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Perché voi evangelici non onorate come si deve la figura di Maria?

In questi anni abbiamo ricevuto molte lettere che ci chiedevano dei chiarimenti sulla nostra posizione riguardo a Maria e qui di seguito cercherò di riassumere il nostro pensiero.

Il Papa e Maria

Certamente nessuno di noi pensava che il nuovo Papa avrebbe di colpo sconfessato tutti i dogmi mariani della Chiesa Cattolica Romana, ma si riteneva che considerata la sua "formazione" avrebbe avuto un atteggiamento diverso rispetto a Giovanni Paolo II.

Infatti bisogna dire che non tutti i cattolici sono uguali (e lo stesso discorso vale per gli evangelici) e sarebbe sbagliato pensare che tutti i cattolici abbiano lo stesso modo di enfatizzare il ruolo di Maria attraverso una devozione particolare o che tutti partecipino ai pellegrinaggi per la Madonna. Pur essendo noi evangelici siamo tuttavia consapevoli che le parole del Papa hanno una grande importanza all'interno del mondo cattolico e quindi speravamo che Benedetto XVI avrebbe cercato innanzitutto di porre Gesù Cristo e la Parola di Dio al centro del suo messaggio. Il punto non è dunque che il Papa debba rinnegare le dottrine cattoliche, bensì secondo noi avrebbe dovuto dare chiaramente la priorità a Gesù.

Maria e la Bibbia

A sostegno della devozione mariana vengono generalmente utilizzate due citazioni bibliche: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Genesi 3:15):

Questo versetto afferma che la stirpe (o progenie secondo altre versioni) di donna avrebbe schiacciato la testa del serpente ed esso gli avrebbe ferito il calcagno. Con ciò si vuole affermare che il diavolo sarebbe stato sconfitto da un uomo nato da donna (cioè Gesù), il quale avrebbe dovuto passare attraverso il sacrificio e la sofferenza, ossia la crocifissione. "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli (cioè Gesù) pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo" (Ebrei 2:14). In tutta la Parola di Dio si indica chiaramente che ad aver distrutto il diavolo, e dunque schiacciato la testa al serpente, è stato Gesù Cristo mediante il Suo sacrificio sulla croce. Tra l'altro anche Giovanni Paolo II ebbe modo di dire una volta che la profezia di Genesi 3:15 riguardava Gesù e non Maria.

L'altra citazione spesso usata è la seguente: "Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto" (Apocalisse 12:1,2).

L'immagine della donna è stata spesso utilizzata nella Bibbia per rappresentare Israele e la Chiesa di Cristo ed anche l'episodio ricordato ha molte affinità con alcune profezie dell'Antico Testamento relative ad Israele: "Ora, perché gridi così forte? Non c'è più nessun re dentro di te? Il tuo consigliere è forse perito, al punto che l'angoscia ti colga come una donna che partorisce? Soffri e gemi, figlia di Sion, come donna che partorisce, perché ora uscirai dalla città, abiterai per i campi, e andrai fino a Babilonia. Là tu sarai liberata, là il Signore ti riscatterà dalla mano dei tuoi nemici". (Michea 4:9-10), "Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Di là le darò le sue vigne e la valle d'Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai giorni che uscì dal paese d'Egitto. Quel giorno avverrà", dice il Signore, "che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!" (Osea 2:14-16).

Anche la Chiesa (cioè l'insieme di tutte le persone che hanno deciso di confidare in Cristo e che si impegnano a vivere secondo i Suoi insegnamenti) viene rappresentata come una donna, cioè come la Sposa di Cristo. Questa ipotesi viene confermata dal fatto che nel brano di Apocalisse 12:1,2 si parli delle dodici stelle, che simboleggiano le dodici tribù di Israele e allo stesso tempo i dodici apostoli cristiani.

Credo che sia giusto ricordare che dopo i Vangeli l'unico versetto del Nuovo Testamento in cui viene citato il nome di Maria sia quello in Atti 1:14, nel quale viene detto che Maria insieme ad altre donne si trovava insieme agli altri discepoli ad attendere la discesa dello Spirito Santo. Il fatto che in tutte le altre epistole del Nuovo Testamento non vi sia un solo riferimento a Maria significa che certamente i primi cristiani non avevano mai pensato di offrire a lei quella devozione che oggi vediamo fatta da molti cattolici.

Maria e l'intercessione

Noi pensiamo semplicemente che quando una persona accetta Gesù Cristo nella propria vita non ha più bisogno di altre intermediari per arrivare al Padre. Gesù infatti ci ha aperto quella via verso il Padre che era ostacolata dalla nostra condizione di peccatori e mediante lo Spirito Santo possiamo finalmente avere comunione con il Signore. Su questo punto la Parola di Dio è chiarissima e le Scritture rigettano l'idea che ci possano essere altri mediatori tra noi e Dio all'infuori di Gesù: "Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo" (1Timoteo 2:5). "Gesù gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." (Giovanni 14:6), "Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Giovanni 6:37).

Mi chiedo a questo punto perché mai bisognerebbe cercare altri intermediari quando Gesù ci dice chiaramente che non caccerà fuori chi va da Lui e che per mezzo di Lui possiamo andare direttamente al Padre. Ricorrere a Maria o ai Santi è a mio modo di vedere una mancanza di fiducia verso Cristo anche perché in nessun passo della Scrittura abbiamo visto persone rivolgere le proprie preghiere a qualcuno che non fosse Dio o chiedere intercessioni ai santi in cielo.

Maria e le apparizioni

Sulle apparizioni e i miracoli di Medjugorie e Lourdes non sono in grado di dare giudizi precisi, ma vorrei solo fare alcune considerazioni generali.

Il Signore ci insegna che qualsiasi avvenimento va giudicato dai frutti che esso produce e che tutto ciò che glorifica da Dio viene certamente dal Padre. Non dobbiamo perciò limitarci ad accontentarci dell'apparizione per sostenere che essa è volontà di Dio, perché anche Paolo ci invita a stare bene in guardia di fronte a questi fatti: "Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema." (Galati 1:8).

Il risultato innegabile di queste apparizioni è stato quello che molte persone hanno cominciato ad offrire il proprio culto a qualcuno che non è Dio, contravvenendo così al comandamento divino: "Gesù gli rispose: "Sta scritto: "Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto". (Luca 4:8). Sono certo che ci sia buona fede da parte delle persone che si rivolgono a Maria e il mio dispiacere sta proprio nel vedere tanto zelo utilizzato per adorare persone che non sono Dio.

Maria e gli evangelici

Molti pensano che gli evangelici e i protestanti in generale non credano in Maria o che addirittura abbiano una forma di antipatia verso di lei. Questo però non corrisponde al vero perché noi crediamo a Maria per come è stata descritta nei Vangeli. Infatti la Bibbia ci presenta Maria come una donna di grande fede, semplicità e umiltà, tanto è vero che il Signore la prescelse come madre di Gesù.

La cosa che più colpisce di Maria è che pur avendo ricevuto un tale onore da Dio non ha mai cercato di usare questo suo titolo di madre di Gesù per innalzarsi sopra le altre persone. Infatti spesso vediamo delle madri che guardano le altre persone dall'alto in basso per il semplice fatto che il loro figlio fa l'avvocato o l'ingegnere, mentre Maria pur essendo la madre del Messia non ha mai voluto cercare la propria gloria personale. Nel primo capitolo degli Atti possiamo vedere come essa si trovava in mezzo alle altre donne senza pretendere nessun posto d'onore sebbene fosse la madre di Gesù appena risorto: "Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i fratelli di lui".

L'impressione è che con l'andare dei secoli si siano voluti trasferire su Maria tutti quegli attributi che riguardavano esclusivamente Gesù e così dal momento che Gesù è il Figlio di Dio si è pensato di chiamare Maria "Madre di Dio", Gesù è asceso al cielo e quindi è nato il dogma dell'assunzione di Maria, Gesù è senza peccato e allora si parla di Immacolata concezione di Maria, Gesù è il Mediatore tra Dio e gli uomini e quindi si è parlato di Maria ausiliatrice, ecc.... L'umile Maria descritta dai Vangeli non ha invece veramente nulla a che vedere con la Maria ingioiellata e venerata che viene rappresentata nelle processioni.

Quello che vogliamo dire è che Maria rappresenta anche per noi un esempio di comportamento (come del resto lo furono gli altri grandi personaggi biblici come Abramo, Mosé, Giovanni Battista, Paolo, ecc...), ma questo non deve indurci a ricorrere alla venerazione/adorazione nei suoi confronti, perché resta pur sempre una creatura: "essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno." (Romani 1:25). Cristo smentisce chiaramente anche coloro che sostengono il culto mariano in virtù della sua condizione di madre di Gesù: "E uno gli disse: "Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti". Ma egli rispose a colui che gli parlava: "Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?" E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre" (Matteo 12:47-50). Invece purtroppo nelle statistiche recenti è risultato che in Italia il numero delle preghiere rivolte a Maria e ai santi ha superato quello delle preghiere dirette direttamente a Dio.

Perciò credo che il modo migliore per seguire l'esempio di Maria consista proprio nel mettere in pratica l'insegnamento che lei diede durante le nozze di Cana a coloro che anziché andare direttamente a Gesù preferirono prima passare da lei: "Sua madre disse ai servitori: "Fate tutto quel che vi dirà (Gesù)" (Giovanni 2:5). Se vogliamo davvero rispettare e onorare Maria e gli altri grandi personaggi della fede cristiana dovremmo impegnarci ad andare direttamente a Dio e a seguire il loro esempio di fede e non certamente attuare nei loro confronti una sorta di venerazione perché questo va contro tutti i principi cristiani: "Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani come voi; e vi predichiamo che da queste vanità vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi" (Atti 14:15), "Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: "Àlzati, anch'io sono uomo!" (Atti 10:25,26)


La Bibbia parla dell'esistenza del purgatorio?

La Chiesa Cattolica Romana dice che esiste un terzo luogo, il purgatorio, dove i peccatori passeranno un periodo nel quale espieranno le proprie colpe prima di andare in paradiso. Noi che siamo evangelici rigettiamo totalmente questa teoria in quanto la Bibbia non parla mai di questo luogo, ma anzi presenta due sole possibili destinazioni per i defunti: "E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.... Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna". (Matteo 25:32,33,46).

I primi cristiani credevano che dopo la morte vi sarebbero state due sole destinazioni possibili: l'inferno e il paradiso, anche perché la Bibbia non ha mai parlato di altri luoghi possibili. Evidentemente però questa idea parve ad alcuni troppo radicale e qualcuno pensò di "umanizzare" il pensiero di Dio creando una sorta di via di mezzo.

Cosa dice esattamente la dottrina del purgatorio?

Ecco i punti principali formulati dalla Chiesa Cattolica Romana riguardo al Purgatorio:

- In Purgatorio, le anime dei giusti saldano il loro debito nei confronti della Giustizia divina subendo pene purificatrici molto dolorose. La purificazione del Purgatorio non verte sulla colpa, ma sulla pena. Se il perdono divino concesso all'anima pentita cancella la colpa, non fa sparire altresì la pena, e per mezzo dell'espiazione l'uomo ripara al disordine causato dai suoi peccati. Quaggiù, l'anima subisce la pena sotto la forma di una penitenza volontaria e meritoria; nell'altro mondo, sotto la forma di una purificazione obbligatoria.

- Le pene del Purgatorio non sono le stesse per tutte le anime. Esse variano, quanto alla loro durata e alla loro intensità, e dipendono dalla colpevolezza di ciascuno. In Purgatorio regna una gran pace, e anche una certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono la loro pena come un mezzo per glorificare la Santità di Dio e giungere alla visione beatifica.

- La Chiesa della terra può soccorrere, con i suoi suffragi, perché uno stesso amore le unisce nel Cristo. Queste opere espiano la pena delle anime del Purgatorio offrendo per loro una compensazione; La messa è l'aiuto più efficace che la Chiesa della terra può fornire all'anima che si purifica. L'elemosina, la preghiera, come tutte le forme di sacrificio sono egualmente un mezzo per aiutare le anime dei sofferenti. - Il purgatorio avrà fine con Giudizio universale, dato che tutte le anime destinate alla Gloria avranno soddisfatto, in una maniera o nell'altra, alla Giustizia divina.

Il fondamento biblico di questa dottrina

L'appiglio biblico utilizzato per giustificare tale teoria si trova in Maccabei 12:43-45: "Perciò tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato".

Questo brano biblico giustificherebbe l'idea che sia giusto pregare per i defunti e di conseguenza confermerebbe la dottrina del purgatorio. Su questi versetti occorre però specificare che il libro dei Maccabei rientra in quelli definiti deuterocanonici, cioè quei libri che furono aggiunti al canone biblico dell'Antico Testamento dalla Chiesa Cattolica ai tempi della Controriforma, ossia decine di secoli dopo essere stati scritti. Inoltre vi è da aggiungere che se davvero vi fosse un purgatorio sicuramente gli altri autori del Vecchio e del Nuovo Testamento ne avrebbero parlato diffusamente, mentre in realtà si parla sempre e solamente di salvezza eterna e di condanna eterna.

Un altro versetto usato come sostegno della dottrina del purgatorio si trova in Luca 12:47: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse". Con questi versetti però Gesù afferma semplicemente che così come in cielo vi saranno diversi gradi di beatitudini, allo stesso modo nell'inferno vi saranno diversi gradi di condanna.

L'ultimo brano biblico che dovrebbe dimostrare l'esistenza del purgatorio si trova in 1 Corinzi 3:13-15: "L'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. Se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco".

Usare questi versetti come dimostrazione dell'esistenza del purgatorio è improprio per i seguenti motivi: 1) Paolo parla di un fuoco che ha come scopo quello di rivelare la natura delle nostre opere e non ha nessuna funzione purificatrice come invece dovrebbe essere quello del purgatorio; 2) Questo fuoco verrà acceso solo nel momento dell'apparizione di Cristo all'ultimo giorno e non si tratta dunque di un fuoco eterno che arde anche prima del giudizio; 3) Secondo la dottrina cattolica, soltanto i cristiani imperfetti passeranno per il purgatorio, mentre qui Paolo parla di un fuoco che deve provare le opere di tutti i cristiani; 4) E' importante notare che la salvezza di quello che viene definito come operaio infedele avrà luogo non mediante quel fuoco, ma malgrado quel fuoco che consuma l'opera sua.

La dottrina del Purgatorio è comunque ben presente nel mondo cattolico, tanto è vero che ancora ai giorni nostri vengono fatte le cosiddette "messe di suffragio", le quali tramite preghiere ed elemosine avrebbero il potere di abbreviare la permanenza in purgatorio di un caro defunto.

In conclusione possiamo affermare che i nostri peccati sono già stati espiati una volta per tutte con il sacrificio perfetto compiuto da Gesù sulla croce duemila anni fa: "Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira." (Romani 5:9); "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Romani 8:1). Sostenere l'idea del purgatorio significa dunque mettere in dubbio che Cristo sulla croce abbia potuto espiare completamente i peccati del mondo.


Perché non battezzate in acqua i neonati come invece accade nella Chiesa Cattolica?

La Bibbia presenta chiaramente il battesimo come l'atto che segue il proprio ravvedimento e con il quale si testimonia la propria decisione di seguire in Cristo: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato". (Marco 16.16), "E Pietro a loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo" (Atti 2:38).

Il battesimo non è dunque un semplice atto liturgico ma è qualcosa di molto più serio perché attraverso di esso dimostriamo la nostra volontà di essere cristiani. Col battesimo in acqua noi prendiamo la decisione di far morire il nostro vecchio uomo per iniziare una nuova vita in Cristo: "Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita." (Romani 6:4). Esso viene praticato mediante l'immersione completa nell'acqua (la parola greca battesimo infatti significa letteralmente "immersione") proprio perchè con questo atto simboleggiamo la morte del nostro vecchio uomo e la rinascita del nuovo uomo in Cristo.

La critica al battesimo ai neonati non è solo di carattere formale, ma anche di sostanza perché se si elimina la necessità di essere convertiti prima di battezzarsi si svuota il battesimo di tutto il suo significato e lo si fa diventare semplicemente come un gesto rituale fatto a neonati inconsapevoli. E' fondamentale capire che cristiani non si nasce, ma si diventa e che se vogliamo divenire figliuoli di Dio siamo chiamati ad un certo punto a prendere una decisione chiara se servire il Signore oppure rigettarlo. Se invece ci si battezza da neonati si finisce col credere di essere già a posto dinanzi a Dio, senza aver mai sentito la necessità di fare un passo di fede individuale quale è il battesimo in acqua.

Ecco quindi in breve il nostro pensiero:

Per un cristiano è importante battezzarsi? Sì è fondamentale perché questo comandamento ci è stato dato da Gesù Cristo stesso. Se noi ci diciamo credenti ma poi ci rifiutiamo di battezzarci dimostriamo di prendere con molta superficialità le parole di Gesù.

Può una persona non battezzata andare in Paradiso? Sì, è possibile ed infatti abbiamo l'esempio del ladrone morto sulla croce accanto a Gesù il quale fu salvato senza essere battezzato. Tuttavia bisogna ricordare che questa è stata un'eccezione perché se il ladrone avesse potuto battezzarsi certamente l'avrebbe poi fatto.

Se un bambino piccolo muore senza essere battezzato finisce all'inferno? Certamente no, perché Gesù stesso disse che i bambini piccoli sono innocenti per loro stessa natura e quindi nel loro caso non si può parlare di battesimo di ravvedimento e conversione.

La chiesa cattolica romana ha sempre battezzato i neonati? No, questa pratica è nata moltissimi secoli dopo Cristo. Mi è capitato di assistere ad un battesimo cattolico e lo stesso prete disse che per diversi secoli la chiesa cattolica romana ha battezzato solo gli adulti.

Il battesimo ci garantisce la vita eterna? Certamente no e la prova è che ci sono state milioni di persone battezzate da neonate che però hanno vissuto una vita lontana da Cristo. Purtroppo a volte si ha l'impressione che alcuni cattolici pensino che l'acqua battesimale abbia quasi dei poteri magici, mentre il battesimo non vale nulla agli occhi di Dio se chi viene battezzato non ha preso una vera decisione di servirlo.


Gesù disse chiaramente a proposito del pane "questo è il mio corpo" e a proposito del vino "questo è il mio sangue" (Matteo 26:26-28). Perché dunque non credete che nella celebrazione dell'eucaristia vi sia la reale presenza del corpo e del sangue di Cristo?

Nella parola di Dio l'uso del verbo "essere" è stato utilizzato in diverse occasioni con una funzione simbolica: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo." (Giovanni 15:1), "Perciò Gesù di nuovo disse loro: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore" (Giovanni 10:7); "Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo." (1 Corinzi 10:4). Ovviamente dopo aver letto questi versetti nessuno penserebbe di attribuire in questi casi al verbo essere una funzione reale, ma appare chiaro che Gesù simboleggi la vite, la porta delle pecore e la roccia.

A questo punto per chiarire il senso reale della Santa Cena istituita dal Signore occorre cercare di approfondire ciò che dice la Parola di Dio.

Attraverso la Santa Cena viene ripetuto fisicamente il sacrificio di Cristo? La Bibbia nega assolutamente questa teoria ricordandoci che il sacrificio di Cristo compiuto duemila anni fa fu perfetto e fu fatto una volta per sempre, a differenza dei sacrifici dell'Antico Testamento i quali andavano ripetuti continuamente visto che essi potevano solamente coprire il peccato: "Non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio. Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza". (Ebrei 9:25-28), "Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto sé stesso." (Ebrei 7:26-27); "Sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio." (Romani 6:9-10).

E' giusto che i cristiani celebrino la Santa Cena? Sì è molto importante che i cristiani celebrino la Santa Cena in quanto questo comandamento è stato istituito da Gesù Cristo e serve a ricordarci quale enorme prezzo il Signore ha pagato per espiare i nostri peccati.

Paolo nella sua prima epistola ai Corinzi conferma che essa veniva celebrata anche dai primi cristiani: "Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga". Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo. Dunque, fratelli miei, quando vi riunite per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi riuniate per attirare su di voi un giudizio. Quanto alle altre cose, le regolerò quando verrò." (1 Corinzi 11:23-34).

In questo caso Paolo rimproverò duramente i Corinzi perché avevano confuso la Santa Cena con un pasto comune. Essa ha invece un valore spirituale altissimo, essendo la commemorazione del sacrificio di Cristo sulla croce. E' per questa ragione che dobbiamo riceverla con uno spirito consapevole dell'importanza di questo atto ed è necessario che prima di accostarci ad essa esaminiamo noi stessi e la nostra condotta di vita. In questo capitolo viene inoltre sottolineato il valore simbolico di questo atto dal momento che si dice: "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice (non si parla dunque di carne e sangue reali ma di pane e vino che li simboleggiano), voi annunciate (e non dice ripetete) la morte del Signore, finché egli venga".

Quale valore dobbiamo dunque attribuire al pane e al vino? Il pane e il vino hanno un valore simbolico e la Santa Cena ha un valore commemorativo, così come confermato dalle parole di Gesù: "Fate questo in memoria di me". Il fatto che essa sia una commemorazione non significa però che debba essere presa alla leggera, perché anche gli ebrei commemoravano con grande solennità la celebrazione dell'uscita dall'Egitto attraverso la Pasqua, la quale prefigurava il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà in Cristo (Esodo 12:26).

Il dogma della transustanziazione, ossia quel processo secondo cui nell'ostia vi siano fisicamente il corpo e il sangue di Cristo, non nacque coi primi cristiani ma fu sancito ben dodici secoli dopo la crocifissione del Signore ed oltre a ciò bisogna aggiungere che l'uso dell'ostia era sconosciuto ai primi cristiani, i quali usavano per commemorare la Santa Cena il pane (che veniva spezzato) e il vino (che veniva distribuito a tutti e non solo a chi presiedeva il culto) così come insegnato da Gesù Cristo.

A sostegno del dogma cattolico viene spesso utilizzato il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Un'attenta lettura dell'intero brano però ci aiuta a capire che il senso delle parole del Signore è ben diverso da quello dell'eucaristia cattolica. "Gesù rispose loro: "In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo". (Giovanni 6:26-27).
Commento
: Il discorso relativo a Gesù come pane della vita inizia con il rimprovero che Egli fece a coloro che Lo seguivano solamente per motivi carnali (ossia poter avere del pane), anziché cercare le cose spirituali.

"Essi dunque gli dissero: "Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" Gesù rispose loro: "Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". Allora essi gli dissero: "Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: "Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo"". Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo". Essi quindi gli dissero: "Signore, dacci sempre di codesto pane". Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete." (Giovanni 6:28-35).
Commento
: Essi gli domandarono cosa dovevano fare per compiere le opere di Dio e Gesù rispose: Che voi crediate in colui ch'egli ha mandato; in seguito viene fatto un paragone tra la manna (cibo materiale che sfamò il popolo per un certo periodo) e il vero pane che viene dal cielo; a questo punto gli uditori pensarono che Gesù parlasse di un pane fisico, ma Egli gli rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete". Con queste parole Gesù indica chiaramente che il nutrirsi di questo pane consiste nell'andare a Lui e nel credere in Lui.

"Ma io ve l'ho detto: "Voi mi avete visto, eppure non credete!" Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno". Perciò i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: "Io sono il pane che è disceso dal cielo". Dicevano: "Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono disceso dal cielo?". Gesù rispose loro: "Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. È scritto nei profeti: "Saranno tutti istruiti da Dio". Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita" (Giovanni 6:36-47).
Commento
: Egli ribadisce che la Vita Eterna non consiste nel mangiare fisicamente il Suo corpo e bere fisicamente il Suo sangue, ma questi atti sono simbolici perché la salvezza è nel contemplare il Figlio e nel credere in Lui. Dopo aver ripetuto ancora una volta che la vita eterna è per chi crede in Lui, Gesù afferma di essere il pane della vita e che chi mangia questo pane avrà vita eterna.

"I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo" (Giovanni 6:48-51).
Commento
: Fino ad ora Gesù aveva detto che la vita eterna si otteneva nel credere, nel contemplare e nel venire a Lui, ora aggiunge che la vita eterna è nel mangiare Lui, pane della vita, la Sua carne e il Suo sangue e vista la premessa possiamo dire che il nutrirsi di Lui non è altro che un'espressione che rafforza l'idea del credere e del contemplare Lui. Le parole che seguono ci fanno capire che la sua carne è vero cibo, e il suo sangue vera bevanda, sicché ci si debba cibare spiritualmente di lui, per fede, e che queste parole ci parlano del suo sacrificio espiatorio sulla croce: "il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo".

I Giudei ovviamente non compresero il senso di queste sue parole e si chiesero cosa volesse dire, perché sapevano benissimo che nutrirsi di sangue (tanto più umano) era fermamente condannato dalla Legge di Mosé (e anche nel Nuovo Testamento, nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli, si ripete che non ci si può nutrire di sangue). Ma Gesù ripete che Egli è il vero cibo di ogni credente ed infatti noi tutti possiamo testimoniare che solo quando siamo in comunione con il Signore possiamo sentire quel senso di gioia totale e di pace che ci sazia totalmente.

 

Autore delle risposte: Alessandro Valli

 



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