propaganda ripugnante diventando i fattori di maggiore importanza nello stabilire le politiche nazionali? Alzando i toni del dibattito nazionale, questo tipo di demagogia accresce il supporto popolare ad una campagna violenta contro Israele, inibendo così i governatori dal battersi a favore della pace per i prossimi anni. Dopotutto, un leader disposto a far pace con chi è anticristiano, antimussulmano, nazi-fascista, genocida come gli ebrei deve essere allora un traditore. E, certamente, la pace con un popolo così ripugnante non potrebbe durare.

Un simile approccio porta anche ad avere un'irrazionale ignoranza per quel che riguarda gli interessi nazionali, il bilancio del potere, ed altre considerazioni della realpolitik che possono rivelarsi dannose per i governanti. Assad ha già chiarito che la Siria non è nelle condizioni per poter far guerra ad Israele. Comunque demonizzando Israele, egli potrebbe gettare le basi per ripetere gli stessi errori che hanno portato i suoi predecessori alla disastrosa guerra con Israele del 1967.

 


 

LA RUSSIA PROPONE UN NUOVO SCUD ALLA SIRIA

6 Maggio 2001 - Middle East News Online

Poiché Putin sta impegnandosi a riportare a Damasco l'influenza politica di Mosca, la produzione di armi russe ha iniziato ad essere attivamente promossa per aggiornare il sistema militare siriano. Sebbene nessuna consegna sia stata registrata, le armi della nuova generazione promosse da Mosca potrebbero rafforzare il potenziale regionale siriano.

Ancora più importante vi è che Mosca ha offerto di vendere a Damasco un nuovo missile Scud capace di penetrare il sistema missilistico di difesa degli USA e di Israele. Secondo Victor Solunin, il direttore generale del Centro Scientifico Russo e dell'Istituto di Ricerca della Automazione e dell'Idraulica, gli Scud aggiornati hanno una testata a guida ottica che si stacca nella fase terminale del volo del missile, evitando la venuta dei missili difensivi. Solunin, il cui istituto ha prodotto missili Scud dal 1968, ha aggiunto che i nuovi Scud sono molto più accurati dei precedenti, "con una distanza di errore dal bersaglio non superiore ai 10 o 20 metri". Il sistema ottico del missile ha una matrice fotografica e una mappa digitale, capaci di fare un esame del terreno in base ai bersagli pre-programmati durante il suo approccio finale, così come è in grado di effettuare correzioni in volo per evitare eventuali ostacoli. Si suppone sia immune dai segnali che possano incepparlo o da altre contromisure elettroniche.

Solunin ha aggiunto che il missile può distruggere i bunker e i silos sotterranei. "Avendo un peso maggiore della carica esplosiva e nuovi angoli d'approccio, i missili russi sono in grado di distruggere i bersagli più ardui". "Il numero dei missili russi necessari per garantire la distruzione di simili bersagli è di molte volte inferiore rispetto a quello dei missili fabbricati dalle altre nazioni". Il missile raggiunge una distanza massima di soli 300 km, ma esso può essere potenziato fino ad arrivare a 450 km con l'aggiunta di un missile addizionale.

 


EDITORIALE

19 aprile 2001

In questa pagina non presentiamo opinioni personali, ma notizie riportate dai diversi giornali del Medio Oriente ed internazionali. Comunque, questa volta, in qualità di editore del sito, sento il bisogno di commentare l'attuale situazione.

Come ebbi modo già di scrivere qualche mese fa, le tattiche della corrente intifada mi sembravano differenti dal passato. Notai un cambiamento di umore e di volontà e perciò lo scrissi. Le successive elezioni che hanno visto la vittoria di Ariel Sharon, un uomo dalle idee molto risolute, ha complicato la situazione sullo scacchiere medio-orientale. Vi sono pochi, preziosi spazi per il compromesso e le prospettive per il futuro non promettono nulla di buono.

La maggioranza dei media sembra parteggiare per i palestinesi, additando Israele come il tirannico dominatore della zona, e apparentemente sembrerebbe che sia proprio così. Sì, i palestinesi hanno cominciato per primi gli attacchi, ma essi usano solo pietre e bastoni, mentre Israele si serve di armamenti pesanti per rispondere alle provocazioni, anche quando non è del tutto necessario. Ariel Sharon è determinato a voler far vivere il proprio popolo nella "pace e sicurezza", parole molto vaghe, ed essendo egli un uomo d'esercito può raggiungere il suo obiettivo solo attraverso l'uso della forza, dell'esercito e simili. Yasser Arafat è determinato a far avere al proprio popolo l'indipendenza per non dipendere più dalle decisioni di Israele. Più o meno questo è ciò che essi presentano al mondo como le loro legittime aspirazioni. Comunque, come in tutte le cose, esistono motivazioni più profonde che spingono entrambi i leader e solo un folle crederebbe alla loro volontà dichiarata e alla loro retorica come la SOLA ragione del conflitto.

Non spiegherò ora quali sono le loro motivazioni più profonde. Chiunque sia leggermente lucido di mente, può vedere le strategie in gioco e i mezzi usati. Ma in ogni caso, è difficile essere lucidi in questa situazione, come in qualunque altra, poiché ognuno di noi ha un paio di occhiali fatti da preconcetti con i quali osserviamo il mondo. Così guarderò questa situazione da una diversa angolazione.

Per i credenti cristiani, la Bibbia è la Parola di Dio. Per i credenti ebrei, l'Antico Testamento è la Parola di Dio. Per i credenti islamici, l'Antico Testamento è un testo ispirato. Tutte e tre le fedi monoteistiche, quindi, ascrivono, a vari livelli, all'Antico Testamento uno status divino. Ora, questo Antico Testamento parla molto chiaramente del ruolo e del futuro status di Israele. Alcuni possono crederci, altri no, ma per coloro che vi credono non vi devono essere problemi nell'accettare che Israele è e sarà il padrone di quelle terre, e cioé, non solo del piccolo territorio che attualmente possiede, ma dell'intero territorio che va dal fiume Nilo fino all'Eufrate. E' possibile? Sì, ciò è esattamente quello che la Parola di Dio dice da Genesi 15:18 fino all'Apocalisse. Certamente può apparire una situazione da "missione impossibile" ma "Fedele è Colui che lo ha promesso":

Come potrà accadere tutto ciò? Sarà Dio stesso ad operare. Questo è il motivo per cui, contro tutte le apparenze, i veri credenti nella Bibbia conoscono gli esiti finali e ancora più importante sanno che qualunque cosa possa portare il futuro, il risultato finale è già stato stabilito e NESSUNO può cambiarlo. Chi non crede, cercherà di portare avanti la propria illusoria realtà attraverso la violenza, la forza, l'inganno e simili espedienti, non comprendendo affatto di contribuire personalmente all'esito finale, dovendo così convivere con una realtà che gli sfugge nonostante i suoi sforzi.

Ciò ci porta alla questione cruciale. Vi è giustizia in questo risultato finale? Perché, qualcuno ha il coraggio di accusare Dio o di accusarLo di non sapere cosa sta facendo? Solo un pazzo potrebbe farlo. Il grande problema di comprensione di questa e altre profezie bibliche è dovuto alla limitatissima visione che l'uomo ha del quadro totale della situazione. Quando guardiamo a chi deve essere oggi il reale proprietario della terra di Israele, la nostra visione limitata torna indietro SOLAMENTE fino ad un certo punto ed inoltre è piena di buchi, errori e false interpretazioni. Non così invece per Dio. Egli ha dinanzi a sé l'universo come su una piccola mappa, ed Egli ha anche sott'occhio tutti gli avvenimenti accaduti nel passato, nel presente e nel futuro (IO SONO COLUI CHE E'). Ciò che promise ad Abramo e confermò ai suoi discendenti, potrebbe apparirci come retorico, ma è certamente un fatto reale dinanzi a Lui.

Tempi duri si prospettano per Israele. La guerra è all'orizzonte e non può essere evitata. La Bibbia dichiara come alcune nazioni arabe che cambieranno le loro vie (altri dettagli su ciò seguiranno in un prossimo articolo) beneficeranno della Grazia di Dio. Questa è una conferma e siamo fiduciosi non soli dell'esito finale, ma dell'infinita Giustizia e Divinità di Dio, Che è sempre pronto ad offrire amorevolmente la Sua Grazia a tutti quelli che Gliela chiedono.

 


 

GIOVANI MUSSULMANI BRITANNICI ALLENATI PER LA JIHAD

Dicembre 2000

'Dei Giovani mussulmani britannici sono stati addestrati alla preparazione di bombe e all'utilizzo di fucili Kalashnikov per combattere nella jihad - la guerra santa - in Israele. I primi combattenti "Mujahideen", allenati in campi simili a quelli militari in Gran Bretagna, hanno preso il volo questo mese per raggiungere il Libano e la Giordania.

In una località segreta situata in un parco tecnologico a nord di Londra, tre uomini hanno rivelato all'Observer che il loro servizio consisteva nel combattere Israele. Inoltre hanno aggiunto che tutti coloro che in Gran Bretagna sostengono lo stato di Israele e le compagnie come la Marks and Spencer, le quali hanno legami con Israele, vengono considerati come legittimi bersagli. Gli uomini partiranno al più presto per il Medio Oriente così da aggiornare per tempo i documenti di viaggio. Questi guerrieri islamici, i quali sono conosciuti solo con i propri nomi di battaglia, Abu Yahya, Abu Izzadeen e Abu al-Mujahid, sono stati ammaestrati al Corano e credono che i santi versi gli impongono di combattere contro l'occupazione dei territori arabi.

"Quando vediamo ciò che sta accadendo in Palestina, non c'è altra scelta, siamo obbligati ad agire", dice il 23enne Abu al-Muhajid. "Ho scelto di andare e combattere per adempiere l'obbligo e conquistare la ricompensa più alta ". Egli dice di essere stato addestrato all'utilizzo di armi, incluso i Kalashnikov. Abu Izzadeen, un venticinquenne mussulmano nero convertito, ha detto: "Da quando ho abbracciato l'Islam otto anni fa sono sempre stato nel movimento islamico e sono pronto a morire per esso".

Dice di essere stato addestrato in Gran Bretagna, ma anche nei campi islamici in Pakistan: "Nell'Islam, quando si parla di addestramento si intende l'addestramento militare. I campi nel Regno Unito servono a preparare le persone fisicamente e all'utilizzo delle arti marziali; quando hanno a disposizioni armi le usano per allenarsi. "Quando si parla della jihad, non si parla di qualcosa di orribile, ma bensì ci alleniamo per la costruzione di bombe e di strategia". Ha inoltre aggiunto che, sebbene non avesse argomenti contro gli ebrei britannici, coloro che però sostenevano Israele vanno considerati come legittimi bersagli, così come le industrie con legami con Israele (come la Marks and Spencer) e i giornali ebrei. "Se qualcuno sostiene un governo che uccide allora deve assumersene la responsabilità".

Abu Yahya, pure lui venticinquenne, non si ferma qui: "Non abbiamo problemi con cristiani o ebrei, siamo contro solo la gente che occupa i nostri territori. Siamo contrari all'oppressione. E ciò avviene con gli indù in Kashmir, i russi in Cecenia, i cristiani nell'ex Jugoslavia e gli israeliani in Palestina." Per meglio spiegarsi ha citato dei versi del Corano: "Combattete insieme chi vi combatte insieme". Un rappresentante dei Servizi di Sicurezza Maddad, la quale sta organizzando il reclutamento, dice che esso avveniva in segreto: la legislazione anti-terroristica ora la considera un'organizzazione criminale in Gran Bretagna e l'accusa di cospirazione di atti terroristici all'estero. La legislazione è stata introdotta dal Segretario Jack Straw dopo le pressioni dei governi arabi che hanno denunciato la Gran Bretagna di essere divenuta un rifugio per gli estremisti islamici.

 


 

ISRAELE MINACCIA LA SIRIA DI BOMBARDAMENTI AEREI

2 dicembre 2000

Israele sta minacciando la Siria di effettuare degli attacchi aerei contro le sue basi militari situate nel sud del Libano, se continueranno ad esserci attacchi da parte dei guerriglieri Hizbollah contro i soldati o i civili israeliani presenti lungo il confine.

Questi avvertimenti avvenivano di frequente durante l'occupazione israeliana nel sud del Libano, ma non hanno fatto altro che provocare ulteriori assalti degli Hizbollah. Essi hanno nuovamente riproposto l'allarmante spettro di un nuovo conflitto nel Medio Oriente. La minaccia contro le 20'000 truppe siriane in Libano è stata ribadita ieri da una fonte di sicurezza israeliana. In essa si diceva che la Siria aveva il potere di placare gli Hizbollah, ma invece di farlo, Bashar al-Assad, il suo presidente, li incoraggia ad andare avanti. I siriani non hanno capito le conseguenze delle loro pericolose politiche, ha detto la fonte.

Gli Hizbollah, sponsorizzati dagli iraniani, hanno recentemente rinnovati i loro attacchi su Israele, catturando quattro soldati nelle due ultime settimane e uccidendone una con una bomba messa sulla strada. Il pretesto di questi atti terroristici è il fatto che Israele stia ancora occupando la zona di Shebaa, una piccola regione che originariamente era stata dichiarata territorio libanese, la quale fu detenuta dalla Siria negli anni '40 e - nel 1967 - occupata da Israele come parte delle regioni montuose del Golan. Le Nazioni Unite hanno stabilito che essa si trova nella parte israeliana della "linea blu" che definisce i confini tra il Golan occupato da Israele e il Libano.

Il risentimento di Israele nei confronti del nuovo giovane presidente siriano è stata intensificata dalla delusione per il fatto che egli ha dimostrato di non essere per niente disposto ad accettare le richieste di Israele, così come suo padre, Hafez al-Assad, il quale è morto in giugno. La bizzarra voce circolata secondo la quale gli studi britannici del Dottor Bashar in qualità di optalmologo e i suoi interessi per i computer avrebbero attutito la sua posizione nel riguardo degli interessi siriani - facendone, agli occhi occidentali, una persona relativamente "moderata"– si è dimostrata nient'altro che una stupidaggine diplomatica.

L'esercito israeliano è allarmato dall'impegno con il quale Bashar al-Assad sta tentando di stringere i contatti con l'Iraq, al contrario di suo padre, la cui ostilità verso Saddam Hussein raggiunse il suo picco nel 1991 quando supportò l'operazione Desert Storm. Lo scorso mese Izzat Ibrahim, un membro del Consiglio del Commando Rivoluzionario, è stato il più anziano ufficiale iracheno ad aver visitato Damasco nelle ultimi due decenni. Sembra inoltre che l'Iraq sta fornendo petrolio alla Siria, nonostante le sanzioni.

Bashar al-Assad "doveva essere secondo le previsioni più moderato grazie alla sua educazione occidentale", ha detto una fonte di sicurezza anonima israeliana. "Ma in realtà sta andando nella direzione opposta. Egli è molto radicale. Egli sta puntando direttamente verso la direzione irachena. Se Israele venisse coinvolto in un conflitto con Damasco, l'Iraq sarebbe lieto di unirsi e far parte di questo conflitto.

 


 

RABBIA ANTI-ISRAELIANA NEL MONDO

BBC - 5 Ottobre 2000

Ci sono state diverse dimostrazioni nelle nazioni arabe e mussulmane contro le ambizioni territoriali di Israele nei confronti dei luoghi santi islamici presenti a Gerusalemme e a motivo dell'assassinio di alcuni dimostranti nei territori palestinesi. L'incidente più significante è accaduto mercoledì a Damasco, quando la polizia ha lanciato dei gas lacrimogeni per disperdere centinaia di dimostranti i quali stavano gettando sassi contro l'ambasciata americana. Washington ha conseguentemente proclamato l'allarme internazionale per gli americani all'estero e per le missione diplomatiche che si trovavano nelle località particolarmente a rischio.

La protesta siriana ha toccato dei toni di rara violenza, considerando che la Siria è normalmente sotto stretto controllo. In Iraq vi è stata un'altra manifestazione meno spontanea, nella quale il Presidente Saddam Hussein è apparso in TV mentre rabbiosamente batteva i pugni contro il tavolo a motivo dell'incapacità araba di difendere i diritti palestinesi. Mentre il leader iracheno è arrabbiato contro Israele - la quale ha detto di voler distruggere se dovessero dargli i territori adiacenti - altri governi arabi rispondono alla crisi con l'offerta di aiuti medicinali. Il Kuwait sta provvedendo ad un cargo militari con generi d'aiuto per i palestinesi, mentre l'Arabia Saudita ha spedito tre camion carichi di medicamenti e offre facilitazioni nei propri ospedali per i palestinesi feriti da israeliani.

Vi è stata una consegna del tutto inusuale organizzata a Dubai, nel quale un uomo d'affari degli Emirati ha inviato 50 camion pieni di pietre e mezzo milione di fionde nei territori palestinesi da utilizzare contro l'esercito israeliano. Siddiq Fateh Ali bin Abdullah al-Khaja ha detto al Khaleej Times che le pietre utilizzate provengono dalle montagne dell'UAE e sono note per la loro durezza. In Egitto, nel quale Ehud Barak si è recato per la prosecuzione dei dialoghi dopo Parigi, vi sono state proteste all'università. Gli studenti dell'Alexandria University gridavano: "Barak vattene! L'Egitto vuole rimanere pulito."

Anche a Teheran, migliaia di dimostranti hanno manifestato a favore della guerra santa contro Israele in difesa dei luoghi santi islamici presenti a Gerusalemme. Una rappresentante di Hamas (il movimento palestinese di resistenza islamica), Khalid Mish'al, ha incitato alla distruzione dello stato di Israele dicendo: "Con la volontà di Dio, il sangue dei fratelli iraniani e palestinesi sarà versato alla Moschea di Al-Aqsa." Egli ha condannato gli sforzi palestinesi per negoziare gli accordi per fermare la violenza, ai quali hanno fatto risposta dei canti a "morte di Arafat".

Violenti proteste sono avvenute in altre nazioni, specialmente in quelle con una grande presenza di mussulmani.

  • Indonesia: Giovani Mussulmani a Djakarta hanno bruciato bandiere americane e israeliane.
  • Libano: Bambini hanno marciato lungo i campi dei rifugiati palestinesi.
  • Giordania: Una folla è stata prevenuta dal marciare nell'ambasciata israeliana.
  • USA: Marce e dimostrazioni in varie città
  • Nella capitale danese Copenaghen, un gruppo di oltre 4000 palestinesi si sono ritrovati per una rancorosa dimostrazione svoltasi mercoledì. In uno scenario di rabbia nei confronti delle autorità palestinesi, la folla si è fatto contro la rappresentativa di Arafat in Danimarca, definendoli "traditori". La polizia danese ha ora provveduto ad aumentare la sicurezza in tutti i luoghi ebraici a Copenaghen. Durante le proteste ci sono state sette persone colpite e 48 arresti.

 


 

LA SINAGOGA SUL MONTE DEL TEMPIO POTREBBE PROVOCARE UNA GUERRA

8 Agosto 2000

I leader palestinesi hanno avvertito ieri Israele che il piano di costruire una sinagoga sul Monte del Tempio a Gerusalemme potrebbe provocare una guerra nel Medio Oriente.

L'avvertimento è venuto in seguito all'annuncio del Capo del Consiglio Rabbinico della costituzione di un comitato per "realizzare i nostri diritti e la sovranità sul Monte del Tempio". La decisione è apparsa come un tentativo per evitare un confronto con i Mussulmani, il quale lo considerano come il luogo più importante del Medio Oriente. Gli Ebrei credono che i loro templi erano situati nei tempi biblici in questo luogo, il quale si trova all'interno delle mura della Città Vecchia di Israele. I Mussulmani conoscono questo luogo come al-Haram al-Sharif, il "Nobile Santuario", il quale ospita il Duomo delle Rocce e le moschee di al-Aqsa. Ikrema Sabri, il Mufti di Gerusalemme, ha dichiarato che la costruzione di una sinagoga sulla collina darebbe l'inizio ad una guerra e che "solo Dio sa cosa ne seguirebbe".

Sheikh Muhammad Hussein, l'amministratore islamico più anziano dell'al-Haram al-Sharif, fa questo appello ad Israele: "Non giocate con il fuoco, questa non è politica, è religione, e se accadesse qualcosa di vietato da Dio, voi troverete milioni di Mussulmani volenterosi di sacrificare le loro anime per i nostri luoghi sacri. "La proposta della sinagoga è stata fatta da Shaar-Yeshuv Hacohen, il Rabbino Capo di Haifa, il quale si oppone all'opinione di molte autorità rabbiniche secondo cui gli Ebrei non devono entrare nel Monte del Tempio per la sua santità riguardante il rituale della purificazione. Egli ha anche rigettato il suggerimento di attendere ad avviare questo dibattito fino a che non si saranno ottenuti gli accordi di pace con i palestinesi. "Penso che debba essere negoziato prima dell'ottenimento di un accordo", egli ha detto. "Per la fede ebraica, il Monte del Tempio è il luogo più santo, noi tutti preghiamo rivolti a quel luogo ed è per questo che non dovremmo darlo via ad altre persone o religioni".

La polizia israeliana ha arrestato ieri sul Monte del Tempio quattro attivisti israeliani di destra, dopo che i Palestinesi avevano comunicato di aver visto un predicatore ebraico che stava pregando lì. Un attivista è stato attaccato da un ufficiale palestinese. I Rabbini rappresentano i pionieri ebraici ed hanno avuto un ruolo nel vietare al governo israeliano di trasferire altri territori della West Bank ai palestinesi. Essi dicono che il governo non ha il diritto di dar via parti del territorio biblico di Israele, poiché Dio ha concesso questa area esclusivamente al popolo ebraico. Il Capo del Consiglio Rabbinico di Israele ha detto che questa vicenda dovrebbe essere discussa al meeting di Bet El, nella West Bank, ma non è stata ancora stabilita la data dell'incontro.

 


 

LE ORIGINI DEI MEDIO ORIENTALI

Maggio 2000, Reuters

Potrebbero essere nemici, ma ebrei e arabi in realtà sono fratelli, secondo quanto risulta da un analisi genetica. Il raffronto, pubblicato lunedì, di gruppi di semiti ha anche mostrato che gli ebrei hanno resistito con successo pur avendo un gruppo genetico diluito, avendo vissuto in mezzo a non ebrei per millenni nei quali vi è stata la famosa Diaspora - cioè dal 556 D.C. quando gli ebrei emigrarono fuori dalla Palestina.
All'Università dell'Arizona di Tucson, Michael Hammer e dei colleghi hanno studiato e raffrontato i geni di più di 1300 maschi provenienti da 29 popolazioni differenti.

Mappa del passato
Essa include sette differenti gruppi ebrei - gli ashkenazi (europei), i romani, i nord africani, i curdi, gli iracheni e gli iraniani, gli yemeniti e gli ebrei etiopici. Essi hanno paragonato i loro geni di arabi come palestinesi, libanesi, siriani, sauditi ed in seguito gli hanno paragonati con quelli di gruppi semitici (russi, tedeschi, britannici, austriaci, egiziani, gambiani, etiopi, turchi e altri).

I ricercatori hanno analizzato il cromosoma Y, il quale è presente solo nei maschi e passa dai padri ai figli con dei piccoli cambiamenti. Questi piccoli cambiamenti possono essere rilevati e fornire così una specie di mappa stradale molecolare per risalire al passato genetico. Essi hanno scoperto che il gruppo ebraico e arabo - entrambi semiti - hanno una base genetica e una realtà linguistica e storica comune.

I semiti sono rimasti separati
Il dottor Harry Ostrer, direttore del Programma Genetico Umano della Scuola di Medicina dell'Università di New York, ha dichiarato che gli ebrei e arabi sono tutti realmente figli di Abramo. Ed hanno tutti preservato le loro radici genetiche medio orientali di oltre 4000 anni. Hanno inoltre trovato che nel corso dei millenni, gli ebrei sono rimasti particolarmente simili dal punto di vista genetico.

Il gruppo Hammer ha pubblicato un suo articolo sul Proceedings of the National Academy of Sciences nel quale vi era scritto che "a dispetto delle loro lunghe permanenze in diverse nazioni e al conseguente isolamento gli uni dagli altri, la maggioranza della popolazione ebrea non ha avuto significanti differenza a livello genetico". Inoltre ha aggiunto che i pochissimi geni non ebrei europei provengono da Ashkenazi e dalla popolazione ebraico romana. Questi risultati confermano l'ipotesi che il gruppo genetico paternale delle comunità ebraiche in Europa, Nord Africa e Medio Oriente proviene da una popolazione ancestrale comune del Medio Oriente, suggerendo inoltre che la maggior parte delle comunità ebraiche sono rimaste relativamente isolate dai vicini non ebrei durante e dopo la Diaspora.

 


 

ISRAELE MINACCIA LA GUERRA CON LA SIRIA

17 aprile 2000

Per la prima volta, Israele ha avvertito che la Siria potrebbe essere il prossimo bersaglio dei suoi attacchi punitivi per fermare le violenze nel sud del Libano. Gli ufficiali israeliani hanno detto che in attesa del ritiro, il governo e i militari stabiliranno delle nuove strategie per accrescere gli attacchi punitivi per qualsiasi attacco che venisse portato agli ebrei del Libano, considerando la Siria come responsabile. La Siria ha 35000 truppe in Libano.

 


 

HACKERS SCOPRONO I MILIARDI SEGRETI DELL'OLP DI ARAFAT

The Electronic Telegraph, Gennaio 2000

Il leader palestinese Yasser Arafat possiede diversi milioni di sterline in vari conti bancari segreti dell'OLP, incluse alcune proprietà a Londra.

La scoperta delle ricchezze nascoste dell'OLP è avvenuta in mezzo alle profonde avversità economiche nella sua Gaza e al dominio della West Bank. Tutto ciò ostacolerà i suoi sforzi per cercar di ottenere un generoso aiuto da parte dell'Europa per il suo regime palestinese. Questa rivelazione è uscita nel momento più imbarazzante per il Signor Arafat, il quale si trovava seduto dinanzi ad un palcoscenico costruito con le sembianze di un gigantesco presepe natalizio, aperto ieri a Betlemme in occasione delle celebrazioni del Millennio. Egli spera che l'anno delle festività nel luogo di nascita di Gesù possa essere una vetrina in grado di facilitare le operazioni per avere uno stato indipendente per la Palestina. Nuovi dettagli delle vaste ricchezze controllate dall'OLP sono venute alla luce in seguito ad una serie di guasti ai computer del quartier generale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina a Tunisi.

Gli hackers hanno scoperto che l'OLP possedeva circa 5 miliardi di sterline in numerosi conti bancari a Zurigo, Ginevra e New York. Inoltre, aveva anche conti con cifre inferiori nel Nord Africa, in Europa e in Asia. Questi conti non sono registrati sotto il nome dell'OLP, ma sotto il nome di individui privati. I dati mostravano anche che l'OLP possiede delle azioni a Francoforte, Parigi e Tokyo nello scambio di titoli, inclusi titoli del gigante tedesco dell'automobilismo, la Mercedes Benz, e la proprietà di aree prestigiose nelle capitali europee, incluso il Mayfair a Londra. L'organizzazione, che in passato era specializzata nei dirottamenti degli aerei, ora ha anche titoli in diverse linee aeree, incluse le linee aeree delle Maldive e della Guinea Bissau. La rottura alla sicurezza dei computer è stata provocata da alcuni ufficiali dell'OLP scontenti della leadership di Arafat. “Essi speravano di dissipare la coltre di fumo creata attorno alle finanze dell'OLP”, così ha detto un ufficiale dell'OLP al “The Telegraph”.

Il Signor Arafat si è rifiutato di rilasciare commenti a proposito dei conti bancari stranieri. Ma la scoperta ha fatto molto arrabbiare la gente di Gaza che si trova nella miseria. Un amareggiato palestinese ha detto: “Perché Arafat se ne sta seduto su una montagna d'oro, mentre qui c'è una disperata mancanza di lavoro e di aiuti medici?” Il Signor Arafat è allo stesso tempo presidente delle Autorità Palestinesi, dell'organizzazione semi-autonoma che governa parte di Gaza e della West Bank, ed è anche il leader dell'OLP, il quale mantiene il suo quartier generale a Tunisi. La creazione dell'Autorità Palestinese, il governo embrionale per un futuro stato palestinese, si presumeva potesse cavalcare l'onda a favore dell'OLP e far sì che la leadership palestinese potesse essere considerata come affidabile e osservante della legge. Ma l'autorità è stata in realtà accusata ripetutamente dagli oppositori nazionali di corruzione rampante e cattiva amministrazione.

Il sito dei conti bancari segreti e dei patrimoni sparsi in tutto il mondo è considerato così complesso che il solo Arafat e due dei suoi aiutanti più fidati hanno la conoscenza completa della situazione generale. La maggior parte di questi soldi derivano dalle tasse imposte ai palestinesi che lavoravano in Kuwait e negli altri stati del Golfo durante gli anni '70 e '80, e dalle donazione degli stati ricchi come l'Arabia Saudita. I patrimoni sono controllati dal Signor Arafat e non si sa cosa potrebbe succedere ad essi se il settantenne, che si dice sia affetto dal morbo di Parkinson, dovesse morire.

Un analista dell'Intelligence israeliana ha detto: “Queste rivelazioni sono quasi certamente solo una parte della completa storia. Nessuno può sapere la totale entità del patrimonio dell'OLP. Questi soldi sono nascosti così bene.” La scoperta spingerà molti donatori, incluse le nazioni dell'Unità Europea, a chiedere al Signor Arafat perché continua a domandare aiuti per l'autorità palestinese. Ed essi non saranno neppure bene impressionati dalla decisione di invitare Slobodan Milosevic, il presidente iugoslavo, a Betlemme.

 


 

ISRAELE SECONDO I LIBRI DI TESTO PALESTINESI

15 Agosto 1999

Sei anni dopo la firma degli accordi di Oslo, Arafat - leader indiscusso e beneficiario degli aiuti annuali degli Stati Uniti - sta intensificando la demonizzazione di Israele, del Sionismo e degli Ebrei nel sistema scolastico palestinese. La strategia dell'OLP viene presentata già nel curriculum educativo, che riflette l'ideologia e le attitudini del leader palestinese. Il rifiuto di Arafat di cancellare dai testi scolastici la descrizione sistematica degli ebrei e dei sionisti quali nemici degli arabi, dell'Islam e dell'umanità, ha rafforzato le preoccupazioni sulle intenzioni di Arafat e sulla sua collaborazione con i terroristi di Hamas (fra i quali ci sono anche vari assassini di americani).

Nei testi scolastici del sistema educativo palestinese sono frequenti temi con i quali si insegna agli alunni a rifiutare Israele, il Sionismo e gli Ebrei su basi morali, politiche, nazionalistiche e religiose. Ebrei e Sionisti vengono descritti sistematicamente come nemici, ingannatori, aggressori ed inumani. L'araldo della Jihad (Guerra Santa) e la legittimazione dei martiri/terroristi permeano sia i testi scolastici che i campi estivi palestinesi. Ai martiri vengono promessi premi esclusivi nel Paradiso, compreso sesso illimitato con 70 vergini a martire.

Ecco alcuni esempi:

"Le prime parole che il giovane sentì furono le parole Jihad, attacca e conquista… Per lui non vi era gioia paragonabile alla partecipazione nella Jihad... Niente gli dava più piacere che la vista del nemico morto in campo di battaglia... Attaccarli, colpo dopo colpo, schiacciarne il cranio…" (The Conqueror of Africa, sesto grado, pp 6,7,43,93,96).

"Bisogna fare attenzione agli ebrei, perché sono traditori e sleali" (Educazione Islamica, nono grado, p. 79).

"La Jihad ed il sacrificio sono un dovere… sguaina la spada, uniamoci a combattere con sangue fiero e fuoco.. La morte chiamerà e la spada impazzirà per questo massacro… Oh Palestina, i giovani redimeranno la tua terra…" (Reader and Literary Texts, ottavo grado, pp.120-122).

"Il risultato finale ed inevitabile [della Jihad] sarà la vittoria dei musulmani sugli ebrei…" (Our Arabic Language, quinto grado, p.67).
di Yoram Ettinger (Uno stralcio. La recensione completa: yoramtex@netvision.net.il)

 


 

HIZBULLAH DECIDONO DI NON RICONOSCERE MAI AD ISRAELE IL DIRITTO DI ESISTERE

16 Luglio 1999

In una dichiarazione rilasciata giovedì scorso dal numero due dell'organizzazione guerrigliera degli Hizbbullah, lo sceicco Naim Kassim ha dichiarato che la sua organizzazione non riconoscerà mai ad Israele il diritto di esistere e che non farà differenza se i paesi arabi firmeranno un trattato di pace. Il leader del gruppo armato ha rilasciato questa dichiarazione durante un'intervista condotta dalla Sky News. Kassim inoltre si è rifiutato di promettere la cessazione degli attacchi contro obiettivi israeliani in seguito alla loro retrocessione dalla zona di sicurezza.

In una inchiesta sull'argomento, i comandanti delle forze dell'ordine hanno segnalato una diminuzione delle attività degli Hizbullah nella zona di sicurezza, ma hanno avvertito che potrebbe essere solo una questione temporanea, dovuta ai recenti attacchi israeliani su Beirut, che hanno compromesso seriamente le infrastrutture dell'area in risposta ai Katyusha lanciati contro il nord d'Israele.

 



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